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1 agosto 2009 6 01 /08 /agosto /2009 22:25



















Secondo certe informazioni contemporanee, la Fontana parigina del Vertbois (3° circoscrizione), restaurata da poco, daterebbe al 1712.

Non è il parere di Fulcanelli, che ne fa la tavola XXVI del suo Le Dimore Filosofali, illustrate come le altre da Julien Champagne e di cui ecco il titolo: Parigi- Conservatorio delle Arti & Mestieri. Bassorilievo originale della Fontana del Vertbois (1633).


Sappiamo che il Conservatorio in questione è il uogo privilegiato del romanzo esoterico Il pendolo di Foucault  (1988) di Umberto Eco, autore italiano di numerose opere interessanti, come il famoso Il nome della Rosa (1980), altro opera narrativa, ma anche di numerosi saggi di grande erudizione, come
Lo strano caso della Hanau 1609, Bompiani, Milano, 1989, dedicato all'alchimista tedesco Heinrich Khunrath, del XVII secolo.

Amici ed amiche lettori, vogliate ammirare sulle nostre due riproduzioni la qualità del lavoro dell'artista Julien Champagne e questo prima del restauro.

Questo bel vascello è sicuramente il vascello dell'Opera alchemica, già menzionato. Ma Fulcanelli ne mette "in rilievo" alcuni dettagli: "Certo potremmo mettere in dubbio la giustezza della nostra osservazione, e là dove riconosciamo una pietra enorme, agganciata al bastimento con il quale fa corpo, non notare che un ordinario fagotto di qualunque mercanzia".

Questa pietra è dunque anch'essa quella dell'Opera. Fulcanelli prosegue: "Inoltre, il vascello, visto da dietro, sembra allontanarsi dall'osservatore e mostra che il suo spostamento è assicurato dalla vela di mezzana, ad esclusione delle altre... Ora, i cabalisti scrivono mezzana [artimon] e pronunciano antémon  o antimon, vocabolo dietro cui essi nascondono il nome del soggetto dei saggi".

 

 



Nel suo studio storico, introduttivo dell'edizione di René Alleau a Le Livre des Figures Hiéroglyphiques di Nicolas Flamel,(Denoël, 1972, Retz, 1977);  [Tr. it.: Il Libro delle figure Geroglifiche di Nicolas Flamel, Edizioni Mediterranee, Roma, 1978], Eugène Canseliet, "unico discepolo di Fulcanelli", senza molto aggiungere alla spiegazione sopra citata che non è beninteso che un estratto soggettivo, sottolinea la perennità del simbolo: " Non è inopportuno segnalare... che l'ermetismo di questa scultura... fu molto fedelmente utilizzata per l'inaugurazione dei grandi magazzini a Rouen, con l'edizione di una medaglia opera del maestro ceramista Pierre Olivier... Su questa maiolica, di una maestria perfetta, il vascello della Grande Opera, circondato dai laghi d'amore, reca, per di più, in poppa, la conchiglia dei pellegrini di san Giacomo ed il vocabolo Kore che in greco antico significa: giovane ragazza, vergine".

Canseliet precisa in nota a pie' di pagina che
almeno alcuni esemplari di questo bassorilievo verniciati, di colore rosso e uscito dal laboratorio dellel Belle-Arti di Rouen, furono firmati.



 

 


Ad ogni modo, questa fontana potrebbe essere la prima fontana pubblica installata a Parigi:

 


 



 

 


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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato martedì 21 febbraio 2006.


LINK al post originale:
Champagne et la fontaine del Vertbois


© JULIEN CHAMPAGNE

 

 

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31 luglio 2009 5 31 /07 /luglio /2009 17:01


I CONDISCEPOLI DI JULIEN CHAMPAGNE







Il maestro di Julien Champagne alla Ècole des Beaux Arts di Parigi, Léon Gérôme, ebbe numerosi allievi. Si dice che ne ebbe più di duemila ed ha avuto su di loro una notevole influenza, essendone non solatnto rispettato ma, a quanto si dice, amato. Alcuni artisti frequentarono inoltre il suo laboratorio personale. Fu il caso di Julien?

Molti di questi condiscepolidi Champagne portano dei nomi ai giorni nostri poco familiari al grande pubblico. Citaimo Léon Bakst, Léopold Batut, Frederick Arthur Bridgman, Gustave Courtois, Léon Charles Caniccioni, Pascal Dagnan-Bouveret, Henry d'Estienne, Maxime Faivre, Jules Alexis Muenier, René-Xavier Prinet.

Tre almeno degli allievi di Léon
Gérôme sono tuttavia attualmente famosi su scala mondiale: Odillon Redon (1840-1916), Fernand Léger (1881-1955), l'ultimo discepolo di Géromo sembra, ed Aristide Maillol (1861-1941), di cui riproduciamo qui sopra una delle sculture intitolate "La Rivière" [Il Fiume], del 1939.

