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30 agosto 2013 5 30 /08 /agosto /2013 07:00

Da Champagne a Jean Laplace

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È senz'altro troppo presto per valutare al suo giusto valore l'apporto di un Jean Laplace all'alchimia tradizionale.

 

Il detto "troppo tardi conosciuto, troppo presto lasciato" dell'Adepto di Dampierre sur Boutonne, che si può meditare a partire dalla scoperta dell'Index Fulcanelli, mi sembra applicarsi perfettamente a questo giovane Filosofo, discepolo di Eugène Canseliet, con cui ha polemizzato per colpa sua, poi riconciliato con l'umiltà richiesta dall'obbedienza.

Nato poco dopo la seconda guerra mondiale, e precisamente nel 1951, ci ha bruscamente lasciato verso la metà degli anni 90, nel 1996, senza dubbio dopo essere riuscito almeno nella prima opera. Trattandosi di opera, vorrei riprendere brevemente a mio conto, e a proposito, l'espressione "spelndore di un'opera", un tempo utilizzata da un corrispondente della rivista "Initiation & Science" [Iniziazione & Scienza], che prendeva in considerazione nel suo articolo il mito fulcanelliano.

Jean Laplace faceva parte del circolo degli alchimisti di Grenoble, di cui alcuni membri sono diventati degli autori di fama.

Ha cominciato la sua carriera di pubblicista fondando la rivista "La Tourbe des Philosophes" [La Turba dei Filosofi], che doveva essere ripresa successivamente da Bernard Renaud de la Faverie, e che non attualmente non esce più.

Sin dal 1977, le sue edizioni provinciali della "Tourbe" hanno il coraggio di rieditare gli introvabili "Voyages en kaléïdoscope", di Irène Hillel-Erlanger, dallo strano sentore surrealista ed il cui l'ermetismo aveva subito colpito Fulcanelli.

L'anno successivo, fa uscire un fascicolo dal titolo provocatorio: "Révélations Alchimiques sur la Fin du Monde", [Rivelazioni Alchemiche sulla Fine del Mondo], decorato da una fotografia del celebre quadro di Valdes Leal "Finis Gloriae Mundi", di cui abbiamo già parlato.

Perché è qui, naturalmente, che ritroveremo Julien Champagne, anche se egli non compare direttamente nel libricino.

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I meriti di Jean Laplace non sono certo dovuti al suo spessore, e Jean dal buon cognome non si aspettava indubbiamente un successo pubblico, che ha posto in exergo all'inizio del suo studio il "Io sono la voce che grida nel deserto" del Battista.

Aggiungerei semplicemente che la sua trama merita una deviazione, e citerei ad esempio questa frase della quarta di copertina: "Attraverso il FINIS GLORIAE MUNDI di Valdès Leal, sul filo di una storia degli avvenimenti reale, si disegna il destino della terra regolata dall'orologio delle onde".

Il terzo libro di Fulcanelli appare, esso, in filigrana, ed è menzionato attraverso una citazione di Eugène Canseliet, tratta dal n° 4 di "La Tourbe des Philosophes" edito nel 1978: "Di fronte alla passiva rassegnazione dei popoli asserviti dallo scentismo, capisco meglio, da quasi mezzo secolo, la ferma decisione presa da Fulcanelli, che il suo terzo libro non fosse pubblicato, il quale aveva questo titolo latino molto evocativo: FINIS GLORIAE MUNDI, La Fine della Gloria del Mondo".

 

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Essendosi ritirato a Basilea, in Svizzera, Jean Laplace fece stampare, durante gli anni 80 e all'inozio degli anni 90, una serie di fascicoli dedicati soprattutto all'alchimia, e all'inizio venduti unicamente per corrispondenza, a degli abbonati poco numerosi.

Il 4° fascicolo del I volume della sua "collezione di alchimia", di cui una fotografia è riprodotta qui in alto, presenta secondo me un interesse eccezionale.

Successivo al gennaio del 1993, la sua stampa ci permette così di accedere da una parte a un inedito di Eugène Canseliet, del tutto dedicato alla definizione dell'alchimia, e dall'altra a un dossier intitolato: "Fulcanelli, Fragments du Finis Gloriae Mundi" [Fulcanelli, Frammenti del Finis Gloriae Mundi].

Questo dossier è in parte ripreso dall'articolo di Jean Laplace apparso sul n° 31 di "La Tourbe des Philosophes" gia menzionato.

Ecco ciò che riguarda direttamente Julien Champagne.

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"Apportiamo" inizia Jean Laplace, "nuove precisazioni a proposito di alcuni documenti del dossier che abbiamo esaminato a Savignies nel 1982, e di cui eccovi l'inventario...".

"Una grande foto del F.G.M. de Valdès Léal numérotée en bas 16975. Sul retro, indicazioni di Fulcanelli a Julien Champagne per il frontespizio della sua terza opera...".

"Un invito per la morte di Julien Champagne inumato il 29 agosto alle ore 9h 15...".

"Abbiamo conservato" egli continua, "una copia, a volte parziale, di alcuni di questi documenti, di modo che oggi possiamo precisare quanto segue...".

"La fotografia che deve servire da modello a Julien Champagne per il disegno del frontespizio della terza opera di Fulcanelli, reca sul dorso una nota manoscritta che precisa che la parte arrotondata del quadro dovrà essere sfruttata per introdurre, da una parte le piramidi d'Egitto ricoperte dalle acque con la parola greca CHTHES iscritte in un filatterio, dall'altra le stessa piramidi in un paesaggio calcinato con la parola AYRION".

laplace05.jpgPer concludere - provvisoriamente, spero - non dobbiamo dimenticare che Jean Laplace è anche l'autore di un'opera che abbiamo ancora recentemente utilizzato: l'Index Canseliet (Pauvert o Suger, 1986). Germanizzando, è anche a parer mio l'autore principale della pubblicazione in tedesco del Mutus Liber commentato da Eugène Canseliet (Weber, Amsterdam, 1991), e delle edizioni tedesche dei libri di Fulcanelli (Mysterium der Kathedralen, Oriflamme 2004, la pubblicazione integrale di Le Dimore Filosofali in tedesco è ancora, a questo stadio, in progetto).

 Infine, senza voler essere completo, penso che l'opera maggiore di Jean resterà il suo studio sulla stufa alchemica di Winterthur (vicino a Zurigo, in Svizzera), pubblicato da Jean-Marc Savary in due edizioni, rilegate e poi in brossura (1992, e Liber Mirabilis, 2000).

