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26 gennaio 2010 2 26 /01 /gennaio /2010 16:55



Champagne all'Hotel Lallemant




Meno conosciuto del palazzo Jacques Coeur, al quale abbiamo già fatto visita, L'hotel Lallemand di Bourges è tuttavia anch'esso una delle dimore filosofali di questa città che, allo stesso modo di Laon, fu una capitale del regno di Francia.

Erede di una vecchia famiglia proveniente d'oltre-Reno, la cui presenza presso des Berruyers è attestata sin dal XIII secolo, Jean Lallemant, il cui padre Guillaume era incaricato di approvigionare in libri la biblioteca di Carlo VI, diviene alla metà del XV secolo ricevitore generale di Normandia.

Si arricchì attraverso il commercio della corte ed è nobilitato, ma nel 1487 la sua casa è distrutta dal grande incendio di Bourges. Intraprende presto la costruzione dell'HOtel attuale, di cui non vedrà che le fondamenta: decede nel 1494.

I suoi due figli Jean ("il primogenito" ed "il giovane") porteranno il cantiere a buon esito nel 1514. Entrambi appartenevano all'ordine di Notre Dame de La Table Ronde, fondato nel 1492. Nel 1500, "Jean il primogenito" diventerà sindaco di BOurges e suo figlio gli succederà.

Nel 1510, "Jean il giovane" si intratterrà a Vierzon con Leonardo da Vinci ed un "ingegnoso di Milano" che potrebbe essere Benvenuto Cellini.

L'edificio in ogni caso resterà alal famiglia Lallemant sino al XVII secolo. Fu acquistato dalla città nel 1826. Nel 1951, divenne l'attuale museo delle arti decorative della città e fu restaurato nel 1995-96.

Per Fulcanelli, in Il Mistero delle Cattedrali, Jean Lallemant, cavaliere della Tavola Rotonda, fu anche un alchimista.

Seguiamolo nella sua visita all'Hotel: "Eccoci ora sul pavé della corte. Pochi passi ci portano all'entrata di una loggia ampiamente illuminata da un portico formato da tre finestre ad arco. È una grande sala, dal soffitto rigato da spessi travetti. Dei monoliti, steli e altri reperti antichi vi trovano posto e conferiscono l'aspetto di un museo archeologico locale. Per noi, l'interesse non risiede qui, ma nel muro di fondo in cui si trova murato un magnifico bassorilievo di pietra dipinta. Rappresenta san Cristoforo mentre pone il piccolo Gesù sulla culla rocciosa del leggendario torrente che egli gli ha appena fatto attraversare. In secondo piano, un eremita, la lanterna in mano, -perché la scena si svolge di notte,- esce dalla sua capanna e si dirige verso il Bambino-Re".

Ecco dunque il soggetto della tavola XXXI di Il Mistero delle Cattedrali, intitolata "la leggenda di san Cristoforo", e di cui possiamo apprezzare la finezza sia nel lavoro di Julien Champage e su una fotografia colorata dell'opera originale.

Lo scultore, secondo Fulcanelli, ha seguito anch'egli scrupolosamente la leggenda; ma ha fatto ancor meglio: "Sotto l'ispirazione del Sapiente ermetico che gli aveva commissionato l'opera, ha posto il gigante, i piedi in acqua, dotandolo di un indumento di stoffa leggera annodata sulla spalla e stretta da una larga cintura all'altezza dell'addome. È questa cintura che conferisce a san Cristoforo il suo vero carattere esoterico... La cintura di Offerus è costellata di linee incrociate simili a quelle che presenta la superficie del solvente quando è stato canonicamente preparato. Questo è il segno, che tutti i Filosofi riconoscono per segnare, esteriormente, la virtù, la perfezione, l'estrema purezza intrinseche della loro sostanza mercuriale".



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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato
sabato 25 marzo 2006

LINL al post originale:
Julien all'Hotel Lallemant

© JULIEN CHAMPAGNE

 

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24 gennaio 2010 7 24 /01 /gennaio /2010 09:00





Decesso di Julien Champagne





Se come pensiamo la morte fa parte della vita e ne è anche il preludio indispensabile, allora questo post, come quello dedicato alla tomba di Julien Champagne, ha tutto il suo posto nella serie di quelli dedicati alla sua vita ed alla sua opera.

Perché la tomba ed il decesso di Champagne fanno parte anch'essi dell'opera di Julien, come vedremo.

