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28 novembre 2009 6 28 /11 /novembre /2009 15:58





Champagne Forza magnetica

 

 

Ecco, secondo Fulcanelli nel suo Le Dimore Filosofali, il capolavoro di Michel Colombe e la pietra maestra della tomba dei Carmelitani della cattedrale di Nantes. Vediamo innanzitutto i suoi argomenti: "La maestà del gesto, la nobiltà dell'espressione, la grazia del gesto, - che si vorrebbe più vigoroso, -sono altrettanti caratteri rivelatori di una maestria consumata, di un'incomparabile abilità di esecuzione" [Tr. it., vol. II, pag 157].

Sarei molto tentato di dire altrettanto del disegno qui sopra di Julien Champagne (tavola XXXVI di
Le Dimore Filosofali); ma lasciamo il nostro filosofo ermetico discorrere sulla sua descrizione della statua funeraria: "Il capo coperto da un morione piatto, che reca un muso di leone sul davanti, col busto rivestito da una corazza leggera finemente cesellata, La Forza sostiene una torre con la mano sinistra, e con la destra ne svelle, non un serpente come riferiscono la maggior parte delle descrizioni,- ma un drago alato, ch'ella strangola stringendogli il collo. Un ampio drappeggio dalle lunghe frange, sostenuto dagli avambracci, forma un lungo cappio nel quale passa una delle sue estremità. Questo drappeggio, che, nell'intenzione dello scultore, dovrebbe ricoprire questa Virtù emblematica, viene a confermare ciò che abbiamo detto in precedenza. Come la Giustizia, anche la Forza, appare senza velo".
[Tr. it., vol. II, pag 157].



Ma cosa svela, potremmo chiederci? Fulcanelli ce lo spiega dettagliatamente: "Non si può ragionevolmente negare che la torre così importante nella fortificazione medievale, racchiuda un significato nettamente definito, sebbene non ci sia riuscito di scoprirne da nessuna parte l'interpretazione. Invece, la duplice espressione del drago è più nota: dal punto di vista morale e religioso, è la traduzione dello spirito del male, del demonio, diavolo o Satana; per il filosofo e l'alchimista, poi, è sempre stato utilizzato nella rappresentazione della materia prima, volatile e solvente, altrimenti chiamata mercurio comune. Ermeticamente, quindi, si può considerare la torre come il contenente, il rifugio, l'asilo protettore del drago mercuriale [...]. L'interpretazione sarebbe ancora più completa se la donna che estirpa il mostro dal suo rifugio stesse a rappresentare l'artista, ed il suo gesto mortale indicasse lo scopo che questi se deve proporre in questa faticosa e pericolosa operazione [...]." [Tr. it., Vol. II, pag. 158].

E Fulcanelli prosegue, chiamando  "quel grande iniziato di
François Rabelais" e più generalmente la cabala in aiuto, per dedurne che "Torre di fortificazione o di castello è come dire tour de force". [Tr. it., Vol. II, pag 159]. Ma prosegue presto, affermando che la Forza reca ancora altri emblemi dell'esoterismo che essa riflette. Per concludere: "Le trecce della sua capigliatura, geroglifico dell'irragiamento solare, indicano che l'Opera, sottomessa all'influenza di quell'astro, non può venir eseguita senza la collaborazione dinamica del sole" [Tr. it., vol. II, pag. 160].

 


Su Nantes ed il suo maisoleo dei Carmelitani, raccomando l'eccellente sito La Rue de l'Alchimie

 

forcecouleur.champagne.jpg

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato sabato 11 marzo 2006

Link al post originale:
CHAMPAGNE FORCE AIMANT

 

 

 

LINK ad un video You Tube al monumento di Francesco II:

 

© JULIEN CHAMPAGNE


 

 


 



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24 novembre 2009 2 24 /11 /novembre /2009 07:00



Julien Champagne all'Omnium Littéraire


La notorietà attuale di Julien Champagne, discreta quanto reale, è soprattutto legata alle diverse edizione delle opere di Fulcanelli che egli ha illustrato: Il Mistero delle Cattedrali, innanzitutto, Le Dimore Filosofali, in seguito.

Questa fama è certamente nazionale, ma anche ed in modo forse sorprendente per qualcuno, mondiale. Fulcanelli è in effetti stato tradotto nelle principali lingue occidentali, il che non è molto noto in Francia, sino in Giappone.

Esistono così delle sue opere attualmente delle versioni inglesi o americane, spagnole, portoghesi, per attenersci in un primo tempo alle principali lingue veicolari dei nostri tempi.

Vi propongo di concentrarci per il momento sulla seconda edizione francese dei libri di Fulcanelli, dove sin dalla pagine di copertina appare giustamente, come potete constatare, il nome di Julien Champagne.

