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18 giugno 2009 4 18 /06 /giugno /2009 17:08





UNA MODELLA DI JULIEN CHAMPAGNE








Possiamo tornare ora a Louise Barbe, modella presunta del pittore Julien Champagne per il suo vertiginoso quadro intitolato Il Vaso della Grande Opera.


Chimica a Rhone-Poulenc, come Gaston Sauvage, tra altri, è qui rappresentata, ci spiega Eugène Canseliet in Deux Logis Alchimiques, in cui riproduce questa forofrafia che possiamo datare al primo negli anni 10, "in abiti da città".

Canseliet commenta malinconicamente, nel 1979, sul retro della fotografia: "ecco la giovane donna che, anche lei, è tra i nostri fantasmi, cioè nel numero dei esseri che abbiamo conosciuti, amato e che sono morti, nel corso della nostra esistenza già lunga e molto poco comune".

Louise Barbe morì veramente, come abbiamo pensato e scritto, nel 1910, nell'esplosione del suo laboratorio? Eppure Canseliet sostiene che questo ritratto sarebbe stato effettuato nel 1913. Secondo altre fonti, sarebbe deceduta nel 1919.

In ogni caso, Geneviève Dubois sostiene nel suo libro su Fulcanelli che Champagne, per rassicurare il marito della sua modella, Serge Voronoff, non esitò, da buon cabalista, ad assicurarlo che aveva riuscito la crisopea e grazie ad essa raggiunto un'età avanzata, il che probabilmente lo esonerava dalle tentazioni offerte dalla nudità femminile e l'avrebbe dunque mistificato presentandogli come sua la carta d'identità di suo padre, che aveva falsificato in precedenza.


Infine, la Dubois ricorda che Irène Hillel-Erlanger (Claude Lorrey come pseudonimo) dedicò alla sua amica Louise Barbe il suo libro Voyages en
Kaléïdoscope (1919): "Alla grande anima di L. B., offro pietosamente queste pagine. I. H. E.".

Tuttavia, in un numero del 1985 della rivista
Tempête chymique [Tempesta chimica], Isabelle Canseliet, in un articolo redatto nel 1984, si fa eco di un'opinione emessa dal figlio di Irène, Philippe Erlanger.

Per quest'ultimo, questo L. B. sarebbe infatti maschile, si tratterrebbe di Léon Bloy. Léon di cui lei stessa ci ricorda nella stessa occasione questa massima tutto sommato molto alchemica:


Più ci si avvicina a Dio, più si è soli.





 


temp--techymique.champagne.jpg


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[Traduzione di Massimo cardellini]


Post originale datato domenica 12 febbraio 2006

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UN  MODELE  DE  JULIEN  CHAMPAGNE


© JULIEN CHAMPAGNE

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17 giugno 2009 3 17 /06 /giugno /2009 19:05



Julien Champagne disegna il Cristo

 

















Tratto da Le Dimore Filosofali di Fulcanelli, questo disegno di Julien Champagne, che ne costitusce la tavola XL, è a mio avviso un capolavoro.

È intitolato: "Figeac (lot). Chiesa del Capitolo. Chapelle Notre-Dame de la Pitié [Cappella Nostra Signora della Pietà]. Strumenti e simboli della Passione". La scultura che riproduce sembra datare del XVI secolo, come la chiesa che lo ospita ed in cui è possibile vedere qui una riproduzione fotografica.

Aprendo l'ultimo capitolo del libro, intitolato
Paradoxe du progrès illimité des sciences [Paradosso del progresso illimitato delle scienze], la tavola di Champagne è nello spirito di Fulcanelli destinata ad illustrare le sue parole sulle quattro età dell'umanità, soprattutto "il regno dell'uomo": Il Regno dell'uomo, preludio dell'ultimo Giudizio e dell'avvento del Ciclo nuovo, è espresso simbolicamente in un curioso quadro di legno scolpito, conservato nella chiesa del Santo Salvatore, altrimenti detto del Capitolo di Figeac  (Lot). Sotto la concezione religiosa velando appena il suo evidente esoterismo, mostra il Cristo bambino addormentato sulla croce e circondato dagli strumenti della Passione. Tra questi attributi del martire divino, sono stati, in disegno, riuniti a X, così come la croce in cui riposa il piccolo Gesù e che è stato inclinato affinché desse questa forma attraverso la prospettiva. Così, richiamando le quattro età, prima di noi, quattro X (Khi) greche il cui valore numerico di 600 ci fornisce, come moltiplicazione, i 2400 anni del mondo".