Ecco dunque, per il momento, una copia dell'atto di decesso del pittore. È tratta dalla edizione italiana del libro di Geneviève Dubois. Ritroviamo anche una copia di quest'atto nell'opera già menzionata di Evelyne Segaud
Pourquoi Jean Julien Hubert Champagne était bien Fulcanelli, [Perché Jean Julien Champagne era veramente Fulcanelli],  L'auteur, Boulogne, 2001.

Evidenzia giustamente che il nome Hubert, del quale abbiamo già constatato che Champagne utilizzava in famiglia, benché "non figurando sull'atto di nascita, è presente su quello del decesso".

Si capisce male, a prima vista, in queste condizioni, se non dopo aver giustamente rilevato l'esistenza di questo patronimico nel suo articolo molto noto della rivista La tour saint Jacques, Robert Ambelain abbia creduto dover inseguito ritrattatre, in un errata che Luis Miguel Otero riproduce nel suo
Fulcanelli, une biographie impossible [Fulcanelli, una biografia impossibile],  Arista, Plazac, 1989: "È in seguito ad un errore che abbiamo segnalato che Champagne si chiamava Jean-Julien-Hubert".

Allo stesso modo, si spiega difficilmente, di primo acchito, che
Eugène Canseliet, sempre in La tour saint Jacques, ne neghi di colpo l'esistenza: "È errato che Champagne ricevette questo terzo nome".

Ne sapremo effettivamente di più esaminando l'atto di nascita di Jean-Julien. Nel frattempo, e prima di ritornare anche sulla famiglia di Champagne, rileviamo su questo documento di stato civile che il padre di 
Champagne, deceduto prima del 1932, è chiamato qui Alphonce Champagne, e che sua madre, vedova e senza professione, è chiamata Pascaline Quinot.

Infine, chi questo Marcel Braun, impiegato nato verso il 1906 e domiciliato a Parigi, il cui nome è menzionato sull'atto?

Si tratta di un parente di Champagne?

 


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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato
giovedì 23 marzo 2006

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Décés de Julien Champagne


© JULIEN CHAMPAGNE

 



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22 gennaio 2010 5 22 /01 /gennaio /2010 09:30




Champagne di Amiens


Abbiamo già trattato del mistero della cattedrale di Parigi, sulla quale dovremo senz'altro ritornare.

Abbiamo anche richiamato Bourges e vi torneremo sopra certamente. Hendaye, l'abbiamo sfiorata, ancora un soggetto da sviluppare.

Ma non abbiamo mai ancora trattato della capitale della Picardia che eppure è, dopo quella della Francia, la protagonista incontestabile di Il Mistero delle Cattedrali di Fulcanelli.

Amiens, che è con la Loira e la Loira Atlantica una delle patrie di Jules Verne, e dunque di Raymond Roussel, Amiens, che è anche il luogo di origine della famiglia di Julien Champagne ed in ogni caso dei parenti acquisiti della sua sorella.

Amiens, vicina anche alla regione del Beauvaisis di Eugène Canseliet, unico discepolo di Fulcanelli ed amico di Champagne.

Eccoci dunque in questa cattedrale, in compagnia dell'emblema XXVII dell'edizione originale di Il Mistero delle Cattedrali di Fulcanelli.


Questa tavola riprodotta qui sopra ed in fotografia dopo, non è firmata da Julien, benché sia di sua mano; l'artista non ha, a quanto sembra, firmato che alcune opere da lui considerarte come maggiori, almeno sul piano estetico.

Non è per forza la stessa cosa dal punto di vista dell'ermetismo e certo la cattedrale di Amiens non potrebbe essere sottovalutata da questo punto di vista.

"L'atrio centrale di Notre Dame d'Amiens, ci spiega Fulcanelli, il'atrio del Salvatore, dunque, è la riproduzione pressappoco fedele, non soltanto dei motivi che ornano il portale di Parigi, ma anche della successione che essi presentano. Al presente, il capolavoro piccardo, magnifico tra tutti, rimane uno dei più puri monumenti che il Medioevo ci abbia lasciati; così, l'ammirevole tempio dovuto al genio di Robert de Luzarches, di Thomas e Renault de Cormont, rimane oggi ne suo splendore originario".

