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11 maggio 2009 1 11 /05 /maggio /2009 10:44



SANTA VERONICA E CHAMPAGNE

 













In questo giorno di santa Veronica, ed il nome di Lesseps tra gli altri, abbiamo incitato al viaggio, trasportiamoci oltre Manica. La chiesa londinese di Santa Etheldreda (XIII secolo) è la più antica chiesa cattolica inglese.

Tra i tesori da essa custoditi figura questa statua di San Pietro, riprodotta da Julien Champagne, che compare anch’essa tra le tavole di Le Dimore Filosofali (tavola XV, intitolata Londra Chiesa di Santa Etheldreda e la Veronica).

Sempre al capitolo Louis d’Estissac, Fulcanelli descrive e commenta così questa bella statua: “San Pietro, in piedi, regge una chiave e mostra la Veronica, singolarità che fa di questa notevole immagine  un’opera unica, di eccezionale interesse. È certo che dal punto di vista ermetico il simbolismo vi si trovi chiaramente espresso, poiché il senso della chiave si ripete nel Santo Volto, sigillo miracoloso della nostra pietra. Per di più la Veronica ci è offerta qui come una replica velata della croce, emblema maggiore del Cristianesimo e segno dell’Arte sacra. In effetti, la parola veronica non viene, come certi autori hanno preteso, dal latino vera icona e cioè vera immagine o naturale, il che non ci insegna nulla, ma dal greco ferenikos, che produce la vittoria”.


Forse Santa Veronica mi aiuterà vittoriosamente a procurarmi altre riproduzioni di opere di Julien Champagne ed a consegnarle alla vostra riflessione, così come alla vostra ammirazione, in particolare le sue tavole di Il Mistero delle Cattedrali, di cui non dispongo attualmente in versione elettronica ad eccezione del frontespizio già riprodotto e dello scudo finale sui cui bisognerà tornare.

 









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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

Post originale datato sabato 4 febbraio 2006


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JULIEN CHAMPAGNE




 

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30 aprile 2009 4 30 /04 /aprile /2009 09:10




CHAMPAGNE E LA FAMIGLIA LESSEPS

 

 


Con forse la coppia Schwaller, e senza contare la "potente protezione", Eugène Canseliet dixit, del misterioso Fulcanelli, la famiglia di Ferdinand de Lesseps fu il locatore di fondo dell’indigente Julien Champagne, dalle origini modeste e di cui Evelyne Segaud afferma altrove che il padre era cocchiere.

Ferdinad de Lesseps (1805-1894) resterà nella storia come il promotore dello scavamento del canale di Suez (1859), poi dell’istmo di Panama di cui non vedrà la realizzazione, terminato venti anni dopo la sua morte.

È qui dipinto da Foureau, nel 1853. Questo Foureau pittore è verosimilmente Hugues Foureau (1803-1873).

La documentazione delle relazioni di Julien Champagne con la famiglia di Lesseps mette in scena la discendenza di Ferdinand, che fu numerosa. Questa documentazione è dunque complessa e per cominciare, se così posso dire, ho pensato che il mio primo documento di riferimento potrebbe essere questa volta il “dossier Fulcanelli” del numero IX dei Cahiers de la Tour Saint-Jacques [Quadreni della Torre Saint-Jacques], un numero speciale di questa rivista apparsa a Parigi nel 1962.

Questo dossier oppone l’esoterista Robert Ambelain, autore di un libro ispirato a Fulcanelli Dans l’ombre des cathédrales [Nell’ombra delle cattedrali], 1939, che sostiene come Evelyne Segaud che Fulcanelli è Julien Champagne, e Eugène Canseliet che difende l’asserzione inversa. Propongo dunque semplicemente, per questa volta, una sintesi di questi punti di vista contraddittori, centrati su Champagne e la famiglia Lesseps.

Sin dal 1907, secondo il suo allievo Max Roset, Julien entrò in rapporto con la famiglia de Lesseps, per la mediazione del loro autista.

Quest’affermazione è ripresa da Richard Khaitzine, secondo cui “Champagne sarebbe stato in relazione con l’autista di questa grande famiglia”.