Questa scultura sarebbe stata creata in omaggio allo scrittore Henri Barbusse (1873-1935). Un esemplare è attualmente visibile ai giardini delle Tuileries, a Parigi.

Secondo Richard Khaitzine, nel suo "Paris, Secrets et Mystères" [Parigi, Segreti e Misteri], edito da Le Mercure Dauphinois, nel 2006, Vincent van Gogh (1853-1890) e Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) furono egualmente degli allievi di Léon
Gérôme. Sempre secondo Khaitzine, Gérôme avrebbe infine incoraggiato il Doganiere Rousseau.

Julien Champagne conobbe alcuni di questi artisti, dai meno conosciuti ai più noti? Senza dubbio, ma per ora manco di dettagli in merito.

Uno di essi almeno fu tra i suoi amici ed è citato da Eugène Canseliet nella sua prefazione ala seconda edizione di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli (omnium Littéraire, 1960).

Canseliet ricorda in effetti che Julien Champagne "era stato l'allievo di Jean Léon
Gérôme, così come il nostro comune amico, il mio povero caro vecchio Mariano Ancon, artista fiero, degno dei tempi antichi, morto in miseria nel 1943, in mezzo alle sue tele ammucchiate a centinaia, nel suo piccolo alloggio di rue de la Chapelle a Saint-Ouen, che doveva essere presto annientato dal terribile Bombardamento.

Allievo come Julien Champagne di Léon
Gérôme, il pittore Mariano Ancon, cu sui ogni altra informazione sembra essere sparita, come sotto un intenso bombardamento di silenzio, o gettata  nel grande fiume dell'indifferenza, è stato dunque un amico comune di Eugène Canseliet e Julien Champagne.







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[Traduzione di Massimo Cardellini]



Post originale datato domenica 19 febbraio 2006



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LES CONDISCIPLES DE JULIEN CHAMPAGNE


© JULIEN CHAMPAGNE

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30 luglio 2009 4 30 /07 /luglio /2009 15:59








Le Mans, strada della casa di Adamo ed Eva.










 











Ci sono in Francia diverse case di Adamo ed Eva, esse sembrano avere un significato ermetico o alchemico. Quella di Montferrand (Puy de Dôme, XV secolo) rientra in questo caso, ce n'è una anche a Le Mans (Sarthe), alla quale è dedicato un intero capitolo di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli: Il mito alchemico di Adamo ed Eva).

La tavola di Julien Champagne che è una delle illustrazioni e che è riprodotta qui sopra porta il numero X e si intitola: "Le Mans- Casa di Adamo ed Eva, Bassorilievo del XVI secolo".

Ecco una parte del commento di Fulcanelli a questo proposito:

"Questa dimora filosofale, situata a Le mans, ci mostra, al primo piano, un bassorilievo rappresentante Adamo, il braccio alzato a cogliere il frutto dell'Arbor Scientiae, mentre Eva avvicina il ramo verso di lui,
aiutandosi con una corda. Entrambi reggono dei filatteri, attributi destinati ad esprimere il fatto che questi personaggi hanno un significato occulto, diverso da quello della Genesi. Questo motivo, maltrattato dalle intemperie, che non hanno risparmiato le grandi masse, è circoscritto da una corona di foglie, di fiori e di frutti, geroglifici della natura feconda, dell'abbomdanza e della produzione".

Da allora, la casa è stata per fortuna restaurata, il che ci permette di offrire delle fotografie più recenti dello stesso bassorilievo, la fotografia riprodotta alla fine di questo post non è perfetta, tuttavia permette per lo meno la comparazione con il lavoro di Julien Champagne.



Ma lasciamo Fulcanelli proseguire la sua descrizione e la sua elucidazione:

"A destra e sopra, si distinguono, tra il fogliame sgretolato, l'immagine del sole, mentre a sinistra appare la luna. I due astri ermetici vengono ad accentuare e precisare ancora la qualità scientifica e l'espressione profana del soggetto preso in prestito dalle sacre Scritture".

Facciamo notare di sfuggita che il sole è rappresentato frontalmente e la luna di profilo, ma quale rapporto c'è tra il mito di Adamo ed Eva e l'Alchimia?

A causa del fatto che siamo costretti a rispondere brevemente a questa difficile domanda, rimandiamo senza esitare i nostri lettori e le nostre lettrici a Le Dimore Filosofali, non senza aver loro precisato con Fulcanelli:

"Adamo è la prima materia dell'arte e 'questo soggetto è tuttavia, e primariamente, la madre dell'Opera, come Eva è la madre degli uomini'".

Prima di lasciare Le Mans, diciamo egualmente alcune parole sulla storia di questa casa, a volte confusa con quella chiamata "dei due amici" (XV secolo.

Sarebbe stata costruita nel 1525 da Jean de L'Epine, medico e astrologo.

Il bassorilievo che ci occupa è a volte chiamato "di Arianna e di Bacco". Cosa che non deve essere sfuggita a Fulcanelli.





