Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
3 settembre 2009 4 03 /09 /settembre /2009 19:16



Da san Giacomo a Champagne


Colpisce il fatto che i soli disegni di Julien Champagne che nelle due opere di Fulcanelli (Il Mistero delle Cattedrali e Le Dimore Filosofali) non hanno attinenza con monumenti francesi siano tratti da opere britanniche.

Champagne, o piuttosto Fulcanelli, che cita altre costruzioni europee, ma non le ha fatte disegnare da Julien, aveva con i nostri vicini d'oltre Manica una relazione privilegiata?

Sia quel che sia, ecco, presa in prestito da Le Dimore Filosofali, una molto bella tavola di Champagne, che reca il numero XX.

Essa rappresenta una statua di San Giacomo il Maggiore che si trova nell'abbazia di Eestminster, a Londra, di cui una stampa del XIX secolo, che l arappresenta in una visione d'insieme esterna, è riprodotta qui sotto.

Fulcanelli, qualificando da parte sua nel suo testo questa statuetta come "opera magistrale del XIV secolo", aggiunge che essa "ci mostra san Giacomo rivestito del mantello, la cornamusa al fianco, con in capo un ampio cappello adornato da una conchiglia.

Regge nella sua mano sinistra il libro chiuso, avvolto in un panno a mo' di astuccio. Soltanto il bastone su cui si appoggiava con la mano destra è sparito".

Per Fulcanelli, questo libro chiuso è il "simbolo parlante del soggetto di cui si servono gli alchimisti e che essi portano con sé alla partenza". Di quale partenza si tratta, di fatto?

Ma della partenza del loro pelegrinaggio igneo, di cui quello di san Giacomo è sicuramente un'allegoria. L'arrivo a Compostella implica anche, dixit Fulcanelli, "l'acquisizione della stella".



Ecco ad ogni modo un'altra rappresentazione del nostro santo pellegrino, molto simile alla prima perché questa magnifica statuetta in legno è datata dagli esperti al 1500 circa e sarebbe originaria del Sud della Germania.


Hampel-auctions catalog







ARCHER




Post originale datato Sabato 4 marzo 2006

[Traduzione di Massimo Cardellini]

LINK al post originale:
DE SAINT JACQUES A CHAMPAGNE 

 

© JULIEN CHAMPAGNE

 

Repost 0
1 settembre 2009 2 01 /09 /settembre /2009 08:14



JULIEN CHAMPAGE E ALLAINGUILLAUME































   






























Ecco un amico di Julien Champagne, probabilmente incontrato all'interno del circolo dei Veglianti di René Schwaller, detto de Lubicz.


Champagne gli reterà attaccato sino agli ultimi mesi della sua vita terrrena, al punto da confidargli dello stato della sua salute vaillante.


Le due foto riprodotte in questo post ne fanno fede, entrambe prese in prestito, ancora una volta, alla edizione italiana del libro di Genevieve Dubois, Fulcanelli. La prima figura anche nell'opera di Erik Sablé su René Schwaller (Dervy, 2003).


Ma chi era Louis Allainguillaume, che nelle sue alchemiche memorie, Eugène Canseliet chiama ironicamente Alain Guillaume?

Nato nel 1878, ci ricorda Bubois, era originario di Caen, morì nel 1946 a Cardiff (paese del Galles). Era il padre di due figli di Isha Schwaller, ricco negoziante, soprattutto carnbonaio , finanziò i lavori di René Schwaller ed è grazie ai suoi sussidi che René poté assicurare a Champagne delle mensilità confortevoli.





Secondo Emmanuel Dufour-Kowalski (La quête alchimique de René Schwaller [La ricerca alchemica di René Schwaller], Archè, 2006), i due figli di Isha e Louis, Suzanne, nata nel 1907 e Jacques, nato nel 1906, moriranno tragicamente all'epoca della seconda guerra mondiale.

Per Erik Sablé, Suzanne sarebbe morta in un incidente automobilistico e Jacques, un protetto di Rose Celli, sarebbe stato ucciso in Tunisia.

Dopo la morte di Louis Allainguillaume, la sua sposa Madeleine Jolly sarebbe andata a vivere al Plan-de-Grasse presso gli Schwaller...