Secondo Paul e Bertrand de Lesseps, Champagne ha, dal 1910, lavorato con il loro padre, Ferdinand de Lesseps, il figlio o piuttosto il nipote del creatore del canale di Suez e dell’ideatore di quello di Panama: “Apriamo la Terra alle genti”.

 

 

 

 

 



 

 



Ferdinand de Lesseps pagò di tasca sua l’installazione di un laboratorio di alchimia destinato a Julien Champagne, rue Vernier, vicino alla porta Champerret. Non era d’altronde il primo la laboratorio di Julien.

Questa associazione durò, poiché nel 1921 Ferdinand de Lesseps fece costruire al castello di Leroi o Léré, vicino a Bourges, un laboratorio do alchimia destinato a suo figlio che cominciò a lavorarvi con Champagne per maestro. Julien Champagne era allora ufficialmente “professore di disegno” del giovane de Lesseps.

Champagne avrebbe definitivamente abbandonato questo castello nel 1922, per tornare a stabilirsi a Parigi. Tutte queste informazioni sono date da Robert Ambelain, e Eugène Canseliet non sembra contestarle, tranne per menzionare il fatto che Julien Champagne sarebbe ritornato da “Leroy” nella primavera del 1925.












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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 
Post originale datato sabato 4 febbraio 2006.

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JULIEN CHAMPAGNE

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12 aprile 2009 7 12 /04 /aprile /2009 10:55





CHAMPAGNE ANZIANO








 

Dello stesso periodo (Le Mas de Cocagne, circa 1930), questo quadro rappresenta “Champagne anziano”, si tratta molto probabilmente di un autoritratto, ad ogni modo è realizzato senza alcuna compiacenza.

È riprodotto anche in bianco e nero nel libro già citato di Geneviève Dubois Fulcanelli. In quanto ad esso la riproduzione a colori è stata realizzata diversi decenni or sono al domicilio degli Schwaller.

 

Secondo Ibrahim:

http://hermetism.free.fr/personne%20Fulcanelli.htm

Julien Champagne si faceva chiamare Fulcanelli dagli Schwaller (testimonianza della loro figlia e della figliastra Lucie Lamy e della serva Nanette).

 

 

 

 



 


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Post originale datato 4 febbraio 2006

[Traduzione di Massimo Cardellini]



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JULIEN CHAMPAGNE

 

 


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7 aprile 2009 2 07 /04 /aprile /2009 08:21






Schwaller disegna Champagne






 







È durante il secondo soggiorno di Julien Champagne presso René Schwaller, al Mas de Cocagne. che l'egittologo eseguì uno schizzo del pittore.

Questo disegno con l'inchiostro rosso è riprodotto nel libro giàcitato di Geneviève Dubois, ma come questo che riproduciamo in bianco e nero. Ci piacerebbe poter disporre di un negativo a colori.

Da molto tempo, Champagne, che portava gli occhiali a stringinaso, aveva anche i capelli molto lunghi. Ha qui l'età di 53 anni; la morte lo prenderà due anni dopo.

Schwaller, come si può vedere qui sopra, ha datato il suo disegno febbraio 1930. Geneviève Dubois aggiunge che sul retro di questo disegno si poteva- e dunque si può- vedere scritta la seguente annotazione: "Fulcanelli".






 





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Post originale datato 2 febbraio 2006 


[Traduzione di Massimo Cardellini]




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JULIEN CHAMPAGNE

  

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5 aprile 2009 7 05 /04 /aprile /2009 10:00

 

 

 

CHAMPAGNE E CHARTES 

 

 

 









 

Il disegno di Champagne riprodotto qui sopra è tratto da Le dimore filosofali di Fulcanelli (1930), di cui costituisce la tavola XIV.
 

Rappresenta un vegliardo simbolico (XII secolo) del portale occidentale della cattedrale di Chartres.