 








L'innocenza totale e la serenità del Salvatore si offrono in contrasto evidente con la severità ed il pessimismo apparente della scena rappresentata e dal discorso che la commenta. La disperazione manifesta è dunque ben corretta da una speranza velata, di cui il Cristo, qui riposante in modo insolito sulla croce, è il messaggero, il che mi sembra ci rinvii alle ultime righe del primo tomo di Le Dimore Filosofali: L'antica profezia si è infine realizzata. O miracolo! Dio, signore dell'Universo, si incarna per la salvezza del mondo e nasce, sulla terra degli uomini, sotto la fragile forma di un fanciullino.







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Post originale datato domenica 12 février 2006


[Traduzione di Massimo Cardellini]


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Julien Champagne dessine le Christ



© JULIEN CHAMPAGNE

 

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16 giugno 2009 2 16 /06 /giugno /2009 19:03



Julien Champagne e la storia di una trasmutazione






L'alchimia non è certo l'arte di mutare il piombo in oro; ma ad un certro livello di sapere e di saper fare, seguendo la tradizione, un alchimista, anche se non è il suo scopo finale, giunge a realizzare a bassa energia, come direbbe la scienza ufficiale contemporanea, delle trasmutazioni
da un metallo vile in metallo prezioso.

Reputate impossibili sino all'inizio del XX secolo, queste operazioni lo sono ancora ai nostri giorni, se non ad alte energie, per lo meno se si parte dal principio che le ricerche attuali sulla fusione fredda sono votate allo scacco.

Ma queste trasmutazioni alchemiche hanno una storia, a cui d'altronde cominciano ad interessarsi apertamente alcuni scienziati.

Accanto ad inevitabili truffatori, dei veri alchimisti hanno potuto così , sembra, amministrare la prova delle loro competenze, di cui queste trasmutazioni sono precisamente una specie di "pietra di paragone".

È a una di queste dimostrazioni che nel 1922 ha potuto assistere Julien Champagne, in compagnia di una delle sue conoscenze, il chimico di Rhone-Poulenc, Gaston Sauvage, di Eugène Canseliet e di Fulcanelli.

Canseliet ne fu l'operatore e la realizzò sotto la direzione di Fulcanelli, nel suo laboratorio che aveva dipinto l'anno precedente e che è riprodotto qui sopra. Questo quadro fa parte delle tavole del suo libro Alchimie expliquée (1972).

La tavola dei fuori testi di quest'opera lo presenta così: Il nostro piccolo laboratorio del primo piano dell'officina di Sarcelles, durante l'estate del 1921.

Eugène Canseliet aggiunge, nel testo questa volta: "È là, nella nostra officina della compagnia Georgi e la piccola camera del primo piano, in cui era da poco morto nostro padre, davanti la sala degli epuratori, che effettuammo la famosa trasmutazione, quest'anno
è giusto un mezzo secolo".

E precisa infine, sul retro della tavola: "Il nostro molto modesto laboratorio in cui ebbe luogo la
memorabile proiezione, sotto la direzione di Fulcanelli e davanti a due testimoni. Costoro furono Gaston Sauvage, chimico a Poulenc, e l'eccellente pittore Julien Champagne che, da più di dieci anni, era al servizio del Maestro".


http://fr.topic-topos.com/image/thumb/ancienne-usine-a-gaz-sarcelles.jpg




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[Traduzione di Massimo Cardellini]


Post originale datato: sabato 11 febbraio 2006.