Il nome di Allainguillaume non può essere dissociato, crediamo, da quello di George Lamy, negoziante di carbone, ma anche armatore di navi la cui famiglia creò nel 1903 la Société Navale Caennaise. Sposò Jeanne Germain-Lamy (Isha) nel 1906. Lamy fu anche teosofo, come Allainguillaume, che diventerà l'amico intimo di Isha, prima di allontanarsi dagli Schwaller per via del loro matrimonio avvenuto alla morte di Georges Lamy.

Abbandonerà così il loro gruppo di Suhalia, nell'Engadina Svizzera, nel 1926-27, dopo esserne stato il principale mecenate.

Diciamo di sfuggita che una certa Lucie Lamy vicina agli Schwaller fu più tardi un'illustratrice dei loro libri. Si tratta in effetti di una figlia di Isha e di Georges, diventata la cognata di René Schwaller:


Julien Champagne et Lucie Lamy

Tous ces gens ont des liens [Tutte queste persone hanno dei legami].



Nei suoi libri dedicati a Oscar Milosz, L'étoile au front [La stella in fronte], Dervy, 1993, e O.V. Milosz, L'âge d'homme, 1996, Alexandra Charbonnier dice che precedentemente alla prima guerra mondiale René Schwaller lavorò per Louis Allainguillaume, che era alla testa di un importante affare di import-export a Caen.


Più tardi, essa sostiene, Louis Allainguillaume fece parte del circolo intimo dell'ordine dei Veglianti, come Milosz e Schwaller; e questo "ordine composto da una dozzina di persone era quello del fratelli di Elia.


Nel suo recente libro su Schwaller (L'oeuvre au rouge, L'âge d'homme, 2006), Emmanuel Dufour-Kowalski precisa citando René Guenon in Le Théosophisme (1921), (Tr. it.: Il teosofosmo. Storia di una pseudo-religione, Arktos, Torino, 1987, 2 voll.]: "Nel 1918, il gruppo diretto da René Schwaller e finanziato da Louis Allainguillaume prese in affitto, a Parigi, la casa di Balzac, minacciata di distruzione".


Secondo lui, Louis Allainguillaume, fu all'interno dei Veglianti un certo Pierre d'Elie. Egli avrebbe anche nel 1922 riscattato per il gruppo il borgo svizzero di Suhalia.

Allainguillaume fu inoltre, come presto vedremo, un intimo di Lubicz-Milosz, così come lo fu di Julien Champagne.




Nel suo libro su suo marito René Schwaller: Aor, La Colombe, 1963, Isha Schwaller de Lubicz rende a suo vecchio compagno un omaggio che li onora entrambi.


Isha cita anche un lungo passaggio di una conferenza pronunciata nel 1920 da Louis nel quadro del circolo dei Veglianti di cui non riporterò che questo breve ma luminoso estratto: "Il ciclo dell'Essere gira senza sosta nel cerchio finito della nostra intelligenza impotente a conoscere e creare, perché non vi è coincidenza tra i due. È la vita che è Coscienza! È la vita che è creatrice! La vita soltanto può conoscere la vita... l'Inizio e la Fine sfuggono all'intelligenza".










ARCHER


Post originale datato Venerdì 3 marzo 2006

[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:

JULIEN CHAMPAGNE ET ALLAINGUILLAUME


 

© JULIEN CHAMPAGNE

 

Repost 0
24 agosto 2009 1 24 /08 /agosto /2009 12:13



CHAMPAGNE E LA SALAMANDRA

 

 

 

 

 

 

 

 

Eccoci ora di ritorno a Rouen, di nuovo al Palazzo di Bourgtheroulde, già menzionato a proposito della fenice nel nostro post: Immortalità di Champagne).


Osserveremo, di sfuggita, che dopo la fenice, la salamandra è questa volta sollecitata; ancora una "bestia da fuoco"! L'alchimia è dunque, decisamente, una filosofia del fuoco.

Gioiello architettonico, questo palazzo della capitale normanna si trova sulla piazza de la Pulcelle. Venne edificato tra il 1505 ed il 1526 da Guglielmo II il Fulvo, signore di Bourgtheroulde.

Commissionato da Guglielmo III nel 1520, alcune sculture della galleria detta di Aumale evocano l'incontro "del drappo d'oro", tra Francesco I ed Enrico d'Inghilterra.