 La stufa elvetica di Winterthur è proprio una dimora filosofale, nota agli ermetici da ben più di un secolo.

La tavola X del principale libro di Jean Laplace, di cui allego una foto, può accessoriamente far parte alla tematica di insegne parlanti? A voi il giudizio.

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ARCHER

 

[Taduzione di Massimo Cardellini]

 

LINK al post originale:

De Champagne à Jean Laplace

 

© JULIEN CHAMPAGNE

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30 luglio 2013 2 30 /07 /luglio /2013 07:00

Julien Champagne e il bagno degli astri

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La tavola XVIII dell'edizione originale di Il Mistero delle Cattedrali di Fulcanelli, illustrato da Julien Champagne, è tratta dal portale della Vergine di Notre-Dame de Paris ed è intitolata "Le Bain des Astres" - Condensation de l'Esprit Universel [Il Bagno degli astri - Condensazione dello Spirito Universale].

Nell'edizione Pauvert, essa è sostituita da una fotografia che reca il numero XXIX. Ecco per cpominciare quel che ne dice lui stesso: "Si nota anche, sotto questo portale, un piccolo bassorilievo quadrangolare estremamente strano. Esso sintetizza ed esprime la condensazione dello Spirito universale, il quale forma, non appena materializzato, il famoso Bagno degli astri in cui il sole e la luna chimichi devono bagnarsi, cambiare di natura e ringiovanisi.

Vediamo un bambino cadere da un crogiuolo, grande come una giara, che un arcangelo tiene eretta, aureolato, l'ala distesa, e che sembra colpire l'innocente.

Tutto lo sfondo della composizione è occupato da un cielo notturno e stellato".

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"Riconosciamo in questo soggetto l'allegoria molto semplificata, cara a Nicolas Flamel, del "Massacro degli innocenti", che vedremo tra poco su una vetrata della Santa Cappella", aggiunge Fulcanelli.

Ma lasciamo Fulcanelli proseguire il suo commento: "Senza entrare minuziosamente nella tecnica operativa, - ciò che nessun autore ha osato fare, - diremo tuttavia che lo Spirito universale, corpificato nei minerali sotto il nome alchemico di Zolfo, costituisce il principio e l'agente efficace di tutte le tinture metalliche.

Ma non si può ottnere questo Spirito, questo sangue rosso dei bambini, se non scomponendo ciò che la Natura aveva prima riunito in essi.

È dunque necessario che il corpo perisca, che esso sia crocifisso e che esso muoia, se si vuole estrarre l'anima, vita metallica e Rugiada celeste, che esso teneva racchiusa.

E questa quintessenza, trasfusa in un corpo puro, fisso, perfettamente digerito, darà nascita a una nuova creatura, più risplendente di qualunque altra di quelle da cui proviene.

I corpi, termina Fulcanelli ricordando un assioma fondamentale dell'alchimia, non hanno affatto azione gli uni sugli altri; lo spirito soltanto è attivo e agente".

astri3.jpgSul numero 3 della rivista "La Tour Saint Jacques" del 1956, Eugène Canseliet tornerà sul tema della strage degli innocenti, in occasione del suo articolo Nicolas Flamel: Traité des Laveures. L'ha ripreso anche, modificando il suo commento, nell'edizione di Nicolas Flamel, Le Livre des Figures Hiéroglyfiques [Il Libro delle Figures Geroglifiche], edito da Denoël poi da Retz, rispettivamente nel 1970 e 1977.

Ecco innanzitutto il testo delle Figure di Nicolas Flamel del 1977: "All'altra pagina del quinto foglio, vi era un Re con un grande coltellaccio, (IV) che faceva uccidere in sua presenza dai suoi Soldati grande moltitudine di Bambini, le Madri dei quali piangevano ai piedi degli spietati Gendarmi, e questo sangue era poi raccolto da altri Soldati, e pone in un grande vassoio, nel quale il Sole e la Luna del Cielo vanno a bagnarsi.

E poiché questa Storia rappresentava pressappoco quella degli Innocenti uccisi da Erode, e che in questo Libro ho appreso la maggior parte dell'Arte, è stata una delle cause del motivo per cui ho messo nel loro Cimitero questi Simboli Geroglifici di questa Scienza segreta".

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Ed ecco infine il testo di Eugène Canseliet relativo alla tavola intitolata La strage degli Innocenti, sulla rivista La Tour Saint Jacques, che reca il titolo: Breve commento sulla tavola qui a fianco:

"La strage degli Innocenti, che Flamel fece rappresentare sul suo ossario parigino, nella sua corrispondenza teologico-chimica, evoca il grande arcano della seconda opera. 

Nel Libro delle Figure, l'Adepto non ne fornisce la spiegazione e si accontenta di segnalare il martire collettivo e iniziale che registrerà la storia cristiana all'inizio dell'era, con le sei righe di un breve paragrafo del primo capitolo:

"In quanto al terzo, quarto e quinto Quadro seguenti, nel corso dei quali egli ha descritto, COME GLI INNOCENTI FURRONO UCCISI SU ORDINE DEL RE ERODE. Il senso Teologico si capisce anche abbastanza attraverso questa scritta, si deve soltanto parlare del resto che è sopra".

In questa edizione di sire Arnauld de la Chevallerie, sulla grande tavola che si ripiega, si vede anche la scena di sgozzamento estremamente semplificata.

Ci è sembrato utile offrirlo al lettore, dall'immagine dipinta del Libro di Abramo, molto più significativa, poiché i bambini imolati, tutti accompagnati dal segno solare, si trovano in numero di sette, rimpiangendo tuttavia di essere stato costretto di eseguirla "in bianco e nero".

Quest'immagine è qui riprodotta con i suoi colori originali.

E Canseliet conclude così: "Del testo che chiarisce questa composizione su pergamena, nel bel manoscrittom della Bibliothèque nationale (fr. n°14765), estraiamo, - non senza aver eliminato gli errori e gli inserimenti forse dovuti a Denis Molinier, - alcune righe ricordano l'operazione nel corso della quale i pesciolini, pazientemente e successivamente, vengono pescati nel mar ermetico.