Link al post originale:
Julien Champagne et l'histoire d'une trasmutation


© JULIEN CHAMPAGNE

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15 giugno 2009 1 15 /06 /giugno /2009 09:01

Immortalità di Champagne





Poiché con Eugène Canseliet abbiamo evocato gli ultimi anni della vita terrena di Julien Chamapgne, è tempo di considerarlo di nuovo nell'immortalità della sua opera.

Quest'opera che oggi sopravvive, speriamo "meno di domani", è essenzialmente quella del pittore e del disegnatore egualmente talentuosi e di cui la fenice che egli offrì ad illustrazione di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli è un simbolo Oh, quanto evocatore!

La tavola XXXIV delle Dimore, fotografata qui sotto, riproduce un bassorilievo dell'hotel di Bourgtheroulde (XVI secolo) a Rouen, è intitolata La Sfinge sulla sua immortalità.

Sappiamo dal poeta latino Lattanzio (Carmen de ave Phoenice, circa 300) che questa immortalità è paradossalmente costituita dal braciere che il mitico uccello accende da sé quando il tempo è giunto e da cui rinascerà successivamente dalle sue ceneri.



Nel corso del suo studio sulla leggenda antica e del suo significato alchemico, Fulcanelli cita lo scrittore Savinien di Cyrano Bergerac (1619-1655), della personalità del quale Edmond Rostand trarrà una comemdia di successo, poco più di un secolo fa, ma i cui scritti sono di fatto meno quelli di uno spadaccino che di un "filosofo ermetico", per riprendere l'espressione di Canseliet.


In L'autre Monde (1657-1662), opera postuma che contiene una Storia degli Uccelli, il nostro filosofo fa parlare così la Fenice: Vedo che siete ansioso di sapere chi io sia. Sono io che tra voi chiamate la Fenice. In ogni Mondo, non ve ne è che una alla volta, che vi abita per lo spazio di cento anni perché alla fine di un secolo, quando su qualche montagna d'Arabia si è deposto un grande uovo in mezzo ai carboni del suo rogo, di cui ha tritato la materia dei rami di aloè, di cannella e d'incenso, prende il suo slancio e dirige il suo volo verso il Sole, come la patria in cui il suo cuore ha aspirato a lungo. Ha fatto in precedenza tutti i suoi sforzi per questo viaggio; ma la pesantezza del suo uovo, il cui guscio è così spesso che occorre un secolo per covarlo, ritarda sempre l'impresa.
Capisco che abbiate delle difficoltà a concepire questa miracolosa produzione; è per questo che voglio spiegarvela. La Fenice è ermafrodita; ma tra gli ermafroditi, è ancora un'altra Fenice del tutto straordinaria, perché..."

In una nota a pie' di pagina, Fulcanelli commenta laconicamente: L'autore interrompe così, bruscamente, la sua rivelazione".

















 

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Posta originale datato Samedi 11 février 2006

[Traduzione di Massimo Cardellini]

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IMMORTALITÉ DE CHAMPAGNE


© JULIEN CHAMPAGNE




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12 giugno 2009 5 12 /06 /giugno /2009 09:57




Eugène Canseliet amico di Champagne










Dopo aver evocato l'opera di Eugène Canseliet, mi sembra giunto il momento di descrivere la sua amicizia con Julien Champagne.

Un'amicizia di più di cinque lustri, iniziata quando Canseliet era, come nella prima foto che proponiamo, giovane, e che non si smentirà sino alla morte di Julien e sino al decesso di Eugène, egualmente fotografato qui sopra nell'ultimo anno della sua vita.

Champagne si era già dedicato all'alchimia prima di incontrare Canseliet, poiché secondo Ambelain e Dubois, aveva sin dal 1893 installato il suo primo laboratorio presso i suoi genitori a Villiers-le-Bel, tanto era appassionato dei testi degli antichi alcimisti.

Nel 1907, ne seguirà un secondo, in rue Vernier a Parigi, grazie ai finanziamenti di Ferdinand de Lesseps, sempre secondo Ambelain.

Nel 1910, Champagne diventa il disegnatore di Fulcanelli.