Dobbiamo principalmente o unicamente al primo dei due sovrani il disegno di Julien Champagne, riprodotto qui sopra, che serve da frontespizio a Le Dimore Filosofali di Fulcanelli? Benché il mutevole Francesco ne fece il suo emblema favorito, nulla è meno certo.

 

Nello stesso libro, precisamente al capitolo dedicato alla salamandra di Lisieux, Fulcanelli è severo nei confronti di questo re, riportando il parere secondo cui egli fu prima di ogni cosa "un brillante pazzo".

 

La salamandra, che il filosofo ermetico Cyrano de Bergerac mette anch'egli di guardia qualche decennio più tardi di Bourgtheroulde, è in effetti in alchimia, ci ricorda Fulcanelli, "quel fuoco spirituale, informe e corpificato in sale, è lo zolfo nascosto, perché nel corso della sua operazione non si rende mai manifesto né sensibile agli occhi".

 

Sia quel che sia, la salamandra di Rouen è anche, come la fenice, immortalata e prosegue la sua eterna combustione, di nuovo evocata da un alchimista contemporaneo, già menzionato come discepolo di Canseliet: Bernard Chauvière.

 

Autore del libro citato in precedenza: Percorso alchemico ad uso operativo ed ispirato dal disegno di Julein Champagne, ha realizzato e firmato l'opera riprodotta qui sotto che mi sembra costituire un bel omaggio al "nostro caro Hubert".



 

 

 

 

 

 

 


ARCHER




Post originale datato Mercoledì 1° marzo 2006


[Traduzione di Massimo Cardellini]



LINK al post originale:

CHAMPAGNE ET LA SALAMANDRE


© JULIEN CHAMPAGNE

 

Repost 0
23 agosto 2009 7 23 /08 /agosto /2009 13:12



DEDICHE DI JULIEN CHAMPAGNE







Ecco due dediche di Julien Champagne, tratte dall'edizione italiana del libro di Geneviéve Dubois Fulcanelli, (Edizioni Mediterranee, Roma, 1996).

Queste due dediche sono già state menzionate in un precedente post: Julien Champagne apostolo della scienza ermetica.  

Una è rivolta alle sue amiche Viard, l'altra a René Schwaller. Non sono un grafologo , ma lo scrittore sembra essere lo stesso.

Sembra probabile che la seconda sia tratta da una delle opere di Fulcanelli, più probabilmente Il Mistero delle Cattedrali (1926) oppure Le Dimore Filosofali (1930).

Poiché quanto ne so Champagne non ha scritto nessuna opera particolare, credo che la prima, quasi certamente, sia quella di una di Fulcanelli, a meno che non si tratti, ma questo mi sembra meno credibile a priori dell'opera di un terzo.




ARCHER


Post originale datato
Lunedì 27 febbraio 2006

[Traduzione di Massimo Cardellini]

LINK al post originale:

Dedicaces de Julien Champagne


LINK ad un video di You Tube pertinente:
Fulcanelli dédicace son livre à Schwaller de Lubicz


© JULIEN CHAMPAGNE


Repost 0
22 agosto 2009 6 22 /08 /agosto /2009 19:11




CHAMPAGNE E DAMPIERRE- SUR-BOUTONNE



Classificato monumento storico, il castello di Dampierre-sur-boutonne (Charente Maritime) è un gioiello dell'arte monumentale francese del Rinascimento.

Terminato verso il 1550, fu smantellato dal principe di Condé durante le guerre di religione. È stato in seguito ricostruito tra il 1675 ed il 1683 da Jules Hardouin-Mansart.


Comprende due giardini, di cui uno fu concepito da André Le Notre. Il secondo è molto più recente (1978).


Proprietà privata, il castello, fu recentemente devastato da un incendio (2002), ma rimane aperto alle visite dal signore e dalla signora Jean-Louis Hedelin, che si sono consacrati all apreservazione ed al restauro della loro dimora.

Si compone oggi di un corpo di logge fiancheggiato da due torri rotonde coronate da un camminamento di ronda e dotato di una vasta galleria costruita verso il 1540-1547 dal castellano dell'epoca, Claude de Clermont d'Aulnay e la sua sposa Jeanne de Vivonne o forse il fratello cadetto del primo,
François de Clermont.


I soffitti dei due piani di questa galleria possiedono dei cassettoni decorati da stupefacenti motivi scolpiti a carattere emblematico ed esoterico che hanno dato celebrità al castello. L'essenziale di questi cassettoni si trova di fatto nella galleria del primo piano.