Fulcanelli termina di fatto nella sua opera lo studio dei tipi ermetici originali della cattedrale di Amiens rilevando, a sinistar dell'atrio o portale della Vergine Madre, il piccolo motivo ad angolo di cui trattiamo, che offre, egli aggiunge, una scena di iniziazione.

"Il maestro indica a tre suoi discepoli l'astro ermetico... la stella tradizionale che serve da guida ai Filosofi ed indica loro la nascita del figlio del sole".

A proposito di questo astro "dai sette raggi", egli ricorda il motto di Nicolas Rollin, cancelliere di Filippo il Buono, dipinto nel 1447 sul pavimento dell'ospedale di Beaune, di cui fu il fondatore.

Questo motto, "seulle étoile"), presentato alla maniera di un rebus, manifestava la scienza del suo possessore con il segno caratteristico dell'Opera, l'unica, la sola stella.


Su questo soggetto della cattedrale di Amiens, si potra consultare sia Eugène Canseliet nel n° 218 della rivista Atlantis sia l'articolo di Patrick Rivière, che lo menziona, al sito seguente





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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato
Martedì 21 marzo 2006

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Champagne amiennois

© JULIEN CHAMPAGNE


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20 gennaio 2010 3 20 /01 /gennaio /2010 09:30



Julien Champagne ingegnere di Nicola II




Ecco di nuovo Julien Champagne nel 1914, accanto all'elica che egli concepì per la slitta... ad elica di cui abbiamo già parlato a proposito di Raymond Roussell.

Questa foto è visibile nel libro di Geneviève Dubois su Fulcanelli.
Per Dubois, questa slitta fu concepita quando Champagne risiedeva in rue Vernier, grazie alla famiglia de Lesseps.

Aggiungiamo che doveva essere presentata allo zar di tutte le Russie, Nicola II Alexandrovitch Romanov (1868-1918).


Ignoriamo se lo fu, perché a nostra conoscenza l'imperatore Nicola II non venne in Francia che nel 1896 e nel 1901, quest'ultimo anno per siglare l'intesa franco-russa. Vi fu una presentazione del progetto in Russia?


Notiamo anche che nel 1905, lo zar preoccupato per il suo paese fece venire alla sua residenza a Tsarskoie Selo un certo Papus, che abbiamo già incontrato a proposito di Gaboriau e della sua relazione con Julien Champagne.


Papus impressionò vivamente Nicola II, ma fu in seguito soppiantato come consigliere occulto dal monaco Rasputin.


Lo zar è stato dipinto nel 1900 da Ernst Karlovitch Liphart (1847-1934); questo Liphart è conosciuto anche in Francia per aver disegnato Gustave Flaubert.


Il barone von Liphart (a volte chiamato Lipgart) è anch'egli famoso, ma come conservatore emerito, dal 1906 al 1918,  della galleria di pittura del museo imperiale dell'Ermitage.

Il ritratto in piedi riprodotto qui in basso è oggi visibile al museo palazzo di Starskoie Selo,  a san Pietroburgo (ex Leningrado).




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[Traduzione di Massimo Cardellini]


Post originale datato domenica 19 marzo 2006

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Julien Champagne ingenieur de Nicolas II



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18 gennaio 2010 1 18 /01 /gennaio /2010 13:56


Champagne alchimista di Notre Dame











Eccoci ora davanti alla terza tavola dell'edizione originale di Mystère des Cathédrales di Fulcanelli (Schemit, 1926), superbamente disegnata e paragrafata da Julien Champagne.

Ritorniamo a Notre Dame di Parigi. Per Fulcanelli, la cattedrale intera non è che una glorificazione muta, maillustrata dell'antica scienza di Ermete,
di cui ha saputo, inoltre, consercare uno degli antichi artigiani. Notre Dame di Parigi, infatti, conserva il suo alchimista.