Canseliet entra in scena qualche anni più tardi, nel 1915 o 1916 secondo le fonti, rispettivamente Dubois da una parte e Ambelain e Atorène Le laboratoire alchimique, (Trédaniel, 1981; Tr. it. Il laboratorio alchemico, Edizioni Mediterranee, Roma, 1996.) dall'altra. Canseliet conosceva Fulcanelli da poco quando quest'ultimo gli presentò Champagne: "È a Marsiglia che ho incontrato a casa di Fulcanelli Jean-Julien Champagne" dira più tardi a Robert Amadou (Le Feu du Soleil, Pauvert, 1978).

Da quel momento, l'amicizia si instaura tra i due uomini, nutrita dalla loro comune passione per l'alchimia e la loro comune amicizia con Fulcanelli.

Canseliet sin dal 1916 renderà regolarmente visita a Champagne nel suo laboratorio di rue Vernier, "sino al trasloco dell'anno seguente" (La Tour Saint-Jacques).

Quest'amicizia si fonda egualmente sulla loro passione per la pittura. Canseliet accompagna molto spesso Champagne al domicilio di sua madre ad Arnouville-les-Gonesse; durante i loro incontri essi dipingono insieme un certo numero di quadri (Dubois).

Nel 1922, trasloca al 59 bis di rue Rochechouart a Parigi (Ambelain). Lo stesso anno, assiste a Sarcelles ad una trasmutazione operata da Canseliet, su cui ritorneremo presto.

Nel 1925, Canseliet trasloca nello stesso stabile del suo amico, ed allo stesso piano.

Prova della vicinanza di questi due uomini. Canseliet non traslocherà che dopo la morte di Champagne, per il n° 10 del quai des Célestins, nel 1933.

Ricordiamo che è a quest'epoca che apparvero le edizioni originali dei due libri di Fulcanelli (1926 e 1930), prefatti da Canseliet ed illustrati da Champagne.

Ma sin da quest'ultimo anno, Champagne cade malato, consumato da una arterite. In La Tourbe des Philosophes [La Turba dei Filosofi] n° 15-16, Canseliet si ricorda ancora nel 1981: "Il progresso del male era stato inesorabilmente lento e doloroso, dopo il suo inizio improvviso, in quella bella giornata di luglio 1930, dove, a Sracelles, ritornò penosamente a casa per la cena. Insieme, eravamo stati a passeggiare verso il pont de Copin; luogo incantevole, rimasto indenne sino allora, che egli fissò in un acquerello, probabilmente l'ultimo. Possiedo sempre quest'immagine a colori, per fortuna, o forse grazie a Dio".

Canseliet considerava dunque Champagne come suo "amico", come riconosce Ambelin che vuole che sia stato il suo "maestro", ed identifica Champagne con Fulcanelli, Nel 1979 ancora, nel suo Duex Logis Alchimiques [Due luoghi alchemici], Canseliet lo chiamerà affettuosamente "il nostro vecchio compagno".

Champagne è stato anche un maestro di disegno di Canseliet, come quest'ultimo ha riconosciuto: "Era maestro in effetti, nell'arte della matita e del pennello, anche in quello del violino" (La Tour Saint-Jacques). In alchimia, il maestro comune dei due artisti è stato
il sempre misterioso Fulcanelli.

Nello stesso numero di La Tourbe, Canseliet evoca di nuovo la memoria di Champagne, ricordandosi melanconicamente: "Molti ricordi mi legano a Julien Champagne, soprattutto quelli del vecchio tempo della mia giovinezza felice, quelli anche dell'avenue Montaigne e dei famosi Voyages en Kalédoiscope [Viaggi in caleidoscopio].


"... Che bel paesaggio cerebrale, dice il mio
Maestro. Vieni, Gilly, rientriamo. Vorrei
lavorare.

Allora ha ripreso il mio braccio
e siamo ritornati insieme."



 


canselietjeuneagrandi.champagne.jpg



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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato sabato 11 febbraio 2006.