Il "meraviglioso grimorio del castello di Dampierre" costutuisce effettivamente tutto un capitolo di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli. Ne riproduciamo qui la tavola XXIII, disegnata da Julien Champagne ed una foto più recente, inquadrata con un angolazione leggermente differente, ma non meno evocatrice della bellezza del sito e della sua dimora sempre viva.

"All'esterno", dice Fulcanelli, la sua architettura, benché elegante e di buon gusto, resta molto semplice e non possiede nulla di notevole; ma accade agli edifici quanto accade: il loro aspetto discreto, la modestia della loro apparenza non servono che a velare in essi quanto hanno di superiore".

Da cui senza dubbio il motto che il nostro alchimista segnala su uno dei caminamenti del castello:

SE.COGNESTRE.ESTRE.ET.NON.PARESTRE.
[Conoscersi. Essere e non apparire].


Su un'altra, più piccola, l'invito alla serenità- e alla visita del castello, se non è per un soggiorno prolungato e piacevole- merita egualmente di essere riportato:



DOVLCE.EST.LA.VIE.A.LA.BIEN.SVYVRE.
EMMY.SOYET.PRINTANS.SOYET.HYVERS.
SOVBS.BLANCHE.NEIGE.OV.RAMEAUX.VERTS.
QVAND.VRAYS.AMIS.NOVS.LA.FONT.VIVRE.
AINS.LEVR.PLACE.A.TOVS.EST.ICI.
COMME.AVX.VIEVLS.AVX.JEVNES.AVSSI.

Dolce è la vita a ben seguirla
E siate primavera siate inverno
Sotto la bianca neve o rami verdi
Quando veri amici la facciamo vivere
Così il loro posto per tutti è qui
Sia per i vecchi sia per i giovani anche.





 


ARCHER


[Traduzione di Massimo Cardellini
]


Post originale datato
domenica 26 febbraio 2006.


LINK al post originale:



© JULIEN CHAMPAGNE


Repost 0
14 agosto 2009 5 14 /08 /agosto /2009 21:50

 


JULIEN CHAMPAGNE E CIMIEZ











Nel suo L'Alchimia spiegata, Eugène Canseliet ricorda che si recò con Fulcanelli al convento francescano di Cimiez, sulle alture di Nizza, dove ammirarono insieme gli enigmatici affreschi di ispirazione ermetica.

Possiamo situare la gita dei due alchimisti negli anni 1910-1917? È l'anno che abbiamo in mente senza per questo poter disporre di riferimenti precisi.

Sia quel che sia, è curioso constatare che questa visita a Cimiez non appordò sull'inclusione da parte di Fulcanelli del prestigioso monastero, le cui superbe pitture della fine del XVII secolo sono oggi minacciate dall'umidità dei muri e dei cuori, compresi quelli dei locatari, vogliamo parlare qui dei monaci che continuano ad abitarlo, né nel suo I Misteri delle Cattedrali, né anche nelle sue Le Dimore Filosofali.

Canseliet, da parte sua, scartò Cimiez dai suoi Due luoghi alchemici e si accontentò, per l'essenziale, di darci nella sua edizione di Le Dodici Chiavi della Filosofia  di Basilio Valentino, un "trattato nel trattato", commentando, generalmente in note a pie' di pagina, una decina di questi emblemi.

Occorse dunque attendere il 1917 affinché uno dei suoi allievi, Sévérin Batfroi, dedicasse a Cimiez il suo Alchimiques Métamorphoses [Metamorfosi Alchemiche], apparso presso Guy Trédaniel. Quest'opera sembrò scontentare il suo maestro, per qualche ragione.

Ancora una volta, come spiegare queste reticenze successive? È quanto cercheremo di chiarire brevemente e ben inteso nel fare ciò cercheremo di legare a questo mistero, grande o piccolo, l'opera di Champagne.

In quest'ottica, mi concentrerò non sugli affreschi stessi, ma sulla croce serafica di Cimiez, più antica poiché risalente alla fine del XV secolo (1477, verosimilmente) e che, benché quasi unica in Europa, non è evocata né da Canseliet né da Batfroi.

Questa croce fu, sembra, scolpita per richiesta del frate francescano Louis Terrini. Inizialmente, questo calvario di marmo vegliava sul riposo dei frati francescani sotterrati nel cimitero del loro convento, sulla piazza San Francesco a Nizza intra-muros.