 


Fulcanelli commenta questa scultura, nel capitolo della sua opera consacrata a l’iniziato Louis d’Estissac (1507-1565 o 1566), protettore di un altro iniziato più celebre, François Rabelais (1494-1553):

 

“È un gran vegliardo di pietra, coronato ed aureolato- cosa che sancisce già la sua personalità ermetica- avvolto nell’ampio mantello del filosofo. Con la mano sinistra regge una cetra (in nota, Fulcanelli rileva che non è raro trovare, nei testi medievali, l’alchimia qualificata come arte della musica) e solleva con la sinistra una fiala sferica rigonfia come la zucca a fiasco dei pellegrini. In piedi tra i montanti di un trono, schiaccia con i piedi due mostri dalla testa umana, avvinghiati, di cui l’uno è provvisto di ali e di zampe di uccello. Questi mostri rappresentano i corpi grezzi di cui la decomposizione e l’assemblaggio sotto un’altra forma, di qualità volatile, forniscono questa sostanza segreta che chiamiamo mercurio, e che basta a se stessa per compiere l’intera opera. La zucca a fiasco, che racchiude il beveraggio del pellegrino, è l’immagine delle virtù dissolventi di questo mercurio, denominato pellegrino o viaggiatore”.

 

Questo pellegrino, è anche l’alchimista alla ricerca della sua Dama, e Notre-Dâme di Chartres, famosa anche per le sue vetrate, il suo labirinto e non dimentichiamolo per il suo pellegrinaggio prende così grazie a Julien Champagne e Fulcanelli tutto i posto che le appartiene nella celebrazione intrapresa e giustificata da Il mistero delle cattedrali.



 










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[Traduzione di Massimo Cardellini]

  


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JULIEN CHAMPAGNE

Post originale datato Giovedì 2 febbraio 2006

 

 

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27 marzo 2009 5 27 /03 /marzo /2009 10:02



SCHWALLER E CHAMPAGNE

 

 

 

 






Foto ritraente René Schwaller in compagnia della sua seconda sposa Jeanne Germain (pseudonimo Isha), scattata nel 1927, anno del loro matrimonio.

 

 

 

 

 

Chimico di formazione, Schwaller fu anche allievo del pittore Henri Matisse (1869-1954). Nel 1919, il suo amico il poeta lituano Oscar Vladislas de Lubicz Milosz (1877-1939) gli permette di utilizzare il suo nome da cui il suo patronimico definitivo: Schwaller de Lubicz.

 

Le sue opere principali sono state pubblicate dopo il secondo conflitto mondiale e riguardano soprattutto la simbologia: Du symbole et de la symbolique, [Tr. It.: Simbolo e simbologia, Arkeios, 1997], 1951; e la spiritualità egiziana: Le temple de l'homme, [Tr. It.: Il tempio dell’uomo, Edizioni Mediterranee, 2 voll., 2000], 1958, Le miracle égyptien, [La scienza sacra dei faraoni, Edizioni Mediterranee, Roma, 1994], 1963.

 

Nel 1913, Julien Champagne fece la conoscenza di René Schwaller, probabilmente alla società teosofica a cui Schwaller aveva aderito da poco e che abbandonerà, ci dice Erik Sablé nel libro che gli ha dedicato (Dervy, 2003), nel 1916.

 

Questo incontro, che ebbe forse come cornice la Closerie des Lilas, segnò l’inizio di una amicizia che egli non smentì praticamente mai, anche se Schwaller avrebbe dichiarato parlando forse di Champagne: Fulcanelli “mi ha frequentato per le mie idee”.

 

Champagne si presentava in effetti presso i Schwaller come Fulcanelli. Dedicò Il mistero delle cattedrali (1926) a René Schwaller.

 

La corrispondenza di Schwaller a Champagne, destinata s “Hubert”, il nome usuale di Champagne in seno della sua famiglia, passava attraverso il cognato di Champagne, Gaston Devaux.

 

Secondo Evelyne Segaud (Perché Julien Champagne era veramente Fulcanelli, 2001), Champagne ha frequentato il gruppo iniziatico di Schwaller, i Veglianti 1920-1921 circa.