"Se, spinti dalla curiosità, o per  allietare l'ozio di un giorno estivo, salite la scala a chiocciola che accede alle parti alte dell'edificio, percorrete lentamente la starda, scavata come una galleria, in cima alla seconda galleria. Giunti vicino all'asse mediano del maestoso edificio, sull'angolo rientrante della torre settentriomale, vedrete, in mezzo al corteo delle chimere, il notevole rilievo di un vegliardo di pietra. È lui, l'alchimista di Notre Dame. Un beretto frigio, attributo dell'Adeptato, posto con negligenza sulla sua lunga capigliatura dagli spessi boccoli, il sapiente, chiuso nella cappa leggera del laboratorio, si appoggia con una mano sulla balaustra mentre accarezza con l'altra la sua barba abbondante e serica. Non medita, osserva. L'occhio è fisso; lo sguardo di una strana acutezza. Tutto, nell'atteggiamento del filosofo, rivela un'estrema emozione. La curva delle spalle, la proiezione in avanti della testa e del busto tradiscono, infatti, la più forte sorpresa. In verità, questa mano pietrificata si anima. Si tratta di un'illusione? Si crederebbe di vederla tremare...
Quale splendida figura quella del vecchio maestro che scruta, interroga, ansioso ed attento, l'evoluzione della vita minerale, poi infine contempla, sbalordito, il prodigio che la sua sola fede gli lascia intravedere! E quanto sono povere, le statue moderne dei nostri sapienti,- che esse siano fuse nel bronzo o tagliate nel marmo,- dopo quesya immagine venerabile, di un così potente realismo nella sua semplicità!"

Come scrisse Eugène Canseliet, non sapremmo esprimerci meglio né con maggior chiarezza.






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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato sabato 18 marzo 2006

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Champagne alchimiste de Notre Dame

© JULIEN CHAMPAGNE




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13 gennaio 2010 3 13 /01 /gennaio /2010 18:59



Da Julien Champagne all'abate Julio



Julien Ernest Houssay (1844-1912), alias l'abate Julio, porta lo stesso nome di Julien Champagne. Come vedremo, i due uomini saranno anche riavvicinati l'uno all'altro nella vita.

In rottura con Roma dal 1885, l'abate Julio si avvicina alla chiesa gallicana di Francia; è vescovo secondo il vecchio rito cattolico. Diventa anche monsignor Houssay. Papus, che abbiamo già incontrato a proposito di Gaboriau, farà della sua comunità religiosa, la chiesa ufficiale del martinismo.

Taumaturgo, convinto del potere concreto della preghiera, l'abate Julio si volge sempre più verso lo gnosticismo. In disgrazia con il pontificato di Roma a causa dei suoi esosrcismi e delle sue guarigioni, andrà ad abitare vicino a Parigi.

Senbra che egli abbia allora incontrato Julien Champagne
.

L'abate Julio ha pubblicato diverse opere dedicate alla guarigione ed alla preghiera, tra le quali: Les grands secrets merveilleux [I grandi segreti meravigliosi, 1907] e Les prières merveilleuses [Le preghiere meravigliose].

Una delle sue preghiere merita particolarmente di essere qui citata:

Che Gesù sia sempre nel mio cuore
Che Gesù sia sempre dentri di me, affinché mi vivifichi
Che sia intorno a me affinché mi conservi
Che sia davanti a me affinché mi guidi
Che sia dietro me, affinché mi guardi
Che sia presso me affinché mi governi
Che sia sopra di me affinché mi benedica
Che sia sotto di me affinché mi fortifichi
Che sia sempre con me affinché mi liberi da ogni pena e dalla morte eterna
Lode, onore e gloria siano rese a Gesù nei secoli dei secoli
Cosi sia.

Nel libro dedicatogli nel 1962, L'abbé Julio, Robert Ambelain non è affermativo sulle relazioni tra il nostro abate e Julien Champagne: "Avendo abbandonato la Touraine, venne ad abitare a Fontenay Sous Bois, poi a Parigi, al numero 5 di rue Vermier (17 ° dipartimento), dove riuscì ad installare una piccola cappella sin dal 1901. Cosa strana, sarà in questa stessa strada che alcuni anni più tardi, un altro personaggio insolito verra ad abitare , con lo stesso nome... Si tratta di Julien Champagne, alchimista già molto esperto ed il laboratorio dove lavorerà gli sarà offerto dalla famiglia de Lesseps. Non è d'altronde impossibile che il locale sia lo stesso, perché è nel 1907 che Champagne venne in rue Vernier ed è nel 1907 che l'abate Julio pubblicò, a Vincennes, le sue prime opere... Il locale dell'abate Julio ha potuto essere segnalato a Champagne o al suo mecenate attraverso relazioni comuni".

Robert Ambelain aggiunge inoltre che l'abate Julio lasciò rue Vernier per Vincennes nel 1903. Non aggiungerà altro nel suo saggio apparso successivamente, e già menzionato, su Fulcanelli, apparso lo stesso anno (1962) nella rivista La Tour saint Jacques.