Nel sangue di tutti questi innocenti nascerà l'ICTHUS della Chiesa primitiva, la remora degli alchimisti, il Salvatore o Re del Mondo: "Con questo sangue si deve intendere la riduzione dei nostri zolfi metallici incorporati nella nostra acqua mercuriale animata, perché non vi è che essa nella natura capace di compiere questa estrazione e questa riduzione dei nostri metalli in mercurio; è in quest'acqua che Vulcano ha bagnato il sole per purificarlo dalla lebbra".

Su Denis Molinier, si potrà consultare la pubblicazione di "L'Alchimie de Flamel" edito dalle Editions d'Art Savary, nel 1989.

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

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Julien Champagne et le bain des astres

 

© JULIEN CHAMPAGNE

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30 giugno 2013 7 30 /06 /giugno /2013 07:00

Da Henri Charcornac a Champagne

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Walter Grosse è convinto che è tramite la mediazione dei Chacornac che Julien Champagne ha fatto conoscenza di Fulcanelli.

Grazie a Calendrier, sappiamo ad ogni modo che essi furono forse i primi editori di "Hubert". Sempre tratto dalla loro Bibliographie de la science occulte [Bibliografia della scienza occulta] del 1912, ecco dunque, e un ritratto di Henri Chacornac (1855-1907), e la sua biografia scritta da suo figlio Paul.

Notiamo di sfuggita che Henri Chacornac presenta la doppia particolarità di avere circa venti anni di meno rispetto a Fulcanelli e averne invece sempre venti di più rispetto a Julien Champagne...

"Verso il 1873, abitava al 3, Rue Jean de Beauvais, una famiglia di rilegatori, molto stimata sulla piazza di Parigi, dal nome di Chacornac. Uno dei figli, Henri Chacornac, divenne nel 1880 il genero di Jules Lermina, romanziere molto noto. È da quest'epoca che data la vocazione di mio padre.

Nel 1883, venne a stabilirsi come libraio al quai Montebello, in un chiosco addossato all'Hôtel-Dieu, oggi scomparso. Gli inizi furono difficili, ma con pazienza e coraggio, giunse al risultato dei suoi sforzi e si installò definitivamente, l'anno seguente, all'11, quai Saint-Michel, nell'attuale locale della Libreria.

In quel periodo, Henry Chacornac si occupava esclusivamente di letteratura; stampò a sue spese alcune opere eccellenti di Jules Lermina, Barbey d'Aurevilly, Léo Trézenick, ecc...

Tuttavia, l'occultismo lo attirava e, nel 1888, fu uno dei primi librai parigini che, al momento in cui la vendita di questi libri era difficile, osò intraprendere un compito in cui molti si scoraggiavano.

Alcuni mesi dopo, diede alle stampe la sua prima opera di occultismo: L'Or et la Transmutation des métaux [L'Oro e la Trasmutazione dei metalli], di Tiffereau.

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"L'anno seguente, volendo dare più estensione ai suoi affari, creò la "Bibliothèque Chacornac" che diventò una celebre firma. È durante questo periodo che fece la conoscenza di Albert Poisson che la morte doveva rapire così presto all'affetto dei suoi amici.

Poisson.jpgAlbert Poisson

 

"Nel marzo del 1890, Henri Chacornac stampò il suo primo catalogo di opere antiche e moderne relative alle Scienze Ermetiche. La sua abitazione diventò uno dei centri del movimento spiritualista, e i capi di ogni scuola divennero i suoi amici. Nel frattempo, un certo numero di opere fecero la loro comparsa e presto René Philippon gli affidò la vendita della Bibliothèque Rosicrucienne.

 Infine, nel 1901, mio padre fece l'acquisizione dei libri del fonds de Sciences Occultes noto con il nome di Librairie du Merveilleux [Libreria del Meraviglioso] fondata nel 1888 da Chamuel. È allora e a ragione che egli chiamò la sua libreria: Libreria Generale delle Scienze Occulte [Librairie Générale des Sciences Occultes]. Il primo catalogo ragionato apparve nel 1903; tre anni più tradi, il secondo catalogo, questa volta illustrato, divenne una vera rarità.

 Ma, sfortunatamente la morte spiava Henri Chacornac. Decorato con le Palme Accademoche (Palmes Académiques) in marzo, si spegneva il 27 maggio 1907, dopo 30 anni di lavoro accanito, di continue lotte, nel momento in cui avrebbe potuto riposarsi e raccogliere il benessere dovuto al suo coraggio e alla sua perseveranza. La vita di Henri Chacornac è un modelli del genere.

 Figlio delle sue Opere, seppe attraverso la sua onestà e la sua bontà guadagnarsi la simpatia di tutti e si può dire, senza ombra di dubbio, che la Librairie Générale des Sciences Occultes è, nel momento attuale, la più giustamente rinomata tra le librerie spiritualiste".

 Aggiungerei semplicemente che, nella sua introduzione, Papus si fa l'eco del parere riprodotto qui in alto da Paul Chacornac su suo padre"Tutti gli autori che hanno amato l'occulto hanno avuto per Chacornac Padre una sincera amicizia raddoppiata a volte da riconoscenza. La sua famiglia fornisce sempre preziosi servizi alla nostra causa pubblicando, accanto ad opere di vendita immediata, dei classici dal debole profitto commerciale, ma di grande valore intellettuale".

Ecco gli autori alchimisti repertoriati nel catalogo del 1912: Ruggero Bacone, Jacob Boehme, John Dee, Charles Galder, Jules Grillot de Givry, Abel Haatan, Marc Haven, Jacob, Heinrich Khunrath, Albert Poisson, San Tommaso d'Aquino, Saint-Yves d'Alveydre, e Tiffereau.

Ricordiamo infine che la sezione alchimia della bibliografia presentata da Sédir si apre, come già detto nel post intitolato Champagne nel 1912,  con il futuro frontespizio di "Il Mistero delle Cattedrali" di Fulcanelli (1926), "concepito e disegnato" nel 1910 da Julien Champagne.

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

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D'HENRI CHACORNAC A CHAMPAGNE

 

© JULIEN CHAMPAGNE

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30 maggio 2013 4 30 /05 /maggio /2013 07:00

Julien Champagne al Rebis

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Eccoci senza alcun dubbio davanti ad un enigma maggiore dell'alchimia, che ciò è proposto da questa credenza dell'oratorio o se si vuole della cappella di palazzo Lallement, a Bourges.