 











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[Traduzione di Massimo Cardellini]


Post originale datato sabato 18 febbraio 2006.

LINK al post originale:
Champagne Manceau: Adam et Eve

 

© JULIEN CHAMPAGNE

 

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27 luglio 2009 1 27 /07 /luglio /2009 10:02



Julien Champagne e lo scudo finale





Ecco senz'altro la parte dell'opera di Julien Champagne che ha fatto scorrere sino ad oggi più inchiostro, è paradossale, ma è così.

Si tratta dell'ultimo disegno dell'artista alla fine di I Misteri delle Cattedrali di Fulcanelli. Per Robert Ambelain nel 1962 in "Les Cahiers de la Tour Saint-Jacques", è chiaro che questo ornamento che "Champagne ha firmato, lui stesso, sua prima opera, Le Mystère des Cathédrales".


Giudica che queste insegne siano quasi parlanti: "dal volto, al color champagne oro, ad un ippocampo d'argento, posato su un palo e legato in brossura...".

E aggiunge: "Sotto lo scudo, la banderuola o listello araldico porta la massima del firmatario: "Uber Campa Agna", che deve leggersi, egli afferma Hubert Champagne.

Canseliet nella sua risposta, ovviamente, contesta, pretendendo che "è inesatto che Champagne ricevette questo terzo nome, corrispondente cabalistico del latino uber".

Ebbene, per una volta, può darsi che egli non abbia ragione del tutto, se si crede all'opinione della notizia del decesso di Jean-Julien, riprodotto da Dubois e Ségaud. E si capisce male su questo punto la ritrattazione ulteriore di Ambelain.

Ma è vero anche che l'atto di nascita di Champagne, consociuto dalle stesse fonti, non menziona che il nome Jean-Julien.

Dunque non è
tutto limpido, ma ricordiamoci lo stesso che il "nome d'arte" di Champagne era Julien, il suo nome usuale nella sua famiglia era Hubert.

Ambelain mantiene nell'insieme la sua interpretazione e conclude trionfalmente: "Si potrebbe sostenere che lo scudo 'dalla figura al color champagne oro' che chiude il primo libro di Fulcanelli, con la sua massima Uber Campa Agna, non hanno rapporto con l'autore, ma semplicemente con l'illustratore... Non è così. Il primo ha voluto mostrare che si identificava con il secondo. Perché l'anagramma di Fulcanelli dà 'L'écu final', [Scudo finale]".

Non sono convinto da questa conclusione, innanzitutto, questa interpretazione... non è che un'interpretazione. E poi, noto che l'anagramma non è perfetto, come direbbe Grasset d'Orcet, manca una "L". O meglio: Ciò che vedo è che manca una L.

Infine, questo blasone è stato oggetto di interpretazioni divergenti: Nel suo Fulcanelli, une identité Révélée [Fulcanelli un'identita rivelata (Claire Vigne, 1996) Frédéric Courjeaud termina la sua ricerca identificando, sulla stessa base, Camille Flammarion.

E infine, sul suo eccellente sito parzialmente consacrato all'alchimia (http://hdelboy.club.fr/index.html), Hervé Delboy riproduce il blasone qui sotto e punta il dito su Pierre de Lesseps, citando a questo proposito l'opinione dell'ermetista Serge Hutin, autore, soprattutto, di un famoso volumetto della collezione Que Sais-Je?, della casa editrice PUF, sull'alchimia.

Opinione che riproduce, sempre da Serge Hutin, Patrick Rivière, altro ermetico, nel suo Fulcanelli, qui sui-je? [Fulcanelli, chi sono?], apparso nel 2004 presso Pardès: "Il simbolico cavalluccio marino era in considerazione presso i Lesseps". E precisa che senza dubbio serviva, in avenue Montaigne, da "scudo da ornamento".





 

















 










 

 

Queste insegne parlanti potrebbero essere quelle dei Fratelli Cavalieri di Eliopoli? Non abbiamo forse evidenziato abbastanza sino ad oggi, che la tradizione che sono tentato di dire essere quella dello scudo finale è stata ripresa, a comincuare dal discepolo di Fulcanelli e amico di Julien Champagne, Eugène Canseliet.
 

È così che alla fine del suo volume Alchimie, études diverses, (Pauvert, 1964 e 1978), Canseliet ha fatto apporre il suo proprio blasone esoterico. 

E affinché nessuno ignori che che sono le sue insegne che sono qui rappresentate, le ha fatte accompagnare con la sua massima ermetica personale, in forma di gioco di parole cabalistico:

"Quand Sel y est."]*


In quanto alla tavola dei fuori testo che segue immediatamente, essa precisa che si tratta del "blasone della Grande Opera per via secca".



Adepto della stessa via, e lui stesso discepolo di Eugène Canseliet, Jean Laplace ha fatto rappresentare le sue insegne di elezione alla fine del suo articolo non firmato intitolato Aperçu vitriolique e apparso nel 1988 nel n° 31 della rivista "La tourbe des philosophes".