Poiché evochiamo di nuovo l'esoterista Robert Ambelain e poiché il suo discepolo Robert Amadou (1924-2006) è deceduto da poco, vorremmo rendere omaggio a quest'ultimo, co-autore soprattutto con Robert Kanters di una
Anthologie littéraire de l'occultisme [Antologia letteraria dell'occultismo], edita da Laffont nel 1950 e da Seghers nel 1975, e del Feu du soleil [Fuoco del sole], edito da Pauvert nel 1978, intervista controversa ma che resta notevole con Eugène Canseliet, unico discepolo di Fulcanelli e amico di Julien Champagne.

Fulcanelli di cui uno degli assiomi alchemici che egli riporta nella sua opera ricorda stranamente la preghiera poetica riportata sopra dell'abate Julio:

"Hic Lapis est subtus te, supra te, erga te et circa te."


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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato
Sabato 18 marzo 2006

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De Julien Champagne à l'abbé Julio

© JULIEN CHAMPAGNE



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31 dicembre 2009 4 31 /12 /dicembre /2009 07:00


Champagne e la Vergine nera



Ci occuperemo ora di una Vergine nera, il cui appellativo tradizionale è stranamente Notre Dame la Verte [Nostra Signora la Verde].

Parleremo ora di Notre Dame de Confession, Vergine nera delle cripte della abbazia saint Victor a Marsiglia. Essa apre simbolicamente, Il Mistero delle Cattedrali, di cui fornisce la prima tavola, illustrata e firmata da Julien Champagne.

"Notre Dame de Confession, celebre Vergine nera delle cripte saint Victor a Marsiglia, ci offre un bel esempio di statuaria antica, bassa, larga e grassa. Questa figura, piena di nobiltà, regge uno scettro con la mano destra ed ha la fronte cinta da una corona a triplo fiorone", commenta brevemente Fulcanelli.


Ma qual è per lui il senso esoterico delle Vergini nere? Esse rappresentano, dice, "nella simbolica ermetica, la terra primitiva, quella che l'artista deve scegliere come soggetto della sua grande opera.  È la materia primitiva, allo stato minerale, così come esce dai giacimenti metalliferi, profondamente sepolta sotto la massa rocciosa".

E sia, diremo, ma cosa è il verde di questa Vergine nera? Fulcanelli aggiunge, sempre in Il Mistero delle Cattedrali: "Nel cerimoniale prescritto per le processioni di Vergini nere, non si accendevano che dei ceri di colore verde".

Fulcanelli ritornerà su questo tema primaverile nelle sue Dimore Filosofali, al capitolo dedicato al quadrante solare del palazzo Holyrood di Edimburgo. Citando l'abbate Laurin e la sua Notice sur l'antique abbaye saint Victor de Marseille [Nota sulla antica abbazia saint Victor de Marseille], 1915, e Hippolyte Matabon et sa légende des cierges verts (1889), precisa, trattando della leggenda: "Questa leggenda, contiene, dietro il velo allegorico, la descrizione del lavoro che deve effettuare l'alchimista per estrarre, dal minerale grezzo, lo spirito vivente e luminoso, il fuoco segreto che esso racchiude, sotto forma di cristallo translucido, verde, che si sciolgono come la cera e che i saggi chiamano il loro vetriolo". E di riportare questa genuina e preziosa tradizione ermetica.

In quanto alla storia di questa statua, essa è antica. Si affermava un tempo che era stata riportata da Lazaro e scolpita da san Luca in un legno di finocchio. In realtà, sarebbe del XIII secolo ed in bosco di noce molto scuro. Il suo altro appellativo di Fenou sarebbe tratto, non da finocchio [fenouil], bensì di fuoco nuovo [feu neuf].

Sembra attestato che alla Candelora, la Vergine era ed è vestita di verde e che i fedeli chiamati alla processione ricevevano dei ceri benedetti di colore verde. Sul potere di questi ceri, esisterebbe una strana opera dell'abbate Ballydau Secrets puissants et protecteurs de Notre Dame la Verte [Segreti potenti e protettori di Nostra Signora la Verde].

L'officio è celebrato nelle catacombe e la tradizione è di toccare la veste verde della statua con dei ceri verdi e di non accenderli che dopo. Si vendono dei dolci la cui fabbricazione è mantenuta segreta da padre in figlio e che si confezionavano anche nelle catacombe, essi portano il nome di navette e presentano esattamente la forma della barca di Iside.