 

Nel 1927, Schwaller pubblicò Adam, l'homme rouge [Adam, l’Uomo rosso, Edizioni Mediterranee, Roma, 2006], a volte considerato come un libro di alchimia. Questo libro dedicato a Jeanne Lamy (Isha) fu in effetti scritto nel 1926 e divenne una delle opere di riferimento dei membri del Grand Lunaire [Gran Lunario], gruppo a cui è appartenuto Julien Champagne.


 


Nel 1929, Champagne si recò all’invito di Schwaller nella sua residenza Lou Mas de Coucagno, al Plan de Grasse (Alpi marittime). I due uomini vi avrebbero discusso e praticato l’alchimia nel laboratorio che vi aveva installato Schwaller.

 

 

Nel 1930, durante un secondo soggiorno del suo amico, Schwaller eseguì un ritratto di Champagne. Durante questo soggiorno, secondo Geneviève Dubois (Fulcanelli, Edizioni Mediterranee, Roma, 1996), si pose di nuovo il problema della riproduzione, ritenuta impossibile ai nostri giorni, dei blu e dei rossi delle vetrate della cattedrale di Chartres, che Champagne e Schwaller ricercavano da anni.

 

Schwaller, alla morte di Champagne, volle pagare le spese dei funerali del suo amico, cosa che la sorella di quest’ultimo rifiutò accordandogli però, il favore di far posare una targa commemorativa sulla sua tomba.


 

 

Il Mas de Coucagna, nella regione di Grasse in cui abitano AOR e ISHa al loro ritorno dall’Egitto.

 

 

 

  

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

Post originale datato giovedì 2 febbraio 2006

© JULIEN CHAMPAGNE

 

 

 

 



Tra le relazioni intime di Julien Champagne figura l’egittologo non ortodosso ed esoterista René Schwaller (1887-1961), egualmente conosciuto con lo pseudonimo di Aor.

 

  

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17 marzo 2009 2 17 /03 /marzo /2009 11:28






 

Champagne e Léon Gérôme



 



 

 

 

 

A sedici anni secondo Geneviève Dubois (Fulcanelli devoilé, Dervy, 1992 Tr. It.: Fulcanelli, Edizioni Mediterranee, Roma, 1996), Julien Champagne si iscriveva alla Scuola di Belle Arti di Parigi. Verso il 1893, dunque fu registrato sotto il numero 5996.

 


Divenne allora l’allievo del pittore accademico Léon Gérôme (1824-1904), di cui un busto (1872-1873) dello scultore Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875), che ne era un amico intimo, è qui sopra riprodotto.

 

Léon Gérôme è in particolare diventato celebre per essersi opposto agli impressionisti, il che gli valse i fulmini di Emile Zola.

 

Geneviève Dubois afferma che di questo periodo dell’opera di Champagne un eccellente quadro è sopravvissuto e rappresenterebbe il vescovo di Bordeaux.

 

Vi aggiunge inoltre tre acquarelli del 1895, di cui riproduce una in bianco e nero (Beauvoir-Rivière, Sole al tramonto, 9 agosto 1895) e due disegni di testa di donna penna, egualmente riprodotti in bianco e nero, di cui uno datato al 31 maggio 1898 reca la firma di J. Champagne.

 

Infine nella sua opera è fotografata una scultura di Julien Champagne, una pendola a forma di chiesa gotica con dei cartigli disegnati di rosoni forse associati a questo lavoro.

 

Nel 1900, a trent’anni, Julien Champagne terminò con successo il suo cursus alla Ecole des Beaux Arts di Parigi.

 





 

In quanto a Gérôme, a volte generosamente qualificato come pompiere o strettamente confinato nella categoria degli orientalisti, fu maltrattato allo stesso modo di Julien Champagne.

 

La migliore monografia che gli è consacrata sino ad oggi è forse quella di Gerald Ackerman (ACR Editions, 1997).

 

Secondo me, è soprattutto un artista classico e fu anche scultore, come testimonia il suo bronzo firmato di Bonaparte a cavallo entrante al Cairo, statuetta esposta al Salon del 1897.

 

Ed anche questa impressionante ed enigmatica Corinzia, posta in vendita da Sotheby’s nel maggio del 2008.