Link al post originale:
Eugene Canseliet ami de Champagne


© JULIEN CHAMPAGNE



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10 giugno 2009 3 10 /06 /giugno /2009 11:56



Julien Champagne disegna l'alchimia

 







Sempre nella sua Alchimie expliquée [L'achimia spiegata], edito da Pauvert nel1972, Eugène Canseliet riproduce, di nuovo una tavola fuori testo, e che egli intitola nell'indice "medaglione di Viollet-le-Duc (ancora lui) à Notre-Dame de Paris".

Ecco cosa scrive questa volta sul retro della tavola: "L'eterna alchimia è immutabile sul suo trono e riceve, contro il suo petto, la scala del Libro muto, lungo la quale salgono e scendono i messaggeri, nel loro desiderio di bere alle onde superiori e celestiali".

Questa incisione non è firmata, almeno in questa versione, da Julien Champagne, ma è però la sua, poiché Canseliet nel testo della sua opera la presenta così: "Secondo l'Adepto Fulcanelli, è l'alchimia, stessa, che riceve il ricercatore, sotto il portico centrale, detto anche del Giudizio, a Notre-Dame de Paris. Ben risaltante, a tuttotondo, da un cerchio posto sul pilastro del portale, è seduta e la sua testa tocca le onde del cielo. La si può ammirare, nell'edizione di Jean Jacques Pauvert, grazie al perfetto cliché fotografico di Pierre Jahan, così come nelle prime due tirature del 1926 e del 1956, con il suggestivo di segno di Julein Champagne che abbiamo ripreso nell'illustrazione".

Qualche riga oltre, egli rende inoltre a quest'ultimo quest'omaggio commovente: "Del resto sarebbe, da parte nostra, una notevole ingratitudine, se non dicessimo quanto dobbiamo alla grafica del Maestro, per l'utilizzo della matita e del pennello che, è vero, ci furono tanto familiari sin dalla nostra prima giovinezza".

Il libro di Fulcanelli di cui si tratta qui è ben inteso Il Mistero delle Cattedrali, riedito da Pauvert nel 1964 e ristampato nel 1970.

Ecco dunque finalmente quanto spiega, al capitolo Parigi, fulcanelli stesso, a proposito dello stesso basso rilievo: "Il pilastro del portale, che divide in due lo spiazzo dell'entrata, offre una serie di rappresentazioni allegoriche delle scienze medievali.

Di fronte al sagrato, -ed al posto d'onore, - l'alchimia vi è raffigurata come una donna la cui fronte tocca le nuvole.

Seduta su di un trono, regge con la mano sinistra uno scettro,- insegna di sovranità,- mentre con la destra regge due libri, uno chiuso (esoterismo), l'altro aperto (essoterismo).

Sistemata tra le sue ginocchia e appoggiata contro il suo petto, si erige una scala con nove gradini, -scala philosophorum,- ieroglifico della pazienza che devono possedere i suoi fedeli, nel corso delle nove operazioni successive del lavoro ermetico.

"La pazienza è la scala dei Filosofi, ci dice Valois, e l'umiltà è la porta del loro giardino; perché chiunque persevererà senza orgoglio e senza invidia, Dio gli sarà misericordioso". Amen.



 













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[Traduzione di Massimo Cardellini]

  

 


Link al post originale:
Julien Champagne dessine L'alchimie

 

Post originale datato domenica 5 febbraio 2006

 

 

© JULIEN CHAMPAGNE

 

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7 giugno 2009 7 07 /06 /giugno /2009 10:55



Canseliet dipinge Julien Champagne







Prefatore e redattore dei Fulcanelli illustrati da Julien Champagne, alchimista, scrittore, Eugène Canseliet (1899-1982) è stata una delle persone a lui più vicine.

 

Adulato dagli uni ("il buon maestro di Savignies"), criticato, soprattutto dopo la sua morte, da molti che vedono in lui un mistificatore (Evelyne Segaud) o un impostore (Geneviève Dubois), resta ineludibile, soprattutto quando si tratta di colui che chiama "Maestro".