 

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato
Venerdì 17 marzo 2006

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Champagne et la Vierge noire


© JULIEN CHAMPAGNE


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25 dicembre 2009 5 25 /12 /dicembre /2009 09:16




Julien Champagne ed i suoi discepoli



Julien Champagne (1877-1932) ha avuto dei discepoli o degli allievi nel campo della pittura, del disegno o del violino, poiché ad un certo punto della sua vita questo violinista di talento ha frequentato il padre di Stéphane Grapelli? Per il momento lo ignoriamo.

Non ci resta dunque che interrogarci sui suoi discepoli in alchimia. Tra quest'ultimi Eugène Canseliet (1899-1982) potrebbe essere un candidato possibili, in ragione della sua età. Nel "dossier Fulcanelli" della rivista La Tour Saint Jacques, (numero speciale parapsicologia, 1962), Robert Ambelain identificando Julien Champagne con Fulcanelli, è naturalmente portato a considerare Eugène Canseliet,"unico discepolo" Canseliet dell'autore di Il Mistero delle Cattedrali e di Le Dimore Filosofali, come un allievo di Champagne.

Ma il citato Canseliet nella stessa rivista rifiuta  sia questa identificazione e dunque questa filiazione. Niente da fare dunque a questo punto
con Eugène Canseliet come allievo di Julien Champagne in alchimia. Dice chiaramente di considerarlo come un maestro in pittura, disegno, violino e per il restoi come un fratello maggiore ed un amico.


Jules Boucher (1902-1955), di cui abbiamo già parlato, è anch'egli un possibile discepolo in alchimia di Julein Champagne; Robert Ambelain, nello stesso numero della rivista citata difende questa tesi; al che Canseliet risponde: "Bisogna proprio che Jules Boucher visitasse Champagne nel massimo segreto, affinché nel corso di quai vent'anni di incontri settimanali che egli ebbe con lui, non avessi occasione, in alcun momento, di accorgermene. Lo vidi due o tre volte, nel 1922, all'inizio, con Gaston Sauvage, nella bicocca di Champagne...". Niente da fare dunque ancora con Jules Boucher.

Per la stessa ragione, niente da fare sempre con Gaston Sauvage, di cui ignoriamo quasi tutto, tranne che fu come Jules Boucher sia chimico a casa di Rhone Poulenc e membro come lui e Julien Champagn sia della confraternita del  Grand Lunaire [Grande Lunario], già citata e che assistesse alla trasmutazione di Sarcelles della quale abbiamo già trattato; e questo benché Robert Ambelain (sempre lui) lo colloca sempre nel suo articolo menzionato poco sopra tra i "tre allievi di Champagne",

Sia pure, diremo, ma allora quali discepoli incontestabili Julien Champagne ha avuto in alchimia? Ne citerò due: Max Roset e Steiner.

Sul primo, Robert Ambelain, che questa volta non è contraddetto da Canseliet è affermativo, sempre in La Tour Saint Jacques: "Sin dal 1907, lo troviamo (Julien Champagne) con il suo collaboratore diretto ed unico di allora, Max Roset, Installato nel laboratorio di rue Vernier, finanziato da Ferdinand de Lesseps".

Robert Ambelain afferma allo stesso tempo di possedere una fotografia di Champagne con dedica a Max Roset e datata 1911. Ambelain dichiara anche di aver raccolto le testimonianze di Roset e Steiner, "amici di prima della guerra 1914-18". Precisa inoltre che Steiner collaborò anche al laboratorio di rue Vermier.

"La moglie di Steiner abitava anche a Choisy-le-Roi nel 1935, all'epoca dell'inchiesta" di Robert Ambelain, aggiunge quest'ultimo.

Questo Steiner è Henri Steineur, di cui Eugène Canseliet dice nelle sue Alchemiche memorie, nel numero 11 della rivista La Tourbe des Philosophes 81980), ed a proposito del mese di maggio 1920: "Julien Champagne e Henri Steineur, sfortunatamente, a partire dal '31, non saranno più al servizio del signor Paul de Lesseps?"