"L'or y vit." [Ci vive l'oro].





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* raduzione alla lettera: "Quando Sale c'è", ma omofoneticamente: Canseliet! [Nota del traduttore]



[Traduzione di Massimo Cardellini]


Post originale datato
Sabato 18 febbraio 2006.

LINK al post originale:
JULIEN CHAMPAGNE ET L'ECU FINAL



© JULIEN CHAMPAGNE

 

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19 luglio 2009 7 19 /07 /luglio /2009 19:17




CHAMPAGNE NEL SUO LABORATORIO




Che Julien Champagne abbia operato in laboratorio sembra incontestabile. Ecco una foto estratta dai "Cahiers de la Tour Saint-Jacques" già menzionati, nella parte dedicata al "dossier Fulcanelli" (1962).

È intitolata precisamente: "Jean-Julien Champagne nel suo laboratorio" e situata nella parte della rivista in cui si trova la risposta di Eugène Canseliet alla requisitoria di Robert Ambelain.

Canseliet nel suo testo sembra considerarlo più come uno spagirico che un alchimista, cioè uno che non prendeva in considerazione, secondo lui, le influenze esterne richieste nelle manipolazioni, contrariamente
ad esempio, ad un Fulcanelli: Il che non gli impediva che si dedicasse, a dire il vero molto scomodamente, con l'aiuto di una piccola stufa rotonda, a numerosi tentativi  di spagiria attraverso la via del crogiolo".

In quando al luogo della foto, potrebbe trattarsi della rue Vernier, a Parigi, piuttosto che rue Rochechousrt o della periferia parigina.

Canseliet prosegue infatti: sullo stesso corridoio del sesto piano (della rue Rochechouart), pensare che Champagne aveva un laboratorio, sarebbe altrettanto falso di credere che ne aveva avuto uno precedentemente, anche molto modesto, a Villiers-le-Bel. La sola struttura degna del nome di laboratorio di cui egli dispose, in una stanza a parte, si trovava in rue Vernier in cui gli feci visita ogni settimana, dall'estate del 1916".

Se seguiamo Canseliet, questa foto sarebbe dunque stata scattata nel laboratorio creato dai Lesseps a disposizione di Julien e durante la prima guerra mondiale, quando il nostro artista era prossimo alla quarantina.












nourry.champagne.jpg
 

Delle competenze alchemiche di Champagne, Emile Nourry, alias Pierre Saintyves, fu rapidamente convinto, poiché sin dal 1927 dava notizia in uno dei suoi cataloghi di libraio della pubblicazione dell'edizione originale di I Misteri delle Cattedrali di Fulcanelli, precisando: Fulcanelli, con una rara penetrazione, si è applicato a raccogliere tutti i simboli di vetro o di pietra delle cattedrali e ce li ha resi sensibili con arte notevole.

È stato inoltre aiutato in quest'opera da un artista, Julien Champagne, che è egli stesso, tutto lo prova, un sapiente ermetista.

 

labosuite.champagne.jpg


Fine 2008, Ibrahim ha pubblicato nel suo eccellente sito referenziato qui sotto, "La Rue de l'Alchimie", una foto inedita del laboratorio di Julien Champagne, che, egli aggiunge a giusto titolo comporta una dedica di quest'ultimo a Pierre Dujols.


Questa foto conservata da Magofon sino al asuo decesso sembra provenire, molto probabilmente in modo indiretto, dalla famiglia dell'autore dell' Ipotiposi al Mutus Liber:


http://hermetism.free.fr/personne%20Fulcanelli.htm

http://hermetism.free.fr/personne%20Fulcanelli.htm#laboratoire




 

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[Traduzione di Massimo Cardellini]



Post originale datato Sabato 18 febbraio 2006
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Champagne dans son laboratoire


© JULIEN CHAMPAGNE

 

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12 luglio 2009 7 12 /07 /luglio /2009 09:15




Julien Champagne al sorriso di Reims








C'era una volta, a Reims, una casa del XII secolo, di cui soltanto il timpano sopravvisse alla tormenta dei secoli. Andò a riposare al Museo lapidario della città. Fulcanelli lo trasse dal suo sonno per l'edificazione del lettore del suo Le Dimore Filosofali e Julien Champagne lo disegnò (tavola II delle Dimore sopra riportato).

"Questo timpano", precisa Fulcanelli, "è conservato al Museo lapidario di Reims, Alloggiato nei locali dell'ospedale civile (antica abazia di Saint-Rémi, rue Simon). Lo si scoprì verso il 1857, durante la costruzione della prigione, nelle fondamenta della casa detta della Cristianità di Reims, situata sulla piazza del Sagrato, e che recava l'iscrizione: Fides, Spes, carits. Questa casa apparteneva al Capitolo".