La tavola XXXV dell'edizione originale di I Misteri delle Cattedrali di Fulcanelli, disegnate e firmate da Julien Champagne, verrà più tardi fotografata per l'edizione Pauvert, in cui esssa reca il numero XLVI.

Ecco innnazitutto ciò che dice Fulcanelli di quest'opera molto strana e singolarmente rara: "Scavata nel muro, vicino alla finestra, una piccola credenza del secolo XVI attira lo sguardo sia per la bellezza della sua decorazione sia per il mistero di un enigma considerato come indecifrabile...

La nostra credenza reca tuttavia... l'impronta alchemica di cui non abbiamo fatto, in questa opera, che descrivere le particolarità.

Infatti, sui pilastri che supportano l'architrave di questo tempio in miniatura, scopriamo direttamente al di sotto dei capitelli gli emblemi gli emblemi dedicati al mercurio filosofale; la merella, conchiglia di san Giacomo o acquasantiera, sormontata dalle ali e dal tridente, attributo del dio marino Nettuno.

È sempre la stessa indicazione del principio acqueo e volatile. Il frontone è costituito da una larga conchiglia decorativa che serve da base a due delfini simmetrici legati nell'asse alla loro estremità.

Tre granate infiammate completano la decorazione di questa credenza simbolica. L'enigma in sé contiene due termini; RERE, RER, che sembrano non avere alcun senso e sono, entrambi, ripetuti tre volte sul fondo concavo della nicchia".

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E l'Adepto si dedica allora ad un erudito lavoro di elucidazione parziale: "Scopriamo già, grazie a questa semplice disposizione, un'indicazione preziosa, quella delle tre ripetizioni di una sola a stessa tecnica velata sotto la misteriosa espressione RERE, RER.

Ora, le tre granate ignee del frontone confermano questa tripla azione di un unico processo, e, poiché esse rappresentano il fuoco corporificato in quel sale rosso che è lo Zolfo filosofico, capiremo facilmente che si deve reiterare tre volte la calcinazione di questo corpo per realizzare le tre opere filosofiche, secondo la dottrina di Geber.

La prima operazione conduce dapprima allo Zolfo, o medicina del primo ordine; la seconda operazione, assolutamente simile alla prima, fornisce l'Elisir, o medicina del secondo ordine, è differente dallo Zolfo che in qualità e non per natura; infine, la terza operazione, eseguita come le due prime, dà la Pietra filosofale, medicina del terzo ordine, la quale contiene tutte le virtù, qualità e perfezioni dello Zolfo e dell'Elisir moltiplicati in potenza ed estensione...".

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Ma, prosegue Fulcanelli, come decifrare l'enigma delle parole prive di senso? In modo semplice, si risponde da sé: "RE, ablativo latino di res, significa la cosa, considerata nella sua materia; poiché la parola RERE è l'assemblaggio di RE, una cosa, e RE, un'altra cosa, tradurremo due cose in una, oppure una cosa doppia, e RERE equivarrà a RE BIS.

Aprite un dizionario ermetico, sfogliate non importa quale opera di alchimia e troverete che la parola REBIS, frequentemente impiegata dai Filosofi, caratterizza il loro compost, o composto pronto a subire le metamorfosi successive sotto l'influenza del fuoco.

Riassumiamo. RE, una materia secca, o filosofica; RE, una materia umida, mercurio filosofico; RERE o REBIS, una doppia materia, allo stesso tempo umida e secca, amalgama  d'oro e di mercurio filosofico, combinazione che ha ricevuto dalla natura e dall'arte una doppia proprietà occulta esattamente equilibrata.

Voremmo essere chiari anche nella spiegazione del secondo termine RER...RER serve a cuocere, ad unire radicalmente e indissolubilmente, a provocare le trasformazioni del compost RERE...
Cos'è dunque RER? - Abbiamo visto che RE significa una cosa, una materia; R, che è la metà di RE, significherà una metà della cosa, di materia.

RER equivale dunque ad una materia della metà di un'altra o della propria... Facciamo un esempio, e supponiamo che la materia rappresentata da RE dia il realgar o zolfo naturale d'arsenico. R, ;età di RE, potrà dunque essere lo zolfo del relagar o del suo arsenico, i quali sono simili, o diversi, a seconda che si consideri lo zolfo e l'arsenico separatamente o combinati nel realgar.

In tal modo che RER sarà ottenuto attraverso il realgar aumentato di zolfo, che è considerato come formante la metà del realgar, o dell'arsenico, considerato come l'altra metà nello stesso zolfo rosso.

Ancora qualche consiglio; cercate innanzitutto RER, e cioè il vascello. RERE vi sarà in seguito facilmente conoscibile".

Fulcanelli ci conferma qui, ciò che ha già spiegato alcune righe sopra, e cioè che queste tre lettere RER "contengono un segreto di un'importanza capitale, che si riferisce al vaso dell'Opera". Su questo tema del vaso, del vascello o dell'uovo filosofico, si può far riferimento al post Julien Champagne al matraccio.

 "Con il termine uovo" precisa Fulcanelli nel medesimo passaggio, "i Saggi intendono il loro composto, disposto nel proprio vaso, e pronto a subire le trasformazioni che il fuoco vi provocherà. In questo senso, positivamente un uovo, poiché il suo involucro, o il suo guscio, racchiude il rebis filosofale".

Nella sua edizione del "Mutus Liber" del 1967 per le edizioni Pauvert, Eugène Canseliet tornerà a lungo sull'enigma della credenza. Dopo aver affermato che il vascello segreto non è il contenitore, ma lo stesso contenuto, percisa: "Nell'uovo dei filosofi, coem in quello della gallina più precisamente, il guscio o contenitore, è formato allo stesso tempo dalle diverse sostanze o contenuto, che sono destinate allo sviluppo del nuovo individuo".

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

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JULIEN CHAMPAGNE AU REBIS

 

© JULIEN CHAMPAGNE

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20 aprile 2013 6 20 /04 /aprile /2013 07:00

Champagne al padiglione egiziano

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Nel suo articolo intitolato: Les mystères de Paris et des hommes, della rivista "La Tourbe des Philosophes" (n. 8, 1979), "Julien Champagne", Jean Laplace, discepolo di Eugène Canseliet, afferma, a proposito dei Lesseps: "Al n° 11 dell'antica allée des Veuves, oggi avenue Montaigne, abitava Ferdinand de Lesseps, mentre al 26 risiedeva il rappresentante in Francia del bey di Tunisi, Jules de Lesseps. Madame Barbarin, che ringrazio, rammemorò per me alcuni ricordi di gioventù. Sapevo ciò che cercavo e la conferma non tardò, trovandosi in questa frase: 'Mi ricordo quando le porte cocchiere erano aperte per lasciar passare i cavalli, potevo vedere in fondo alla corte un padiglione egiziano'.