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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato
giovedì 16 marzo 2006

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JULIEN CHAMPAGNE ET SES DISCIPLES


© JULIEN CHAMPAGNE


 

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20 dicembre 2009 7 20 /12 /dicembre /2009 11:27



Obelisco di Champagne



L'obelisco di Dammartin-sous-Tigeaux (Seine et Marne), nella foresta di Crécy, di cui costituisce il punto culminante a 134 metri. è situato ai limiti dei comuni di Mortcerf e Villeneuve-le-Comte. È a volte chiamato obelsico di Villeneuve-le-Comte, e quest'opera risale al XVIII secolo.

Villeneuve-le-Comte ospita un parco dell'obelisco (XIX secolo). Il disegno sopra riprodotto di
Julien Champagne costituisce la tavola XLII di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli.

Questa tavola figura nel capitolo Paradosso del progresso illimitato delle scienze (il rogo), uno dei capitoli che non apparivano nell'edizione originale del 1930, ed aggiunto nell'edizione del 1960,  verosimilmente aumentata di note destinate al Finis Gloriae Mundi, note per la maggior parte ritirate nel 1929 da Fulcanelli al suo allievo Eugène Canseliet.

Per
Fulcanelli, quest'obelisco è "l'immagine sensibile, espressiva, assolutamente conforme alla tradizione, della doppia calamità terrestre, del rogo e del diluvio, nel giorno del giudizio universale".

Occupa il centro di un incrocio geometricamente regolare, formato dall'intersezione di tre strade che gli danno l'aspetto a raggiera di una stella a sei punte.

L'opera, di bell'aspetto, si compone di tre elementi distinti: uno zoccolo robusto, oblungo, a sezione quadrata ed angolo arrotondato; un fusto costituito da una piramide quadrangolare dai bordi smussati; infine la parte terminale nel quale si trova concentrato tutto l'interesse della costruzione.



Mostra, infatti, il globo terrestre in balia alle forze riunite dell'acqua e del fuoco. Poggiando sulle onde del mare in furia, la sfera del mondo, colpita al polo superiore, dal sole nel suo avvolgimento elicoidale, brucia e scaglia fulmini e saette. È qui, come abbiamo detto, la figurazione saliente dell'incendio e dell'immensa innondazione, anche purificatori e apportatori di giustizia..."

Nel numero 31, già citato, della rivista La turba dei filosofi (1988, articolo Aperçu vitriolique [Sommario vitriolico]), Jean Laplace elabora una lista dei documenti del Finis Gloriae Mundi rimasti di proprietà di Eugène Canseliet. Cita in particolare "un piano  dell'obelisco di Dammartin visto dal basso" e "una pagina e mezza ed una linguetta attaccata, intitolata Fuoco".

Ecco secondo il sito di Prisme Hebdo, un estratto del testo chiamato Fuoco: "Si sa che il fuoco è sempre stato raffigurato, sin dalla più remota antichità, da un triangolo con il vertice in alto. Ora, questa forma geometrica che sintetizza la forma della fiamma o del fuoco in azione, appartiene a tutte l epiramidi. Il che ci porterebbe a vedere, nella piramide di Dammartin-sous-Tigeaux, così come in quelle di Memphis, ecc..., dei monumenti eretti in previsione della catastrofe attraverso il fuoco".

Tutto ciò è dunque, aggiungeremo per concludere su un altro piano, un indice supplementare del fatto che Julien Champagne ha davvero lavorato sul
Finis Gloriae Mundi de Fulcanelli.

 

Secondo Jean Laplace, che ha potuto nel 1982 consultare, come già detto, gli archivi di Eugène Canseliet riguardanti il progetto del libro di Fulcanelli intitolato Finis Gloriae Mundi, egli riporta che tra le note rimanenti figurava uno schema dell'obelisco di Dammartin, che riproduciamo qui sotto:


"Così, commenta Fulcanelli, questo monumento, appare edificato sullo schema dell'esagramma antico; figura composta dal triangolo dell'acqua e quello del fuoco, la quale serve da segno alla Grande Opera fisica ed al suo risultato, la Pietra Filosofale".





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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato
martedì 14 marzo 2006

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OBELISQUE DE CHAMPAGNE


© JULIEN CHAMPAGNE

 

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10 dicembre 2009 4 10 /12 /dicembre /2009 17:52


Julien Champagne come copista



Si è a volte attribuito a Julien Champagne una reputazione di falsario patentato, indubbiamente largamente ingiustificata. Questa reputazione usurpata è dovuta in parte al suo lavoro di copista di manoscritti antichi, di cui ecco un esempio tratto ancora dall'edizione italiana del libro di Geneviéve Dubois, Fulcanelli.