Sappiamo che la fede, la speranza e la carità, rappresentano per il cristianesimo le tre virtù teologali, come la forza, la giustizia, la prudenza e la temperanza, studiate a Nantes in Le Dimore Filosofali, ne sono le virtù cardinali. Ma è il timpano stesso e non le virtù, che questa volta fissa e trattiene, diremmo noi, l'attenzione di Fulcanelli: "Ecco l'ammirabile timpano che decorava, nel lontano XII secolo, la porta d'ingresso di un'antica casa di Reims. Il soggetto, molto trasparente, non necessiterebbe di una descrizione. Sotto una grande arcata che inscrive altre due geminate, un maestro insegna al suo discepolo e gli mostra con il dito, sulle pagine di un libro aperto, il passaggio che sta commentando. Sotto, un giovane e vigoroso atleta strangola un animale mostruoso, forse un drago, di cui non vediamo che la testa e il collo. Si trova accanto a due giovincelli strettamente slanciati. La Scienza appare così come dominatrice della Forza e dell'Amore, opponente la superiorità dello spirito alle manifestazioni fisiche della potenza e del sentimento".





In questo giorno successivo alla festa di San Valentino essa stessa sottoposta alla tirannia del denaro, ecco una ben austera e bella lezione. Ma Fulcanelli prosegue: "come ammettere che una costruzione, segnata da un tale pensiero, non sia appartenuta a qualche filosofo sconosciuto? Perché rifiuteremmo a questo basso rilievo il credito di una concezione simbolica emanante da un cervello colto, di un uomo istruito affermante il suo gusto per lo studio e predicante l'esempio? Avremmo dunque il più grande torto, sicuramente, di escludere questo luogo, dal frontispizio così caratteristico, dal numero delle opere emblematiche che ci proponiamo di studiare sotto il titolo di Dimore Filosofali".

Tratto dal suo lungo sonno, il timpano della casa di Reims, magnificamente riprodotto da Julien Champagne, apre dunque bene il ciclo delle Dimore dell'illustre e misterioso Fulcanelli.

E indubbiamente era, di fatto, salubre che quest'insegnamento scritto e disegnato da un maestro e dal suo discepolo, fosse dispensato nella città reale in cui, un secolo più tardi, venne a fiorire il sorriso luminoso, e lo sguardo impregnato di fede di speranza e di carità, di  un angelo alato.














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[Traduzione di Massimo Cardellini]


Post originale datato Mercoledì 15 febbraio 2006


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JULIEN CHAMPAGNE AU SOURIRE DE REIMS

© JULIEN CHAMPAGNE

 

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6 luglio 2009 1 06 /07 /luglio /2009 12:13


Champagne e la slitta ad elica


 

Julien Champagne fu utilizzato dalla famiglia de Lesseps non soltanto come disegnatore ed alchimista, ma anche come ingegnere.

È così che egli mise a punto in avenue Montaigne, per, e nella residenza dei de Lesseps, la slitta ad elica in fotografia qui sopra. Questa immagine è stata inserita da Eugène Canseliet nei suoi Due luoghi alchemici.

Sembra che Champagne ne sia stato l'inventore, e nei fatti, seconto Canseliet il co-inventore con il figlio maggiore di Ferdinand de Lesseps.

In un articolo di "Prisme Hebdo" del 2004 Fulcanelli: un segreto "inviolabile", Jacques Keystone avanza l'ipotesi dello sviamento da parte di Champagne di un'invenzione di Fulcanelli che all'epoca avrebbe lavorato alla difesa nazionale.

Siamo infatto in quel momento alla vigilia dello scatenamento della prima guerra mondiale e, nel sup libro Fulcanelli, Geneviève Dubois colloca una fotografia di Julien vicono al turbo-propulsore in costruzione, che lei data al giugno 1914. Aggiunge che le prove ebbero luogo nel luglio dello stesso anno e che Champagne vi ha associato il suo amico romanziere Raymond Roussel, già nominato.

 

Canseliet da parte sua precisa che Roussel ammirava molto questa slitta, che d'altronde fece fotografare. Si tratta della stessa fotografia?


Poiché siamo tornati su Roussel, mi dispiacerebbe di non ringraziare uno dei miei lettori chiamato Canterel, e che mi ha fatto notare che Zo, il disegnatore di Roussel, ha avuto lo stesso posto presso l'autore di La doublure di Champagne presso Fulcanelli.

 

Roussel era di fatto anche lui molto esigente e direttivo in materia d'illustrazione delle sue opere.

 

Per tornare alla slitta ad elica e se non si vede a quale utilità un tale marchingegno potesse avere per gli eserciti in Europa occidentale e centrale, è adatto in Ameriva e nell'Europa settentrionale soprattutto.

 

Il russo Dimitri Riabouchynski(1882-1962) studia sin dal 1906 le eliche propulsive e produce una slitta ad elica rudimentale all'istituto di aerodinamica di Koutchino.