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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

Post originale datato mercoledì 1° febbraio 2006

 

 

© JULIEN CHAMPAGNE

 

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6 marzo 2009 5 06 /03 /marzo /2009 11:41

CHAMPAGNE E MICHEL COLOMBE

 

Per dare un’idea del talento di disegnatore di Champagne, credo che quello da lui realizzato per illustrare il capitolo delle Dimore Filosofali di Fulcanelli dedicato alla tomba dei duchi di Bretagna, detto di Francesco II o anche tomba dei Carmi, attualmente visibile alla cattedrale di Nantes, sia abbastanza eloquente.

 

Questa tomba è opera dello scultore francese Michel Colombe (1430-1515) e molto probabilmente, per l’ideazione, dell’alchimista Jean Perréal di Parigi.

 

Le quattro statue d’angolo che ne costituiscono l’ornamento maggiore rappresentano quattro delle virtù: la giustizia, la forza, la temperanza e la prudenza.


 

Il lavoro di Champagne rende magnificamente… giustizia all’opera dei suoi predecessori e ha ispirato a Fulcanelli dei commenti chiarificatori e sempre attuali nell’interpretazione che egli propone ai suoi lettori e di cui eccovi un breve saggio: "Poiché l’essenza stessa della giustizia e la sua ragione d’essere esigono che non abbia nulla di nascosto, che la ricerca e la manifestazione della verità l’obbligano a mostrarsi a tutti nella piena luce dell’equità, il velo, ritirato a metà, deve necessariamente rivelare l’individualità segreta di una seconda figura, abilmente dissimulata sotto la forma e gli attributi della prima. Questa seconda figura non è altro che la Filosofia".

 

Sappiamo che per gli alchimisti tradizionali Filosofia è sinonimo di Alchimia. Sia quel che sia, ecco, un’opera splendida firmata J. Champagne, che costituisce la tavola XXXV di Le Dimore Filosofali, ed è intitolata: Cattedrale di Nantes Tomba di Francesco II- La Giustizia (XVI secolo).

 

 




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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

Post originale datato martedì 31 gennaio 2006

© JULIEN CHAMPAGNE

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1 marzo 2009 7 01 /03 /marzo /2009 13:49



 

FULCANELLI E CHAMPAGNE

 



 


 

Ecco, su Fulcanelli, un articoletto della Encyclopedia Universalis:

 

“Non si sa nulla dell’autore che si firmava Fulcanelli, ma Il Mistero delle Cattedrali (1926) e Le Dimore filosofali e il simbolismo ermetico nei suoi rapporti con l’arte sacra e l’esoterismo della grande opera (1930), apparsi tra le due guerre mondiali, si imposero di colpo all’attenzione dei curiosi di alchimia così come gli storici dell’arte. Il suo nome ermetico, che sembra una combinazione di Vulcano e di Elios, non permette di identificarlo. Il segreto è rimasto ben custodito”.

 

In Le matin des magiciens [Il mattino dei maghi, Mondadori, 1963], Jacques Bergier sostiene di averlo conosciuto, sarebbe stato ingegnere alla Compagnia del gas. Lo si identifica spesso con Jean Julien Champagne, morto nel 1939 (sic) e illustratore dell’edizione originale; a volte a Rosny il maggiore o al libraio Dujols. Altre identificazioni più fantasiose e restituenti corpo al mito di Nicolas Flamel, vedono Fulcanelli come un addetto immortale e pluricentenario.

 

Il suo principale discepolo, Eugène Canseliet (1899-1982), alchimista conosciuto dal grande pubblico e autore di molte opere, afferma di aver frequentato a lungo Fulcanelli che avrebbe trovato la pietra filosofale e l’immortalità, ma si rifiuta ad ogni informazione precisa. Entrambi si reclamano ad una misteriosa società segreta, la Fraternité d’Héliopolis [Fraternità di Eliopoli], le cui origini risalirebbero all’Egitto dell’inizio dell’era cristiana. Altro grande ermetista francese, Claude d’Ygé (1912-1964), fu discepolo di Canseliet e quindi di Fulcanelli.