Questa edizione è quella del pubblicista l'Omnium Littéraire, che i suoi frequentatori secondo Eugène Canseliet chiamavano l'Omnibus Littéraire.

Sparita ai giorni nostri, questa piccola casa editrice parigina degli Champs
Elysées, diretta dai coniugi Lavritch, ha pubblicato anche altri libri di alchimia, come i Deux Traités Alchimiques del XIX secolo (di Cambriel e Cyliani).

Essa ha anche presidiato all'apparizione di una rivista di esoterismo,
Initiation Magie et Science, diventata in seguito
Initiation & Science, a cui Eugène Canseliet ha, così come per Atlantis, collaborato a lungo.

Nata dopo la seconda guerra mondiale, l'Omnium Littéraire è sparita verso la metà degli anni 60.

In quanto a questa edizione dei Fulcanelli, come per le altre, la cosa più semplice è di aprire l'eccellente Indice Fulcanelli di B. Allieu e B. Lonzième (B. Allieu, 1992), che comporta in fine delle molto utili tavole di corrispondenza, così come una bibliografia.

Il Mistero delle Cattedrali (1957), in rapporto all'edizione originale è stato aumentato principalmente di un capitolo sulla Croce Ciclida di Hendaye. È stato stampato in 1000 esemplari.

Come nel caso dell'edizione originale, è più difficile da trovare dell'edizione corrispondente di Le Dimore Filosofali.

L'edizione Omnium di Le Dimore Filosofali eppure ha conosciuto una tiratura identica ed è sempre in rapporto all'edizione originale, essenzialmente aumentata di sei capitoli: Paradossi del progresso illimitato delle scienze; Il Regno dell'Uomo; Il Diluvio; L'Atlantide, il Rogo e L'Età dell'Oro.

Come per il capitolo aggiunto a Il Mistero delle Cattedrali, queste aggiunte di Le Dimore Filosofali devono certamente provenire dalle note lasciate da Fulcanelli a Eugène Canseliet quando gli ha ritirato, negli anni 20 o 30, la parte principale della sua terza opera, il Finis Gloriae Mundi.









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[Traduzione di Massimo Cardellini]

LINK originale datato giovedì 9 marzo 2006

LINK al post originale:
JULIEN CHAMPAGNE A L'OMNIUM LITTERAIRE



© JULIEN CHAMPAGNE


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21 novembre 2009 6 21 /11 /novembre /2009 17:53



Champagne erede di Jean Perreal






Tomba del duca di Bretagna



vieillard.champagne.jpg


Torniamo sui notri passi nel labirinto della cattedrale di Nantes.

La Prudenza ci tende le sue braccia soccorevoli. Credo di aver già detto che lo scultore Michel Colombe, per realizzare il capolavoro disegnato più tardi da Julien Champagne, si era assicurato la collaborazione dell'alchimista "Jehan" Perréal (pietra regale) di Parigi.

Perréal (1450-1528 o 1530) fu anche un pittore dell'ambiente reale di Luigi XII; di lui abbiamo al Museo del Louvre ammirato i ritratti, di uomo e di donna (1493). È a volte assimilato al Maestro de Moulins e si è a volte voluto vedere in lui l'autore o l'ispiratore delle Tapezzerie simboliche della Dama del Leocorno del Museo di Cluny.

Nel 1516 ha anche scritto una poesia alchemica diventata famosa: La complainte de nature à l'alchimiste errant. Una miniatura dipinta di sua mano ne è testimone.

La sua cooperazione con Michel Colombe per la concezione del mausoleo di Nates sembra attestata: "Il piano è l'opera di Jean Perréal", assicura Fulcanelli nel suo Le Dimore Filosofali.

Ma torniamo alla nostra prudenza cardinale ed ascoltiamo Fulcanelli descrivercela: "La sua faccia anteriore offre la fisionomia di una donna dal profilo molto puro ed il suo volto posteriore è quello di un vegliardo la cui faccia, piena di nobiltà e di serietà, si prolunga nelle onde curate di una barba fluente...


"In piedi, è rappresentata con le spalle coperte dall'ampio mantello del filosofo che si apre ampiamente sulla maglia dalla trama ondulata. Un semplice scialle le protegge la nuca; dalla forma di cuffua intorno al viso senile, va ad annodarsi sul davanti, evidenziando così il collo abbellito da perle. La gonna, dalle pieghe larghe, è trattenuta da un cordiglio a ghiande, di aspetto pesante, ma di carattere monacale. La sua mano sinistra afferra il manico di uno specchio convesso, in cui essa sembra provare qualche piacere nell'ammirare il proprio volto, mentre con la mano destra tiene divaricati i due lati di un compasso. Un serpente, il cui corpo appare ripiegato su se stesso, spira ai suoi piedi".