"Questo padiglione, dove dormiva spesso Julien Champagne, fu distrutto, e che io sappia non resta alcun documento, anche disegnato. Tutta la cortesia del Conte Roland, che ringrazio di nuovo, non mi permette di scoprire ciò che rappresentavano le decorazioni lussuose di questo padiglione.

La Belle Epoque! Siamo nella primavera del 1926. La temperatura è dolce e la sera arriva. Al portale del n°11 avenue Montaigne, Ferdinand de Lesseps prende congedo dalla baronessa Delagrange...".

Un avvenimento importante ha luogo durante il Secondo Impero: la creazione di un canale attraverso l'istmo di Suez, i cui lavori iniziano nel 1859. L'ideatore del progetto, Ferdinand de Lesseps crea allora la Compagnia universale del Canale di Suez. Il canale, ufficialmente aperto alla navigazione nel 1869, permette alla Francia di ottenere, per alcuni anni, una situazione preponderante in Egtto.

Lo spazio dedicato alle colonie dell'impero francese durante l'esposizione del 1867 è molto importante: ad esempio il Marocco, la Tunisia e l'Algeria sono presenti nelle aree centrali del palazzo dell'esposizione.

Per l'Egitto, una riproduzione del tempio di Philae è stato installato, con, all'interno, un museo che espone degli oggetti dell'antico Egitto direttamente importati da un museo egiziano. Vi si trovano anche delle riproduzioni di una casa egiziana e del palazzo del vicerè d'Egitto.

Di questa esposizione del 1867, Edouard Manet (1832-1883), come Julien Champagne deceduto da una cancrena alla gamba, sinistra nel suo caso, ha lasciato uno o più quadri, in cui il cavaliere, o cabalista occupa un posto centrale.

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Lasciamo, la parola finale a Jean Laplace: "Forse, per illustrare questo articolo, avrei dovuto andare a cercare là dove si trova, la copia disegnata dell'antica casa oggi abbattuta e sostituita dall'immobile in cemento armato di Rhône-Poulenc". Il che non manca di sale, quando si conosce l'importanza della casa Poulenc nella saga Champagne... Ma non l'ho fatto, e il palazzo privato conserva il suo anonimato perso negli anni 20 del XX secolo in cui si poteva ancora ammirare gli altorilievi allegorici che decoravano la sua facciata in gotico fiammeggiante. Pochi amici visitano la casa interamente, alta e vasta dietro la sua facciata antica. Occorre un permesso speciale raramente accordato".


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Citazione tratta da Voyages en kaléidoscope di Irène Hillel-Erlanger, naturalmente. Sul numero 286 della rivista "Atlantis", Eugène Canseliet commenterà così nel 1976 la sua sorprendente copertina: "Circoli in trasmissione, i principi si interattivano, essi sono il sale, il mercurio e lo zolfo, o il corpo, lo spirito e l'anima. Il motore segreto, potente, agente e paziente, è designato, non senza grande esitazione, con il termine KALI che quasi si impone all'immediata lettura, per come traspariva singolarmente, al centro, poi obliquamente, tra le lettere capitali tratteggiate in grigio che compongono il non meno strano titolo...

"Se si guarda bene, si constaterà, tuttavia, che non è una I che termina la seconda sillaba del sostantivo rivelato, sulla copertina del libro; è esattamente il tratto discendente verticale di una E la cui rimanenza è nascosta dalla stessa vocale maiuscola della preposizione EN.

"Il bizzarro arrangiamento fu voluto affinché si leggesse KALEN, che si capisse galena, e che l'attenzione fosse fortemente attratta sulla portata del vocabolo, allo stesso tempo segreta e notevole...

"Ma veniamo ora alla composizione maggiore di Van Dongen. I trigoni che possiamo vedere, in alto, a sinistra, posti sulla loro base, a destra, rovesciati sui loro vertici, designano, gli uni, il fuoco e lo zolfo, gli altri, l'acqua ed il mercurio; ciò nient'affatto in qualità di elementi e minerali ordinari, ma come fuoco, zolfo, acqua e mercurio dei saggi.

"Il disegno lineare lega strettamente questi simboli triangolari, affinché si capisca che lo zolfo ed il mercurio sono tripli a questo livello dell'alchimia, e che essi ricevano ognuno, durante la fase corrispondente, l'epiteto loro più adatto: volgare, comune oppure filosofico".


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Orbene... nella riedizione per La Tavola di Smeraldo di quest'opera, nel 1984, la sostanziale prefazione di André Coia-Gatié reca un passaggio sulla "riscoperta dell'Egitto, in conseguenza alla spedizione napoleonica del 1798": "Lo spazio ed il tempo ci mancano per evocare in dettaglio la grande figura di Ferdinand de Lesseps, che lasciò la sua impronta su tutto il XIX secolo".

E di consigliare discretamente, in nota, la lettura dei Souvenirs de quarante ans di Ferdinand (Nouvelle Revue, 1887).

Ma aggiunge anche: "Il famoso padiglione egiziano dell'abitazione dell'avenue Montaigne ha ospitato l'emiro Abd-el-Kader quando questi si recò a Parigi per l'Esposizione universale del 1867? Lo studioso sarà senz'altro rapito nel vedere l'immagine del piccolo edificio, che potrebbe avere il suo ruolo da svolgere nella chiarificazione del "mistero" Fulcanelli".

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E conclude in un modo che potrebbe sembrare sconcertante: "L'appassionato di Signora Natura non deve dedicare troppo tempo alla ricerca del patronimico abilmente dissimulato. La sola e vera "buona notizia" della sua vita è l'annuncio del suo personale incontro con Madame Grâce".

 

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

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20 marzo 2013 3 20 /03 /marzo /2013 07:00

Julien Champagne in Ariete

 

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Le Materie prime, questo è il titolo della tavola XXV dell'edizione originale di Il Mistero delle Cattedrali di Fulcanelli, illustrato, e la parola è qui topica, da parte di Julien Champagne. Illustre illustratore!