Durante l'Impero, questo cimitero scomparve, e, degradata dalla Rivoluzione, la croce fu messa in un luogo sicuro da un privato. Nel 1804, giunse a Cimiez. Vandalizzata nel 1979, trovò riparo nella chiesa del monastero e la sua copia attuale, un calco, può essere visionata sul posto, come si può vedere dalle nostre due fotografie.

Il calvario è composto di una croce a trifoglio posata su una colonna a tortiglione. La faccia sud della croce reca al centro un serafino (angelo) crocifisso, dai tratti cristici che ricorda la visione di San Francesco di Assisi sul monte dell''Averna.


Sul braccio destro, si nota una rappresentazione del santo. Sul braccio sinistro, un'immagine di San Luigi di Tolosa, santo francescano.

In cime, un pellicano che nutre i suoi tre piccoli, simbolo dell'amore-carità (su crede che il pellicano dia la propria vita pur di salvare i suoi figli, come il Cristo per salvare gli uomini).

La faccia nord della croce, le armi della famiglia Sardina, che contribuì, come i De May, al trasferimento ed all'edificazione della croce. Questa croce è stata oggetto di un articolo anonimo nel n° 29 della rivista di alchimia La Tourbe  des Philosophes.

Ma quale rapporto c'è con Julien Champagne, mi chiederete? Ascoltiamo un altro discepolo di Canseliet, Bernard Chauvière, autore di un Percorso alchemico ad uso operativo (Liber Mirabilis, Londra, 2000) in cui la croce serafica figura in copertina e di cui raccomando la lettura.

L'autore risponde, l'anno dell'apparizione del suo libro, alle domande di Alkaest, della Librairie di Merveilleux (http://alkest.club.fr/interview2.htm):

"A: Avete voi stesso illustrato  la vostra opera con delle superbe tavole nello stile di Julien Champagne, rappresentanti diversi soggetti ermetici; tra quelli che ho potuto vedere c'era la croce del monastero di Cimiez. Cosa vi ha spinto a commentare e disegnare i motivi di questo "luogo Magico" dopo Canseliet?

BC: Durante una visita a Savignies e mentre mostravo a Eugène Canseliet delle fotografie di un quadro alchemico, e mi ha confermato che lo era veramente, mi ha mostrato delle grandi fotografie della croce di Cimiez, datanti degli anni '20. Mi ha anche detto che Julien Champagne ne fece dei disegni e che questa croce era presente nel Finis Gloriae Mundi  di Fulcanelli".

Ritorneremo sul terzo libro, non edito, di Fulcanelli, ma nel frattempo dobbiamo dobbiamo porci la seguente domanda: cosa ne è stato dei disegni di Julien Champagne sulla Croce serafica di Cimiez?

Dopo una domanda, è bene pensare a rispondere, anche se domanda e risposta sembrano poco corrispondere.


Ecco dunque su Cimiez un documento inedito, di cui l'interesse mi sembra doppio. Da una parte, questo ex libris proviene da un documento che mi dà la certezza che durante il XVII secolo il monastero ha potuto custodire nella sua biblioteca alcune opere di alchimia e che da un'altra parte, mi sostiene nell'idea che Fulcanelli e Julien Champagne non hanno indubbiamente inaugurato la pratica delle firme in forma di blasone ermetico.




armescimiez.champagne.jpg





ARCHER




[Traduzione di Massimo Cardellini]


Post originale datato domenica 26 febbraio 2006

LINK al post originale:
JULIEN CHAMPAGNE ET CIMIEZ


© JULIEN CHAMPAGNE

 

Repost 0
6 agosto 2009 4 06 /08 /agosto /2009 19:49



CHAMPAGNE E JACQUES COEUR










Un intero capitolo di Il Mistero delle Cattedrali  di Fulcanelli è dedicato a Bourges, ma l'autore, trascurando curiosamente la cattedrale di Bourges, insiste su l'hotel Lallement e palazzo Jacques Coeur, il primo è inoltre trattato in modo più esaustivo.

Fulcanelli ritorna dunque molto logicamente sull'alloggio dell'argentiere in Le Dimore Filosofali, il cui pannello di pietra disegnato qui sopra da Julien Champagne e riprodotto qui sotto allo stato di abbozzo da un artista successivo costituisce la tavola XXXIII.