 

In Francia, jean Baptiste Charcot (1867-1936) realizza sin dal 1908 ile sue slitte automobili di Dion-Bouton in vista di spedizioni nell'Antartico;ne conclude l'incompatibilità dell'elica con la neve.

 

Nel 1912, Douglas Mawson (1882-1958), esploratore australiano che fu il primo a raggiungere il polo sud, tenta invano lui stesso una slitta ad elica che non resiste al blizzard. È questa slitta l'oggetto del disegno a colori presentato qui in fondo al post.

 

Nel 1922, il Quebecchese canadese oseph-Armand Bombardier (1907-1964) mette a punto una motoneve, detta anche veicolo autoneve, chedi fatto è una slitta ad elica.

 

L'invenzione di Julien Champagne era dunque bene in fase con la scienza d'inizio XX secolo. Fece sensazione quando la slitta fu condotta, nel dopoguerra, dal trio Champagne-Roussel- Canseliet per le strade di Parigi. Ascoltiamo Canseliet ricordarsene, nel 1979: "Questo apparecchio, in anticipo sulla sua epoca, era, per Raymond Roussel una fonte di grande piacere. Questo ci ricorda quella fine pomeriggio, in cui pomposo l'autore di La Polvere di soli, ci condusse, Champagne ed io, sino a rue de Rochechouart. In quell'anno di grazia 1925, fu un bel gruppetto che si formò intorno all'enorme vettura automobile e che infastidì il tram che andava su e giù su una via unica".

 

Bene, facciamo l'augurio insieme, caro e furbo Eugène Canseliet, andare su e giù su quest'unica via, che non è soltanto quella dei tram quanto quella di Julien Champagne, detta altrimenti dell'arte e dell'alchimia.

 

Anche se "l'enorme vettura automobile" di cui parliamo non è senz'altro la slitta ad elica di Lesseps e Champagne, ma piuttosto la roulotte di lusso che ai giorni nostri qualificheremmo probabilmente come camper e che fu precisamente consegnata nel 1925 all'estroso Raymond Roussel.

 

 









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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato Martedì 14 febbraio 2006


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CHAMPAGNE ET LE TRAINEAU A HELICE

© JULIEN CHAMPAGNE

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28 giugno 2009 7 28 /06 /giugno /2009 17:12


Julien Champagne e i giacobini







Chi si ricorda oggi dell'origine della parola "giacobino", legato alla rivoluzione francese?

Giacobino era il nome parigino dei frati domenicani di Saint-Jacques [San Giacomo], Jacobus in latino.


Quest'ultimi avevano nel XIII secolo fondato a Parigi un convento che portava il loro nome. Portò anche inoltre quello di Saint-Jacques, che fu egualmente dato alla strada in cui era situato.

Nel XVII secolo, il convento domenicano fu trasferito in rue Saint-Honoré ed accolse nel 1789 la Società degli amici della Costituzione, presto chiamata Club dei Giacobini (Jacobins). Nel 1795, la Convenzione decise di destinare l'edificio a mercato, che divenne il mercato Saint-Honoré. Sorvoliamo su questo episodio di vandalismo, mercantile quanto rivoluzionario.

In un articolo del numero di aprile del 1993 della rivista Archeologia, dedicato alla presenza di Saint-Jacques a Parigi, Humbert Jacomet, conservatorio del patrimonio, sembra datare al 1206 la fondazione del convento ed afferma: "Durante il XVIII secolo si poteva vedere la cappella e la primitiva loggia dei Frati, inglobate nell'immenso convento di coloro che
successivamente non si chiamarono più che Giacobini".

Fulcanelli precisa, in Il Mistero delle Cattedrali: "La chiesa dei Domenicani, -che vi alloggiavano e vi si erano stabiliti verso l'anno 1217,- dovette la sua fondazione a Luigi IX. Era situata in rue Saint-Jacques e posta sotto il vocabolo di Saint-Jacques le Majeur (il Maggiore). Le Curiositez de Paris [Le Curiosità di Parigi], apparse nel 1716 presso Saugrain l'
aîné, aggiungono che a fianco della chiesa si trovavano le scuole del Dottore angelico".

Questo dottore è sicuramente san Tommaso d'Aquino. Ecco cosa aggiunge Fulcanelli sullo stemma simbolico del XIII secolo che si può vedere qui sopra riprodotto da Julien Champagne nel 1911: Lo stemma, detto di san Tommaso d'Aquino, fu disegnato e dipinto esattamente  nel 1787 e dalla vetrata stessa, da un ermetista chiamato Chaudet. È il disegno che ci permette di descriverlo".

Aggiungiamo da parte nostra che è commovente constatare che la filiazione Chadet-Champagne ha permesso la conservazione di questa vetrata, due secoli dopo lo smantellamento della chiesa che lo conteneva.