Dedicata al portale Saint-Firmin della cattedrale di Amiens, questa tavola disegnata sarà più tardi riprodotta in fotografia nell'edizione Pauvert della stessa opera (tavola XXXVI).

I cercatori, soprattutto gli aratori, avranno già notato che non si tratta qui né di prima materia né di una materia prima: il plurale impiegato è in se stesso soltanto singolare.

 

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Ma ascoltiamo Fulcanelli commentare questo quadrilobo, o quadrifoglio: "Il secondo quadrifoglio... mostra degli alberi morti, ritorti e dai nodosi rami intrecciati sotto un firmamento degradato, ma dove si può ancora discernere le immagini del sole, della luna e di alcune stelle. Questo soggetto si rapporta alle materie prime della grande Arte, pianeti metallici di cui il fuoco, ci dicono i Filosofi, ha causato la morte, e che la fusione ha reso inerti, senza potere vegetativo, come gli alberi lo sono durante l'inverno. È per questo che i Maestri ci hanno tante volte raccomandato di reincrudirle, fornendo loro, con la forma fluida, l'agente adatto che esse hanno perduto nella riduzione metallurgica".

 

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Ma dove trovare quest'agente, celeste più che terrestre? È, dice Fulcanelli, il Segreto dei Segreti, e il Verbum dimissum. E sembra subito contraddirsi, singolarmente...


"Tutte le descrizioni che ci hanno lasciato i Filosofi del loro soggetto, o materia prima che contiene l'agente indispensabile, sono molto confuse e molto misteriose".

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E l'ariete, in tutto questo cosa c'entra ci si chiederà? Ariete che d'altronde è rappresentato sullo zodiaco di Ameins. Nella stessa opera, al capitolo Parigi, Fulcanelli speiga, parlando dell'alchimista: "L'ariete testimonia che ha saputo scegliere la stagione favorevole e la sostanza adatta".

La stagione e la sostanza essendo idonee, apparterrà all'alchimista porsi in armonia e di mettere la sua materia, o le sue materie, in armonia con l'universo, purificandosi e purificandola o purificandole.

Ecco perché l'alchimia è a volte qualificata come arte musicale, ed ecco perché quell'angelo musicale della cattedrale di Amiens ne è senza alcun dubbio un messaggero.

 

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

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Julien Champagne en Belier 

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15 febbraio 2013 5 15 /02 /febbraio /2013 07:00

Champagne e Paul de Lesseps

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Rileggendolo, mi dico di non essere del tutto soddisfatto del mio post su Champagne e la famiglia Lesseps. È vero che lasciava intuire un seguito, che ora presento, e che non dovrebbe essere una fine.

Dopo aver lasciato a proposito di questo argomento la parola a Robert Ambelain, diamola a Eugène Canseliet. Il molto prezioso Index Canseliet di Jean Laplace è quasi completo su questo caso particolare.

Trattandosi dei Lesseps, egli menziona dapprima di Eugène Canseliet  i Deux Logis Alchimiques, e poi Le Feu du Soleil. Apriamo innanzitutto quest'ultimo.

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"Champagne lavorava presso i de Lesseps... Ferdinand de Lesseps, aveva tre figli. Li ho conosciuti tutti e tre". Si tratta verosimilmente di Paul, Bertrand e Jacques de Lesseps.

Nei suoi Deux Logis Alchimiques, Canseliet precisera, parlando di Julien Champagne: "Raymond Roussel aveva molta stima per il disegnatore di Fulcanelli e per Bertrand de Lesseps. C'era anche il fatto che con il figlio maggiore di Ferdinand, Champagne era l'inventore della slitta ad elica che Raymond Roussel ammirava avenue Montaigne, e che, inoltre, fece fotografare".

 Su questo punto, ci si potrà riferire al mio post Champagne e la slitta ad elica.

Sempre in Deux Logis Alchimiques, Eugène Canseliet afferma, a proposito dell'anno 1920 che "a quell'epoca ci ritrovavamo a volte con il Maestro (Fulcanelli), presso l'abitazione di Paul e Jacques de Lesseps, avenue Montaigne".

Allora, Paul, Jacques, Bertrand, mi direte voi? Bertrand senz'altro, sul quale dovremo tornare, ma è il solo?


 
Sul numero 10 della rivista "La Tourbe des Philosophes" del 1980, dedicato a Eugène Canseliet, quest'ultimo riporta una facezia di Julien Champagne relativa a "monsieur Viviani", che abbiamo gi posto in evidenza nel marzo del 2006."Fulcanelli, avendo avuto conoscenza del numero, pregò il suo disegnatore, che non non lo producesse davanti i giovani de Lesseps".

Sì, ma ancora una volta, chi? Sempre a proposito dell'anno 1920, apriamo il successivo numero di "La Tourbe", (n°11, 1980), ed ascoltiamo ancora Canseliet: "Julien Champagne e Henri Steineur... sfortunatamente, a partire dal 31 (maggio) non saranno più al servizio del signor Paul de Lesseps". A questo proposito, si può fare riferimento al mio post del mese di marzo 2006: Julien Champagne ed i suoi discepoli.

E Eugène precisa che "erano partiti molto presto, prima del sorgere del sole, con la piccola macchina torpédo, le damigiane (le due piccole e la grande), gli imbuti, i filtri e i panni assorbenti, verso Evry-Petit-Bourg dove i quadrifogli e le lupinelle sono belli, allo scopo di raccogliere, a due giorni dalla luna piena, quanta più rugiada possibile. Questo liquido che concorre così potentemente alla nascita dell'essere androgino, nel corso dell'ontogenesi filosofica della Grande Opera".


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E sia, diciamo, ma allora che dire di Paul de Lesseps? Come suo fratello Jacques e senza dubbio il suo altro fratello Bertrand appassionato di aviazione, egli è nato nel 1880, dall'opera di Ferdinand de Lesseps e della sua seconda sposa Louise Autard de Bragard. Ma nel campo dell'aeronautica ritroviamo anche un altro fratello, Robert de Lesseps...

Paul si coprì di gloria sin dal 1910 in Gran-Bretagna durante il "meeting" di Doncaster, ai commandi di un Blériot XI. Sarebbe stato il primo uomo a sorvolare Parigi, compiendo il giro della torre Eiffel.