Questa tavola è intitolata: Timpano - l'inserimento segreto. Di quale inserimento si tratta? Lo vedremo, ma leggiamo innanzitutto insieme la descrizione di Fulcanelli: "Questo pannello scolpito forma il timpano di una porta aperta sulla corte d'onore e rappresenta tre alberi esotici: palma, fico, dattero, che crescono in mezzo a piante erbacee; una cornice di fiori, di foglie e di rami circonda questo bassorilievo".

L'interpretazione del nostro alchimista segue immediatamente, in modo limpido: "La palma ed il dattero, alberi della stessa famiglia, erano conosciuti dai Greci sotto il nome di Phoinis (latino Fenice), che è la nostra Fenice ermetica; rappresentano i due Magisteri ed il loro risultato, le due pietre bianca e rossa, le quali non hanno che una stessa natura compresa sotto la denominazione cabalistica di Fenice.

In quanto al fico occupante il centro della composizione, esso indica la sostanza minerale da cui i filosofi traggono gli elementi della rinascita miracolosa della Fenice ed è l'intero lavoro di questa rinascita che costituisce ciò che è convenuto chiamare la Grande Opera.

Ma Fulcanelli aggiunge: "Il pannello con i tre alberi scolpiti del palazzo di Bourges porta un motto. Sulla cornice del riquadro decorato di rami floreali, l'osservatore attento scopre, in effetti, delle lettere isolate, molto abilmente nascoste. La loro riunione compone una delle massime preferite del grande artista che fu Jacques Coeur:

                     DE. MA. JOIE. DIRE. FAIRE. TAIRE. [Della mia gioia dire fare tacere]

Ora, la gioia dell'Adepto risiede nella sua occupazione... Il motto di Jacques Coeur, malgrado la sua brevità ed i suoi sottintesi, si mostra in concordanza perfetta con gli insegnamenti tradizionali dell'eterna saggezza. Nessun filosofo, veramente degno di questo nome, rifiuterebbe di sottoscrivere le regole di comportamento che essa esprime e che possiamo così tradurre: Della Grande Opera dire poco, fare molto, tacere sempre.

Argentiere di Carlo VII, Jacques Coeur (1406-1456?), che fece costruire la sua "grande casa" dal 1443 al 1450, fu un Adepto? Fulcanelli che lo ha qui qualificato come artista, cioè come alchimista, procede per allusioni in I Misteri delle Cattedrali.

"Jacques Coeur ebbe la reputazione di un Adepto esperto. David de Planis-Campy lo cita, in effetti, come possedente "il prezioso dono della pietra al bianco", in altri termini della trasmutazione dei metalli vili in argento. Da dove, forse il suo titolo di argentiere".


Su questo Jacques Coeur alchimista non potrei che raccomandarvi la lettura di due opere così poetiche e così sensibili di
Joëlle Pellegrin Oldenbourg, apparse nel 2001, L'Homme aux yeux d'émeraude e D'alchimique mémoire, Jacques Coeur.


http://www.institut-khepera.com/
















ARCHER



[Traduzione di Massimo Cardellini]


Post originale datato Sabato 25 febbraio 2006

LINK al post originale:
Champagne et Jacques Coeur



© JULIEN CHAMPAGNE


Repost 0
5 agosto 2009 3 05 /08 /agosto /2009 19:08




JULIEN CHAMPAGNE APOSTOLO DELLA SCIENZA ERMETICA


Julien Champagne si considerava egli stesso come un apostolo della scienza ermetica, detta altrimenti alchimia.

E questo sino al punto di aver augurato che i termini latini corrispondenti (Apostolus Hermeticae Scientiae) apparissero sulla sua tomba, al cimitero di Arnouville-les-Gonesses tomba che possiamo vedere qui nel suo stato iniziale.

Ahimè, questa lastra pagata da René Schwaller è dopo di allora misteriosamente scomparsa. Si potrà comparare questa foto con quella della tomba nel suo stato attuale nel libro di Geneviève Dubois Fulcanelli.