 

Oltre alla deferenza d'uso verso chi ha venti anni più di lui, quest'appellativo era giustificato dalla loro passione e direi anche il loro talento comune in materia di pittura e di disegno.

 

Ritorneremo ancora sulla loro relazione stretta e durevole, poiché iniziata nel 1915 circa e che resterà ininterrotta sino al decesso di Champagne avvenuto nel 1932.

 

Vorrei sin d'ora ricordare l'apporto personale di Eugène Canseliet alla letteratura e all'alchimia, così come all'arte in generale.

 

Oltre a numerosi articoli che non è utile menzionare in dettaglio per ora, la sua opera è considerevole, in termini di libri pubblicati in particolare.

 

Egli pubblica sin dal 1945 Deux Logis Alchimiques [Due luoghi alchemici], poi propone alle Editions de Minuit le Douze Clefs de la Philosophie [Le dodici chiavi della Filosofia] di Basilio Valentino (1956). Nel 1964, una raccolta dei suoi articoli è publicata da Pauvert (Alchimie). Nel 1967, sempre presso Pauvert, apparve il Mutus Liber.

 


  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Nel 1971-1972, egli riedita Limojon, presso Denoël. Quest'ultimo anno, appare, di nuovo presso Pauvert, L'Alchimie expliquée sur ses textes classique [L'Alchimia spiegata sui suoi testi classici], da cui è stato ripreso l'acquarello riportato sopra. Citiamo pure i suoi Trois Traités d'alchimie [Tre trattati di alchimia], edito da Pauvert nel 1975.

In materia di letteratura, e senza voler essere completi, aggiungerei al suo studio su Cyrano de Bergerac (Alchimie, 1964), quello su Jonathan Swift (Fata Morgana, 1983).

In materia d'arte, menzioniamo anche il suo contributo all'Arte magica, di André Breton (Formes & Reflets, 1957) e la sua presentazione di Héraldique Alchimique Nouvelle [Araldica Alchemica Nuova], di José Camacho e Alain Gruger (Il Sole Nero, 1978), così come quello della raccolta di Michel Desimon, La Femme e lŒuf Philosophal [La Donna e l'Uovo Filosofale] per le Editions du Cygne, 1980.

Per terminare provvisoriamente, ritorniamo al quadro firmato qui sopra, di cui Eugène Canseliet ci dice in L'Alchimie expliquée (indice) che è un "ritratto del pittore Julien Champagne, eseguito presso i suoi genitori, a Charmettes de Villiers-le-Bel".

Egli precisa sul dorso della tavola che lo riproduce: "Julien Champagne, com'era, quando andammo insieme, allo scopo di sistemarci per fare un acquarello, nei dintorni dell'Ermitage d'Arnouville, in luoghicampestri ora scomparsi".

E nel testo del libro, ecco quel che aggiunge: "In ricordo di questi tempi memorabili, speriamo che l'amatore ci sarà grati, per l'avergli offerto il ritratto di Julien Champagne, che terminammo all'acquarello, il 12 agosto 1921, quando egli abitava ad Arnouville-les-Gonesse, nel posto chiamato L'Hermitage e, per coincidenza, nell'avenue Viollet-le-Duc".

Canseliet che nei suoi Trois anciens traités citati, riproduce in bianco e nero e commenta un quadro che si intitola La chasse a la chouette [La caccia alla civetta], quadro di cui fornisco una versione a colori, recentemente negoziata sotto il titolo La pipée [Caccia con il richiamo]:






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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato domenica 5 febbraio 2006 .

LINK al post originale:
Canseliet peint Julien Champagne

© JULIEN CHAMPAGNE


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6 giugno 2009 6 06 /06 /giugno /2009 08:40





LA SANTA CAPPELLA E CHAMPAGNE





I miracoli, esistono; ecco dunque un'illustrazione dell'edizione originale di I Misteri delle Cattedrali di Fulcanelli, apparso nel 1926 presso Jean Schemit e stampato in 300 esemplari.