Ma ascoltiamo la lezione di araldica di Fulcanelli a questo proposito:

 "Lo scudo francese, inquartato, ha alla sua sommità un segmento arrotondato che lo domina. Questo pezzo supplementare mostra un matraccio d'oro rovesciato, circondato da una corona di spine verdi su un campo di sabbia. La croce d'oro porta tre globi azzurri in punta, braccio destro e sinistro, con un cuore rosso con rami verdi al centro. Sul cuore, delle lacrime d'argento cadendo dal matraccio si radunano e si fissano. Al cantone del capo destro, bipartito d'oro con tre astri di porpora e azzurro con sette raggi d'oro, è opposta sulla punta sinistra una terra di sabbia con spighe d'oro in campo scuro. Al cantone del capo sinistro, una nuvola viola in campo d'argento e tre frecce dello stesso colore pennate d'oro, dardeggianti verso il basso. In punta destra, tre serpenti d'argento in campo verde".

E Fulcanelli conclude, questa volta come alchimista ed in modo incomparabilmente più breve:

"Quest'emblema ha tanto più importanza per noi in quanto svela i segreti relativi all'estrazione del mercurio e alla sua congiunzione con lo zolfo, punto oscuro della pratica sul quale tutti gli autori hanno preferito conservare un religioso silenzio".

Tacere.







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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato Lunedì 13 febbraio 2006


Link al post originale
JULIEN CHAMPAGNE ET LES JACOBINS


© JULIEN CHAMPAGNE



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24 giugno 2009 3 24 /06 /giugno /2009 17:10




Champagne e Jules Boucher

 

 

 

 

 

 

 

È senz'altro giunto il momento di fare maggior conoscenza con un'altra relazione di Julien Champagne, che avremmo potuto già incontrare quando abbiamo evocato Louise Barbe, modella del nostro pittore.

 

Jules Boucher (1902-1955) ha come Louise Barbe, lavorato alla Società Poulenc.

 

Personalità complessa se non controversa, come avremo modo di vedere, questo chimico resta oggi conosciuto per dei lavori di ispirazione massonica e martinista, che traducono anche la sua propensione per la magia.

 

Citaimo il suo articolo Du martinisme et des ordres martinistes (1950), ed i suoi libri Manuel de magie pratique (1941 e 1953) e La symbologie maçonnique (1948), [Tr.it.: La simbologia massonica, Atanor, Roma, 1980; 1997; 2003].

 

Nel 1948 fonda un ordine martinista rettificato. Ma per tornare a Julien Champagne, lo conosceva sin dal 1922. Secondo Geneviève Dubois, l'avrebbe incontrato quell'anno tramite un parente di Julien che lavorava egualmente presso Poulenc.

 

È da osservare che Champagne prese allora, sembra, Boucher come discepolo in alchimia (così come altri, di cui un altro impiegato di Poulenc, Gaston Sauvage, che abbiamo già incontrato a Sarcelles) e si faceva passare da lui per Fulcanelli. Gli ha inoltre dedicato Le Mystères des Cathédrales firmando "A. H. S. Fulcanelli".


  
AHSboucher.champagne.jpg

Secondo Robert Ambelain, i due uomini non si lasceranno più, sino alla morte di Julien. Eugène Canseliet contesta questo punto (cfr. il dossier Fulcanelli di "La Tour Saint-Jacques").

 

È da osservare a questo proposito che Ambelain è vicino intellettualmente a Boucher, come Robert Amadou lo sarà in seguito di Ambelain, per quanto ci è dato sapere.

 

Resta il fatto che questa amicizia tra Champagne e Boucher condurrà il primo a raggiungere il secondo in attività sulfuree, in seno alla confraternità- diremmo oggi la setta?- del Grand Lunaire [Grande Lunare], che frequentò anche Gaston Sauvage e dove Boucher che amava gli pseudonimi (Léo Rober, Julius Bellifer, Julius Hucerbo, Onésime Chagorne, Hugues Colbert), portava il nome evocatore di Herjus le Bouc.

 

Il che, spiega Eugène Canseliet, contribuì fortemente ad alienargli la "potente protezione" di Fulcanelli.

 

Secondo Ambelain, alla morte di Champagne, nel 1932, Boucher avrebbe preso dal suo domicilio gli originali delle tavole che illustravano le opere di Fulcanelli, ed altri documenti. Canseliet rileva a proposito di questi disegni originali che essi erano su carta bristol. Cosa ne è stato?


 

 

 

 

 


Nel 1935 e 1936, Boucher pubblicò, sotto le iniziali J. B., diversi articoli ad argomento alchemico nella rivista Votre Bonheur [La Vostra Felicità], diventata in seguito Consolation [Consolazione]. Utilizzò allo scopo, certi documenti presi da Champagne? Ad ogni modo, uno dei suoi articoli, riprodotto da Dubois, tratta della croce ciclica di Hendaye, di cui speriamo poter riparlare, croce che sarà l'oggetto di un aggiunta da Canseliet nelle nuove edizioni, apparse dopo al seconda guerra mondiale, del I Misteri delle Cattedrali di Fulcanelli.