In una lettera del 1932 a Schwaller, anch'essa riprodotta dalla Dubois, la sorella di Julien, Renée, sposa Devaux, torna in modo commovente sulle volontà espresse, per scritto, al suo "caro e rimpianto Hubert: "Desidererei che mi si deponesse in terra nel modo più semplice e con la minor spesa possibile... Che si collocasse il mio corpo in una fossa temporanea, anche nell'argilla... Un semplice e modesto accompagnamento, qualche fiore per allietare la tomba, ciò è quanto desidero. Non murate il mio corpo in un tombino: odio la pietra umida, rigida e fredda dei Requiescat in Pace ed il sepolcro mi sembra una prigione".

Julien Champagne ha manifestamente tenuto molto, anche a quella espressione latina esprimente un apostolato di cui inoltre Eugène Canseliet farà valere anch'egli nei propri confronti, poiché ha in diversi momenti dedicato I Misteri delle Cattedrali a degli intimi, utilizzando le corrispondenti iniziali: A.h.S. facendole seguire con il nome di Fulcanelli.

È il caso della dedica a Jules Boucher, riprodotta da Robert Ambelain in Les Cahiers de la Tour Saint Jacques: "Al mio amico Jules Boucher, fervente adepto delle Alte Scienze, offro questa testimonianza di cordiale simpatia".

La stessa cosa accade con la dedica a René Schwaller, che ritroviamo nel lavoro della Dubois: "Al mio grande amico e discepolo R. Schwaller de Lubicz, in testimonianza di fraterna e profondo affetto".

Evidenzierò semplicemente che soltanto Schwaller è gratificato del titolo di discepolo. Non conosco attualmente altra dedica di Champagne firmata A.h.S. Fulcanelli.

Nella sua opera, Dubois riproduce ancora un'altra dedica di Julien Champagne: "Alle mie care amiche Viard, in testimonianza di gratitudine e di profondo affetto". Ma questa volta Julien firma J. Champagne.

La firma A.h.S. Fulcanelli, fotografata qui sotto, era dunque riservata ad un happy few. Ma di fatto, chi erano dunque queste "care amiche" Viard?








ARCHER



[Traduzione di Massimo cardellini]

Post originale datato
Sabato 25 febbraio 2006

LINK al post originale:
JULIEN CHAMPAGNE APOTRE DE LA SCIENCE HERMETIQUE

 

© JULIEN CHAMPAGNE



Repost 0
3 agosto 2009 1 03 /08 /agosto /2009 19:05



CHAMPAGNE ARALDO MISTICO DI THIERS



L'uomo dei boschi "araldo mistico di Thiers", fornisce il tema centrale di un intero capitolo di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli.

Riproduciamo qui in alto la tavola XVIII di quest'opera, frutto del lavoro di Julien Champagne, la cui esatezza può essere una volta di più certificata dalla fotografia molto simile che chiude il nostro post.

La casa "dell'Uomo dei Boschi", poiché il personaggio rappresentato gli ha dato il suo nome, risale al XV secolo. Può sempre essere ammirata, in rue de la Coutellerie, nella pittoresca prefettura del Puy-de D
ôme" che è rimasta nella città di Thiers. Dal 1987 è stata classificata monumento storico.

Fulcanelli descrive così il nostro selvaggio: "un uomo di alta statura, irsuto, vestito di pelli cucite trasversalmente, il pelo fuori. Fronte scoperta, sorride, enigmatico, poco distante, e si appoggia su un lungo bastone terminante alla sua estremità superiore, con una faccia da vecchia, incappucciata e molto brutta. I piedi, nudi, poggiano di piatto su una massa formata da sinuosita rozze, che la loro grossolanità non permette di identificare. Tale è l'uomo dei Boschi che un cronista locale chiama la Sfinge di Thiers". Indubbiamente, ci obietteranno, ma qual è il senso di questo bassorilievo su legno?

Fulcanelli gli trova in effetti diversi significati; il primo è generale ed esoterico: "Quest'uomo semplice, dai capelli abbondanti e mal pettinato, dalla barba incolta, quest'uomo di natura che le sue conoscenze tradizionali poratno a disprezzare la vanitosa frivolezza dei poveri pazzi che si credono saggi, domina dall'alto gli altri uomini, come domina l'ammasso di pietre che ha sotto i piedi. È lui l'Illuminato, perché ha ricevuto la luce, l'illuminazione spirituale".


La portata alchemica propriamente detta del nostro eremita è naturalmente più precisa: "Accanto alla sua funzione esoterica, che ci mostra ciò che deve essere l'alchimista, sapiente dallo spirito semplice, scrutatore attento della natura, che egli cercherà sempre di imitare, come la scimmia imita l'uomo, l'Uomo dei Boschi ne rivela un'altra. E quest'ultima completa la prima".