Questa tavola XXI, firmata J. Champagne e datata come il frontespizio già riprodotto dal 1910 e dedicato alla Santa Cappella di Parigi, vetrate Sud si intitola Il massacro degli Innocenti.

Ecco cosa ne dice Fulcanelli nel suo libro: "La Santa Cappella, capolavoro di Pierre de Montereau, meraviglioso reliquiario di pietra eretto tra il 1245 ed il 1248, per accogliere le reliquie della passione, presentava anche una  conformazione alchemica molto notevole. Ancora oggi, se rimpiangiamo vivamente il rifacimento del primitivo portale, in cui i Parigini del 1830 potevano con Victor Hugo ammirare "due angeli, di cui l'uno ha una mano in un vaso e l'altro in una nuvola", abbiamo, malgrado tutto, la gioia di possedere intatte le vetrate sud dello splendido edificio. Sembra difficile incontrare altrove una collezione più considerevole, sulle formule dell'esoterismo alchemico, di quella della Santa Cappellla. Intraprendere, foglia a foglia, la descrizione di una tale foresta di vetro, sarebbe un lavoro enorme, capace di fornire materia per numerosi volumi. Ci limiteremo dunque a fornirne una copia estratta dal quinto pannello, prima crociera e che tratta del Massacro degli Innocenti... Non sapremmo raccomandare troppo agli estimatori della nostra vecchia scienza, così come ai curiosi dell'arcano, lo studio delle vetrate simboliche della cappella alta; vi troveranno molto da raccogliere, così come nel rosone, incomparabile creazione di colore e armonia".

È in Le dimore filosofali (Grimorio del castello di Dampierre, terza serie, cassone 4, Schemit, 1930) che Fulcanelli consiglierà il discepolo di alchimia sull'importanza di questa allegoria del Massacro degli Innocenti: "che egli si sforzi (il discepolo) di comprendere l'allegoria del Massaro degli Innocenti, di Nicolas Flamel, così come la spiegazione chiara che ne dà Limojon, così chiaramente quanto può farlo un maestro dell'arte. Sin dal momento che saprà ciò che sono, metallicamente, questi spiriti dei corpi designati con il sangue degli innocenti sgozzati, in quale modo l'alchimista opera la differenziazione dei due mercuri, avrà varcato l'ultimo ostacolo e nulla, in seguito, se non la sua impazienza, potrà frustralo del risultato sperato".

In quanto a noi, potremmo comparare la bella incisione colorata da Julien Champagne alla foto della stessa vetrata, riprodotta nell'edizione Pauvert (1964) di Il Mistero delle Cattedrali.



E con il mio quasi omonimo Georges Renard, il cui opuscolo del 1927 sulla Santa Cappella del Palazzo, edito da Les Beaux livres du foyer français, è impreziosito da illustrazioni di Albert Robida, continuare a portare i nostri sguardi sulle magnifiche vetrate di cui dobbiamo la restituzione a due artisti di grande talento: il signor Steinheil per il disegno, il signor Lusson per la fabbricazione.

Esse sono infatti come "un mosaico traslucido e fiammeggiante in cui giocano i raggi del sole".



 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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[Traduzione di Massimo cardellini]

 

 

Link al saggio tradotto:

La Sainte Chapelle et Champagne

 


Post originale datato sabato 4 febbraio 2006

 

 

© JULIEN CHAMPAGNE

 

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13 maggio 2009 3 13 /05 /maggio /2009 13:49

 

CHAMPAGNE, UN POSSIBILE AUTORITRATTO

 



Sulla copertina dell’edizione francese del suo libro Fulcanelli e, così mi sembra su quella di quellal italiana, ma non su quella inglese, Geneviève Dubois ha fatto riprodurre un quadro riprodotto qui sopra e che mi sembra rappresentare Julien Champagne.


Credo possa trattarsi di un autoritratto, precedente a quello di “Champagne anziano” già menzionato e nettamente più lusinghiero.

Intuitivamente, lo daterei agli anni detti ruggenti o anni Venti del XX secolo.


Qualsiasi precisazione su questa opera sarà la benvenuta, a tutti un sentito ringraziamento anticipato.