Sposatosi nel 1902 con Marguerite de Béthune-Sully ( 1879-1975), sarebbe deceduto nel 1955. Paul de Lesseps secondo la rivista anglosassone "Time" del 14 gennaio 1947 sarebbe morto in prigione quell'anno per problemi cardiaci in condizioni poco gloriose per lo Stato francese. È singolare che questo Lesseps abbia potuto essere considerato nel 1912 come l'inventore della "slitta ad elica", come ce lo provano le due fotografie qui sotto, segnalateci dall'amico Belliau.
Il brevetto d'invenzione del detto marchingegno, riprodotto da Jean Artero nel suo fascicolo Alchimie de Lesseps, (Arqa, 2010) è stato, nel 1911, stabilito a noem di suo fratello Bertrand.

 

lesseps5.JPGLa slitta ad elica di Paul de Lesseps, con Bertrand de Lesseps.



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La slitta ad elica di Paul de Lesseps, in fotografia Paul de Lesseps.

 

Per tornare a Julien Champagne, e per terminare provvisoriamente con i de Lesseps, non dimentichiamoci di Eugène Canseliet questa menzione di Paul in quarta di copertina dell'edizione Pauvert di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli (1977), non posta in repertorio da Jean Laplace: "Nell'autunno del 1919, quando risiedevo in avenue Montaigne, con Julien Champagne che lavorava là, per Paul de Lesseps, Fulcanelli giunse inopinatamente".

 

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[Traduzione di Massimo Cardellini]



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Champagne et Paul de Lesseps

© JULIEN CHAMPAGNE

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25 gennaio 2013 5 25 /01 /gennaio /2013 07:00
Pazienza di Julien Champagne
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La tavola X dell'edizione di I Misteri delle Cattedrali di Fulcanelli, illustrata da Julien Champagne, tratta dal portico centrale di Notre Dame di Parigi.


I suoi due medaglioni rappresentano rispettivamente l'Unione del Fisso e del Volatile, e lo Zolfo Filosofico.

Nell'edizione Pauvert, esse sono sostituite dalle fotografie XVI (riprodotta qui sotto) e XVII.

 

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Ecco il commento di Fulcanelli: "L'estrazione dello Zolfo rosso e incombustibile è rappresentata da un mostro che possiede i tratti del gallo e della volpe. È lo stesso simbolo di cui si servì Basilio Valentino nella terza delle sue Dodici ChiaviÈ il superbo mantello con il Sale degli Astri, detto l'Adepto, che segue questo zolfo celeste, custodito accuratamente per timore che non si deteriori, e li faccia volar via come un uccello, finché ce ne sarà bisogno, e il gallo mangerà la volpe, e annegherà e soffocherà in acqua, poi, riprendendo vita attraverso il fuoco, sarà (allo scopo di svolgere ognuno il proprio ruolo) divorato dalla volpe".


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"Alla volpe-gallo succede il toro. Raffigurato come segno zodiacale, è il secondo mese delle operazioni preparatorie nella prima opera, e il primo regime del fuoco elementare nel secondo. Come figura della pratica, il toro e il bue essendo consacrati al sole, allo stesso modo per cui la vacca lo è alla luna, rappresenta lo Zolfo, principio maschile, poiché il sole è detto metaforicamente, da Ermete, il Padre della Pietra. Il toro e la vacca, il sole e la luna, lo zolfo ed il mercurio sono dunque dei geroglifici di senso identico e designano le nature primitive contrarie, prima della loro congiunzione, nature che l'Arte estrae da imperfette misture".

 

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Abbiamo già incontrato il gallo e la volpe, alle quali ci rinvia il primo medaglione, ad Amiens (Volpe di Julien Champagne).


In quanto al secondo, esso è classicamente considerato come emblematico della pazienza, quella probabilmente del bue con la testa abbassata.

 

Pazienza che secondo Nicolas Valois è la scala dei Filosofi, come l'umiltà è la porta del loro giardino.

 

Sin dall'inizio della sua introduzione al Mutus Liber (Pauvert, 1967), Eugène Canseliet ricorda da parte sua un altro apoftegma alchemico:

 

"ORA, LEGE, LEGE, LEGE, RELEGE, LABORA ET INVENIES. Prega, leggi, leggi, leggi, rileggi, lavora e troverai.


Consiglio caritatevole, incoraggiante e prezioso, che, seguito nell'umiltà e la pazienza, fornisce la chiave del grande giardino dei filosofi e la loro scala di accesso al mondo ignoto dell'inconscio universale".

 

Sì, leggere, rileggere e collegare.


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[Traduzione di Massimo Cardellini] 

 

 

LINK al post originale:

PATIENCE DE JULIEN CHAMPAGNE


© JULIEN CHAMPAGNE

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28 dicembre 2012 5 28 /12 /dicembre /2012 07:00

Champagne nel 1912

 

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Grazie a Calendrier, ecco ora una specie di "scoop", secondo me e per utilizzare il vocabolario mediatico attuale.

 

In breve, il frontespizio di Mystère des Cathédrales di Fulcanelli, realizzato da Champagne nel 1910, è stato pubblicato sin dal 1912, in un catalogo Chacornac, come testimoniano le fotografie allegate.

 

Ma lasciamo, se volete, la parola all'"inventore" di questo tesoro, e ascoltiamo Calendrier: "Questo frontespizio si trova a pagina 11 del catalogo intitolato: Bibliographie méthodique et illustrée de la science occulte Sédir, Paris, Librairie générale des sciences occultes, Bibliothèque Chacornac, 11 quai saint michel, 1912. Ha 132 pagine e recensisce tutte le opere disponibili della libreria Charconac, divise in alcuni capitoli. A pagina 11, il testo è il seguente: ALCHIMIA è quella delle scienze occulte che studia il regno minerale che ricerca i segreti della vita, della materia, e che sintetizza i suoi lavori sotto i simboli della pietra filosofale e dell'elisir di lunga vita. Segue allora il frontespizio munito della seguente legenda: Simbolo alchemico di J. Champagne. Sulla pagina di sinistra è rappresentato un disegno rappresentante il portale destro di Notre Dame di Parigi, disegnato forse anche da Champagne".

 

Infatti, si tratta del famoso pilastro di saint Marcel.

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Qualche breve commento conclusivo da parte mia ora: Come posto in rilievo da Calendrier, questa pubblicazione non sembra essere mai stato menzionato da nessuno, compreso Eugène Canseliet.

 

Si tratta oramai della prima impressione conosciuta per il momento di un'opera di Julien Champagne, che ha preceduto di quasi quindici anni quella dell'edizione originale di I Misteri delle Cattedrali di Fulcanelli.