Esiste in alchimia tutta una tradizione di ricopiatura dei trattati, che risale senz'altro al Medioevo e dunque ai tempi precedenti la stampa. Non dimentichiamo, ad esempio, che un Nicolas Flamel ha esercitato il mestiere di "scrivano giurato", dunque di copista.

Sino al XVII secolo, addirittura sino al XVIII, numerose opere esoteriche, di alchimia particolarmente, sono circolate in tal modo "sotto il mantello", allo stato di manoscritti, in versioni a seconda sei casi più o meno fedeli.

Durante il XX secolo ancora, un Eugène Canseliet praticherà l'arte della calligrafia, riscrivendo lui stesso a mano antichi testi classici dell'alchimia e giustificando questa pratica non soltanto con la ben nota massima: Chi scrive legge due volte, ma anche come una specie di dovere tradizionale.

Non accordo dunque da parte mia nessun credito all'ipotesi avanzata da Robert Ambelain nella rivista La Tour Saint Jacques ("dossier Fulcanelli", 1962), secondo la quale Julien Champagne avrebbe copiato dei "manoscritti antichi" per ragioni pecuniarie.

Per tornare alla pagina che presentiamo qui, si tratta dell'inizio di un trattato del XVII secolo, dovuto all'alchimista Esprit de Gobineau de Montluisant (il monte lucente):
Explication très curieuse des énigmes et figures qui sont au grand portail de l'église cathédrale et métropolitaine de Notre Dame de Paris [Spiegazione molto curiosa degli enigmi e figure che sono sul grande portale della chiesa cattedrale e metropolitana di Notre Dame de Paris], (1640).

Quest'opera fu più tardi integrata da Jean Mangin de Richebourg nella sua
Bibliothèque des philosophes chimiques [Biblioteca dei filosofi chimici] (1741), riedita per fortuna nel 2003 dalle edizioni belghe Beya.

Nel 1954, Claude d'Ygé lo ripubblicò da parte sua nella sua Nouvelle assemblée des Philosophes chimiques, apparsa presso Dervy, con una prefazione di Eugène Canseliet. Si potrà trovare il testo francese del trattato sul notevole site britannico di Adam McLean, dedicato all'alchimkia ed all'ermetismo
The Alchemy Web Site.

Due punti almeno mi sembrano dover essere posti in rilievo a proposito di quest'opera e della sua moderna copia da parte di Julien Champagne. Il primo è che l'illustratore del Mistero delle Cattedrali di Fulcanelli ha scelto di copiare un'opera che prefigura il suddetto Mistero, poiché insieme a quella di Amiens è la cattedrale di Parigi che ha il posto più importante in questo libro. Faccio notare inoltre che Gobineau ha anch'egli avuto un predecessore su questo tema dell'ermetismo di Notre Dame, predecessore che è menzionato nell'opera di Fulcanelli; sin dal 1636, il "sagace de Laborde" redasse le sue Explications de l'énigme trouvée à un pilier de l'église de Notre Dame de Paris [Spiegazioni dell'enigma trovato su di un pilastro della chiesa di Notre Dame di Parigi]. Avrà anche un successore, prima di Fulcanelli; senza chiamare Victor Hugo in causa ed il suo magnifici romanzo Notre Dame de Paris, "scritto interamente sotto il fascino dell'alchimia", François Cambriel nel 1843 includerà le sculture ermetiche della cattedrale nel suo Cours de philosophie hermétique.

Il secondo punto notevole è, a mio avviso, il fatto che l'allievo di Fulcanelli ed amico di Julien Champagne, Eugène Canseliet, si dedicherà allo stesso esercizio del nostro artista, esercizio di cui si può ammirare il risultato nei suo Tre antichi trattati di alchimia (Pauvert, 1975).


Nei suoi "Prolegomeni", egli precisa: "Abbiamo questa copia da una raccolta che fu scritta nel secondo quarto del diciasettesimo secolo e che si trovava nella ricchissima biblioteca di Fulcanelli".

Ed aggiunge curiosamente queste parole, scritte nel 1974: "Il manoscritto antico deve sempre trovarsi presso il Maestro", in questo caso quindi Fulcanelli.



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[Traduzione di Massimo Cardellini]



Post datato domenica 12 marzo 2006


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JULIEN CHAMPAGNE EN COPISTE



© JULIEN CHAMPAGNE



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  • : Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
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