 

Boucher era inoltre sinceramente convinto a mio avviso che Champagne, che si faceva passare volentieri per ciò che non fu, era Fulcanelli.

 

Nel 1952 ancora, pubblicherà sulla rivista Initiation & Science [Iniziazione & Scienza] dei commenti al trattato alchemico Science écrite de tout l'art hermétique (1731), che, dice, "risultano da note prese durante colloqui con il nostro rimpianto Maestro e amico Fulcanelli".

 

Speriamo che questa cronologia parlerà a sufficienza al lettore. E a proposito di date, poiché abbiamo appena parlato di I Misteri delle Cattedrali, precisiamo di passaggio che Canseliet, in una delle sue prefazioni, scrive chiaramente che è nel 1905 che Julien Champagne fece la conoscenza di Fulcanelli.


 









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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato Lunedì 13 febbraio 2006

LINK al post originale:
CHAMPAGNE ET JULES BOUCHER

 

© JULIEN CHAMPAGNE

 

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20 giugno 2009 6 20 /06 /giugno /2009 19:09




Julien Champagne al quadrante solare
 






Ecco una vecchia cartolina postale colorizzata dell'inizio del XX secolo. Rappresenta il quadrante solare del palazzo reale "Holyrood" di Edimburgo.

Essa rappresenta il quadrante solare del palazzo reale "Holyrood" di Edimburgo. Faccio notare di sfuggita, che in inglese antico, Hokyrood o Holyrod vuol dire bosco sacro o santa croce. Ma mi chiederete qual è il rapporto con Julien Champagne?

Ebbene, questo quadrante solare è rappresentato praticamente in modo identico in Les Demeures Philosophales [Le Dimore Filosofali] di Fulcanelli, di cui costituisce l'emblema XXXIX. L'ho riprodotto qui sopra, il che vi permetterà di ammirare allo stesso tempo la precisione e l'estetica del tratto del nostro disegnatore.

Sapete senz'altro che il palazzo in questione è sempre proprietà dei Windsor e serve loro da residenza.

Fulcanelli dedica un intero capitolo delle Dimore a questo quadrante solare del 1633.

Ricorda innanzitutto che esso è stato "eseguito per ordine di Carlo I, da John Milne" (si scrive anche Mylne). Milne era mastro muratore del re ed ha realizzato quest'edificio con la collaborazione di John Bartoun.

Secondo una guida del palazzo, pubblicata nel 1936 e ristampata nel 1848, john fu egualmente aiutato nel suo compito dai suoi figli Alexander e John.

Ecco di seguito il modo in cui lo descrive Fulcanelli: Esso si compone essenzialmente di un blocco geometrico, tagliato come un icosaedro regolare, dalle facce di emisferi
cavi e da cavità a pareti rettilinee, il quale è supportato da un piedistallo che si erige su di una base pentagonale formata da tre gradini piani. Soltanto
questa base avendo sofferto per le intemperie, ha dovuto essere restaurata".

Ed infine, il suo commento è naturalmente di natura ermetica, da cui estraremo alcune righe significative: Per noi, questo piccolo monumento non ha semplicemente ed unicamente per scopo il dover indicare l'ora diurna, ma anche il cammino del Sole dei saggi nell'opera filosofale. E questo cammino è regolato dall'icosaedro, che è questo cristallo sconosciuto, il Sale della Sapienza, spirito o fuoco incarnato, lo gnomo familiare e servizievole, amico dei buoni artisti, il quale assicura all'uomo l'ascensione alle supreme conoscenze della Gnosi antica".

Sappiamo infatti che il quadrante solare ì, sundial in inglese, è desiganto anche con il nome greco di gnomon.


Ma Fulcanelli prosegue: Dopotutto, la Cavalleria fu completamente estranea all'edificazione di questo curioso Sundial, o, per lo meno alla sua decorazione speciale? Non lo pensiamo e crediamo trovarne la prova nel fatto che, su diverse facce del solido, l'emblema del cardo si ripete con una insistenza significativa. Contiamo in effetti, sei capitoli floreali e due steli fioriti della specie detta serratula arvensis. Non possiamo riconoscere, nella preponderanza evidente del simbolo, con l'insegna particolare ai Cavalieri dell'Ordine del Cardo, l'affermazione di un senso segreto imposto all'opera e contrassegnato per essi?

E conclude: A nostro avviso, il quadrante solare scozzese è una replica moderna, allo stesso tempo più concisa e più sapiente, dell'antica Tavola di Smeraldo.


 




 






 



 

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato Domenica 12 febbraio 2006

Link al post originale:
JULIEN CHAMPAGNE AU CADRAN SOLAIRE

© JULIEN CHAMPAGNE

 

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Presentazione

  • : Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • : Divulgazione degli aspetti della vita, degli ambienti conosciuti, delle personalità frequentate e dell'arte di Jean Julien Champagne, uno dei membri dell'ambiente in cui operò Fulcanelli, il più celebre alchimista del XX secolo.
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