Fulcanelli reperisce questa seconda funzione all'estremità del bastone che regge il nostro pellegrino, il nostro viaggiatore, il nostro errante: "In quanto al senso proprio dell'Uomo dei Boschi, è soprattutto concentrato sulla testa della matrona posto in cima al suo rustico scettro. Faccia da vecchia governante dal cranio serrato in un cappuccio, così appare qui, sotto forma plastica, la versione della nostra Madre folle."


E dà, infine, un senso ben particolare a questa follia: "Perché il pazzo, emblema umanizzato dei bambini di Hermes, evoca ancora il mercurio stesso, unico e materia propria dei saggi".






ARCHER




[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato Sabato 25 febbraio 2006.

LINK al post originale:

 CHAMPAGNE HERAUT MYSTIQUE DE THIERS


© JULIEN CHAMPAGNE

 

Repost 0
2 agosto 2009 7 02 /08 /agosto /2009 19:04




ANATOLE FRANCE E JULIEN CHAMPAGNE













Ma certo, Julien Champagne conosceva "il buon signor Thibault", qui ritratto dal grande Steinlein, ed era da lui conosciuto. Vogliamo parlare ora di Anatole France (1844-1924), alle cui esequie Eugène Canseliet assistette in compagnia di Fulcanelli (rivista "La Tourbe des Philosophes", n°15-16, 1981).

Ci si può quindi legittimamente chiedere. di primo acchito, quale rapporto possa esistere tra l'illustre scrittore, ritenuto razionalista, e questi tre ermetisti distinti Fulcanelli, Champagne e Canseliet.

Ma Anatole France è anche l'autore di La Révolte des Anges [La rivolta degli angeli], del 1914. E poi, senza dubbio, soprattutto c'è anche La rotisserie de la reine Pédauque [La rosticceria della regine Pieddoca], del 1893.


Quest'ultimo libro sembra essere stato direttamente ispirato a quello di Nicolas de Montfaucon de Villars, Le conte de Gabalis ou les sciences secrètes [Il conte di Gabalis o le scienze segrete] del 1670.

In quest'ultimo libro, né Fulcanelli né Champagne sembrano apparire, ma non è così per Eugène Canseliet, che sembra si possa identificare nel giovano discepolo Jacques Tournebroche.

autoanatole.champagne.jpg

Canseliet ad ogni modo è affermativo: l'idea della rosticceria " fu ispirata a Thibault-France dal suo amico Fulcanelli (La Tourbe, n° 14, 1981).


La rosticceria è un romanzo a chiave? Ad ogni modo, Anatole France si mostrerà recidivo, se così si può dire, con i suoi Contes de Jacques Tournebroche [Racconti di Jacques Tournebroche], 1908.


Sembra accertato che Fulcanelli e Eugène Canseliet incontrarono France diverse volte, soprattutto nel 1920, a Villa Saïd. Canseliet ne fu colpito al punto di ricordarsene più di sessanta anni dopo: "La sua corporatura, disse parlando di France, "la sua barba ed il suo portamento mi si imponevano considerevolmente, benché non apprezzassi il suo modo di passarmi all'improvviso le sue dita tra i miei capelli che avevo biondi ed abbondanti".


E Champagne?, ci si chiederà. Eugène Canseliet prosegue: "Al contrario, temeva la presenza di Champagne, che non restava a lungo senza accendersi una sigaretta, e che si trascinava dietro il suo persistente odore di fumo di tabacco. È anche vero che Fulcanelli che eppure non fumo mai, giudicò questa delicatezza di odorato del tutto eccessiva".

E dopo questo si vorrebbe che Julien Champagne sia stato Fulcanelli?







ARCHER



[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato Mercoledì 22 febbraio 2006

LINK al post originale:
Anatole France et Julien Champagne

© JULIEN CHAMPAGNE

 

Repost 0

Presentazione

  • : Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • : Divulgazione degli aspetti della vita, degli ambienti conosciuti, delle personalità frequentate e dell'arte di Jean Julien Champagne, uno dei membri dell'ambiente in cui operò Fulcanelli, il più celebre alchimista del XX secolo.
  • Contatti

Link