 

Le affermazioni di questo misterioso personaggio sono interessanti. Ha voluto mostrare innanzitutto che i capolavori dell’arte gotica devono essere interpretati essenzialmente come l’espressione di un pensiero alchemico e che degli adepti supervisionarono direttamente questi lavori. Se sembra difficile ammettere tutte le proposizioni dell’autore, questi ha avuto almeno il merito di attirare l’attenzione dei nostri contemporanei su un aspetto troppo trascurato dell’arte medievale.

 


 

Ecco la bibliografia delle opere di Fulcanelli alla Bibliothèque Nationale:

 

Fulcanelli (pseud. de Jean Julien Champagne)

Le Mystère des Cathédrales et l'interprétation ésotérique des symboles hermétiques du Grand Oeuvre, [Il Mistero delle Cattedrali e l’interpretazione esoterica dei simboli ermetici della grande opera; Tr. It.: Edizioni Mediterranee, Roma, 1972, 189 pp.], Prefazione di E. Canseliet F. C. H. Opera illustrate con 36 tavole dai disegni di Julien Champagne.

(Testo a stampa). Pubblicazione: Nogent-le Rotrou, stampa P. Daupeley-Gouverneur; Paigi, Jean Schemit libraio, 52 rue Lafitte, 1926 (25 settembre). In 8°, 150 pagine (9444).

Altro(i) autore(i): Canseliet Eugène (1899-1982), prefatore.


Fulcanelli (pseud. Di Jean Julien Champagne).
Fulcanelli, Les Demeures Philosophales et le symbolisme hermétique dans ses rapports avec l'art sacré et l'ésotérisme du Grand Oeuvre [Le Dimore Filosofali e il simbolismo ermetico nei suoi rapport con l’arte sacra e l’esoterismo della Grande Opera; Tr. It.; Edizioni Mediterranee, Roma 1973, 2 voll., (269+236 pp.)].

Prefazione di Eugène Canseliet F. C. H. Opera illustrata con 40 tavole dai disegni di Julien Champagne.

(Testo a stampa). Pubblicazione: Nogent-le-Rotru, stampa di P. Daupeley-Gouverneur; Parigi, Jean Schemit, libraio, 1930 (22 novembre). In 8°, XI-351 pp. (1823)


 



 


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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

Post originale datato Martedì 31 gennaio 2006 

 

 

 

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25 febbraio 2009 3 25 /02 /febbraio /2009 09:14

 

Champagne e Louise Barbe


Secondo Axel Brücker in Fulcanelli et le Mystère de la Croix d'Hendaye, Séguier, (Fulcanelli e il mistero della croce di Hendaye), 2005, [http://site.voila.fr/fulcanelli], il modello di Julien Champagne per il quadro riprodotto qui sotto di Il Vaso della Grande Opera e riprodotto anche nel suo libro, sarebbe stato Louise Barbe.

Questa chimica incontrata da Champagne nei salotti dei de Lesseps era anche alchimista dilettante e morì secondo alcune fonti nel 1910 nell’esplosione del suo laboratorio, secondo altre nel 1919.

 

Champagne, il quadro aveva fatto notizia, dovette sforzarsi a tranquillizzare il marito di Louise Barbe, Serge Voronoff, del Collège de France, sposato nel 1897.

 

Louise Barbe frequentava Irène Hillel-Erlanger (1878-1920) e appariva nel romanzo a chiave di quest’ultima Voyages en kaléidoscope (1919), il cui ermetismo attirò l’attenzione di Fulcanelli e Canseliet.

 

Sul suo sito segnalato qui sopra, Brücker ripoduce egualmente dei disegni di Julien Champagne, realizzati per Fulcanelli sulla Croce ciclica di Hendaye. 

 

 

 

 






 

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato martedì 31 gennaio 2006.

 

LINK al post originale:
Julien Champagne et Louise Barbe

 

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Presentazione

  • : Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • : Divulgazione degli aspetti della vita, degli ambienti conosciuti, delle personalità frequentate e dell'arte di Jean Julien Champagne, uno dei membri dell'ambiente in cui operò Fulcanelli, il più celebre alchimista del XX secolo.
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