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Post originale datato sabato 4 febbraio 2006.


[Traduzione di Massimo Cardellini]


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JULIEN CHAMPAGNE

 


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12 maggio 2009 2 12 /05 /maggio /2009 13:47

 

 

RAYMOND ROUSSEL E CHAMPAGNE








 

Se Champagne era intimo dei Lesseps, anche Raymond Roussel, lo scrittore eccentrico e miliardario (1877-1933), lo era. Entrambi in effetti frequentavano assiduamente la dimora della famiglia Lesseps, Viale Montaigne, come d’altronde Fulcanelli ed Eugène Canseliet.

 

Poeta molto poco letto, come direbbe François Rabelais, ha redatto delle opere dal fascino oscuro, che prefigurano il surrealismo. André Breton l’ha d’altronde qualificato come «il più grande ipnotizzatore dei tempi moderni”.

 

Alcuni dei suoi libri sono nettamente impregnati di ermetismo, come Locus Solus (1914), L’étoile au front (1925) o La poussière de soleils (1927).

 

Per scriverli, ha impiegato un procedimento che richiama la cabala (solare, appunto), cara a Fulcanelli

 

Su questa commovente foto con dedica del maggio 1933, l’anno della sua morte dunque, ha scritto queste parole: La mia foto a 18 anni”. Siamo dunque verso il 1895.

 

Nel suo Deux Logis Alchimiques (Pauvert, 1979), Eugène Canseliet, che ritroveremo presto, si ricorda, a proposito di un incontro con André Breton: “Non nascondemmo all’autore di Najda, che di un buon numero di persone, sempre di alta levatura, che vedevamo vicino al Maestro, in Viale Montaigne, fu Raymond Roussel quello che ci impressionò di più. E questo in un modo che ci sembrava molto sconveniente, che il nostro vecchio Julien Champagne potesse chiamare ‘la Classe’, quest’uomo distinto. È vero che entrambi erano dello stesso contingente del 1877 e che il ‘Signor Roussel’ appassionato di motori a scoppio, aveva molta stima per il disegnatore Fulcanelli e Bertand de Lesseps. C’era anche il fatto che con il figlio maggiore di Ferdinand, Champagne era l’inventore della slitta a motore che Raymond Roussel ammirava in viale Montaigne e che d’altronde fece fotografare”.

 

Questa slitta è riprodotta in Deux Logis Alchimiques.

 

Nel suo libro Fulcanelli, Geneviève Dubois riproduce una foto di Champagne, molto probabilmente vicino alla slitta in costruzione (1914).

 

Non lasciamo Raymond Roussel senza menzionare il suo singolare eclettismo: scopritore di un teorema matematico, inventore di una formula di scacchi, depositò nel 1922 un brevetto sull’utilizzazione del vuoto per la non dispersione del calore (brevetto n° 28628). Jacques Keystone in Prisme Hebdo accosta questo brevetto ai lavori di Fulcanelli (www.prismeshebdo.com).

 

Né senza registrare questa curiosa affermazione di Isabelle Canseliet, in un numero del 1985 della rivista Tempête chymique: “Potrebbe essere che Irène Hillel-Erlanger sia stata ricevuta da Fulcanelli. Raymond Roussel lo fu”. Per Richard Khaitzine, Fulcanelli, che nelle sue opere Roussel chiama soprattutto Volcan, fu semplicemente il “precettore” o il professore di scienza di Raymond.

 

 





 


 

 

 

La-Femme-invisible.JPG


http://in-memoriam-raymond-roussel.over-blog.com/

 

 

 

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Post originale datato sabato 4 febbraio 2006


[Traduzione di Massimo Cardellini]


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JULIEN CHAMPAGNE

 


 

 

 

 






 

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Presentazione

  • : Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • : Divulgazione degli aspetti della vita, degli ambienti conosciuti, delle personalità frequentate e dell'arte di Jean Julien Champagne, uno dei membri dell'ambiente in cui operò Fulcanelli, il più celebre alchimista del XX secolo.
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