 

Essa conferma i legami tra Champagne e i Chacornac e conferma anche quelli con Chamuel, di cui Sédir (Yvon Le Loup) è stato anche un impiegato.

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[Traduzione di Massimo Cardellini] 

 

 

CHAMPAGNE EN 1912

 

 

© JULIEN CHAMPAGNE

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22 novembre 2012 4 22 /11 /novembre /2012 07:00

Champagne serafico

serafico01.jpgChampagne serafico, o da Julien Champagne a Bernard Chauvière. È con un piacere di cui desidero farvi partecipi che torno ora sul mio post del 26 febbraio 2006, Julien Champagne e Cimiez.

Vi menzionavo già il nome di Bernard Chauvière, e il titolo della sua sola opera apparso sino ad oggi, Parcours alchimique à l'usage d'un opératif [Percorsi alchemici ad uso di un operativo], Liber Mirabilis, Londra, 2000.

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Prefatto da Roger Bourguignon, il suo libro pubblicato da Jean-Marc Savary è allo stesso tempo, secondo il prefatore, un omaggio "al nostro vecchio amico comune deceduto: Eugène Canseliet" e "al suo maestro scomparso nel tempo con lo pseudonimo di Fulcanelli".

Roger Bourguignon aggiunge queste parole: "Doratore di mestiere, Bernard possiede il dono di disegnare e dipingere".

Si potrà verificare l'esattezza di questa asserzione a condizione di aprire questo libro, perché Roger non manca anche di citare queste parole forti di Ulug Bek (Madrassa di Bukhara): "La benedizione del Profeta sia aperta a coloro che possiedono la saggezza dei libri".
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È così che potremo allora ritrovare la Sophia del medaglione installato ul pilastro che separa il portale del giudizio a Notre Dame de Paris, e paragonare il tratto lassico di un Champagne precursore, già commentato nl post del 5 febbraio 2006 (Julien Champagne disegna l'alchimia), con quello più rozzo e contemporaneo, di Bernard Chauvière.

 

Chauvière ha infatti consacrato l'essenziale del suo scritto alla croce serafica del monastero di Cimiez. In questo punto della sua opera, egli osserva, trattando di questa croce: "A cet endroit de son oeuvre, il observe, s'agissant de cette croix: "Tre personaggi reggono con la mano sinistra un libro chiuso sull'esempio di Louis de Toulouse... I tre libri chiusi esprimono la materia prima dell'opera estratta dal suo giacimento minerario e che, in seguito a tre reiterazioni, diventa allora filosofica. Essa è così simbolizzata attraverso il libro aperto".

 

Per tornare a Cimiez, Bernard Chauvière ci conferma subito nella nostra impressione iniziale: "Eugène Canseliet ci disse  che è nel 1917, quando era molto giovane e risiedeva a Aix-en-Provence, che si recò in compagnia di Fulcanelli al monastero di Cimiez".

 

Egli prosegue così: "All'esterno, e presso la chiesa, si trovava allora una colonna a tortiglione dimarmo bianco, che regge sul suo capitello una crocemsulla quale era crocifisso un serafino. Ciò suscitò presso l'adepto contemporaneo un vivo interesse. Julien Champagne ne fece un disegno".

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Bernard Chauvière descrive così quest'angelo: "Sul lato a mezzogiorno, al centro, si presenta il serafino. È munito di tre paia di ali, di cui due sono dispiegate lungo le braccia laterali della croce. Il terzo paio ripiegato a forma di X, ricopre le gambe del crocefisso".

 

Secondo lui, il significato di quest'emblema è molteplice.

 

"Esotericamente, ci ricorda la stigmatizzazione di san Francesco d'Assisi, che fu in seguito ammesso presso il creatore sotto le sembianze di un serafino. Esotericamente, rappresenta la parte seconda della grande opera, chiamata dagli autori antichi: antiche sublimazioni".

 

E precisare : "Il fuoco racchiuso nella terra, questa particella mondata, questa energia, il serafino della croce di Cimiez ce lo ricorda, dalla disposizione delle sue due ali ripiegate a forma di X, che ricoprono le sue gambe".

 

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A queste sublimazioni o aquile, Eugène Canseliet ha dedicato tutto un capitolo della sua Alchimie expliquée (Pauvert, 1972).

Eccone un brano che mi sembra significativo: "Tra le due parti, salina e mercuriale, in perfetta fusione, l'una sopra l'altra, la trasmissione spirituale è assicurata. La terra penetrata a sufficienza, libera il suo zolfo o, se si vuole, il suo spirito che passa nelbagno di mercurio soggiacente, in conseguenza di questa proprietà, che possiede il dissolvente filosofico, di attirare a sé, come una calamita, tutto ciò che è spirituale".

 

E di menzionare anch'egli, nello stesso capitolo, la visita fatta con Fulcanelli al monastero di Cimiez.

Su questo monastero, vorrei segnalare qui, di passaggio, la tesi recente di Virginie Malbouires: Les emblèmes du monastère franciscain de Cimiez à Nice, ANRT, 1996.

Studio serio, benché convenzionale nella sua prudenza molto universitaria, e che senza concludere al possibile carattere alchemico dei detti emblemi.

Ma ho saputo che un nuovo libro su questo argomento, scritto da un alchimista della scuola di Fulcanelli e di Eugène Canseliet, ci permetterà presto di attualizzare e di precisare quello di Séverin Batfroi: Alchimiques métamorphoses du mercure universel, Guy Trédaniel, 1977, già dedicato a Cimiez...
serafico5.jpg Aspettando, lasciamo la parola finale a Roger Bourguignon, a cui alcuni mesi prima la sua scomparsa, Eugène Canseliet confidò: "Caro Roger, non avrei cercato la pietra filosofale per più di cinquanta anni, se non avessi visto con i miei occhi la riuscita di Fulcanelli. Non sono tuttavia un vecchio rimbambito. Credetemi, Roger, è il solo scopo valido su questa terra. Non ve ne sono altri!". 


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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

Champagne séraphique

 

 

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Presentazione

  • : Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • : Divulgazione degli aspetti della vita, degli ambienti conosciuti, delle personalità frequentate e dell'arte di Jean Julien Champagne, uno dei membri dell'ambiente in cui operò Fulcanelli, il più celebre alchimista del XX secolo.
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