Qual è infine il senso di questo simbolo statuificato? Fulcanelli, per riassumere, ce lo presenta così: "Questa nobile figura è per noi una commovente e suggetstiva personificazione della Natura, semplice, feconda, molteplice e variegata sotto le forme armoniose, l'eleganza e la perfezione delle forme di cui munisce sino alle più umili delle sue produzioni.

Il suo specchio, che è quello della Verità, fu sempre considerato dagli autori classici come lo geroglifico della materia universale e soprattutto riconosciuto tra di loro  per il segno della sostanza propria della Grande Opera...

La verità... sembra legata al positivismo alchemico degli attributi della nostra Virtù cardinale. È generalmente raccomandato di unire "un vegliardo sano e vigoroso con una giovane e bella vergine"...
 

"Il serpente rimane il geroglifico del mercurio comune, puro e mondato, estratto dal corpo della Magnesia o materia prima...

Per completare lo studio della Prudenza e degli attributi simbolici della nostra scienza, non ci resta che a parlare del compasso che la bella statua di Michel Colombe regge con la mano destra. Lo faremo brevemente. Già lo specchio ci ha informato sul soggetto dell'arte; la doppia figura, sull'alleanza necessaria del soggetto con il metallo scelto; il serpente, sulla morte fatale e la gloriosa resurrezione del corpo scaturito da questa unione.

A sua volta, il compasso ci fornirà le indicazioni complementari indispensabili, che sono quelle delle proporzioni. Senza la loro conoscenza, sarà impossibile condurre e portare a termine l'Opera in modo normale, regolare e preciso.

È quanto esprime il compasso, le cui braccia servono non soltanto alla misura proporzionale delle distanze tra di loro così come alla comparazione, ma anche al tracciato geometrico della circonferenza, immagine del ciclo ermetico e dell'Opera compiuta".





jeunesse.champagne.jpg



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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato mercoledì 8 marzo 2006

LINK al post originale:
CHAMPAGNE HERITIER DE JEAN PERREAL



© JULIEN CHAMPAGNE


 

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10 novembre 2009 2 10 /11 /novembre /2009 15:43




Julien Champagne mistifica Paul Le Cour



Paul Le Cour (Lecour, all'anagrafe, 1871-1954) resta soprattutto conosciuto come autore di L'Ere du Verseau [L'Era dell'Acquario], 1937, che in un certo senso, prefigura l'attuale "New Age"


Più profondamente, è uno degli attori maggiori dell'esoterismo cristiano francese e dell'ellenismo esoterico nella prima metà del XX secolo. Tra le sue opere maggiori, indubbiamente conviene citare anche L'Evangile ésotérique de Saint Jean [Il Vangelo esoterico di San Giovanni, Tr. it.: Bastogi, Foggia, 2002], 1950.



Convinto della validità della leggenda di Atlantide, fondò nel 1926 la società di studi atlantidei, che sin dall'anno successivo diede nascita ad una rivista- Atlantis- che esiste a tutt'oggi, diretta da Jacques d'Arès, che abbiamo già incontrato a proposito del Finis Gloriae Mundi di Fulcanelli.

 

Lo vediamo qui in alto all'epoca della comparsa di I Misteri delle Cattedrali (1926) di quest'ultimo autore) ed in basso a quella di Le Dimore Filosofali sempre dello stesso (1930).


Fu uno dei primi critici a darne dei resoconti, ed Eugène Canseliet, unico discepolo di Fulcanelli, raggiunse presto il suo movimento e la sua rivista per collaborarvi senza interruzione notevole sino alla fine della sua esistenza terrena.


Le Cour sembra inoltre essere stato convinto che il detto Canseliet fosse in realtà l'autore che velò la sua personalità sotto lo pseudonimo di Fulcanelli.


Tutto ciò non dissuase tuttavia, sembra, Julien Champagne, malgrado i suoi legami con Fulcanelli così come Canseliet, di giocare a Paul Le Cour un tiro mancino, nel suo stile.


È Robert Ambelain nel dossier già menzionato, e dedicato a Fulcanelli, della rivista "La Tour Saint-Jacques" che nel 1962 ci racconta quest'aneddoto per lo meno credibile:

 

"Sapendo che Le Cour collaborava a volte alla rivista del "Mercure de France", "Champagne inviò a Valette, il suo direttore, una lettera firmata da Paul Le Cour, in cui tutto era magnificamente imitato: carta, inchiostro, scrittura, firma.


Valette gettò un'occhiata al foglio e lo inviò alla composizione. Ignoriamo, non avendola ricercata, se ci si accorse dell'inganno durante la correzione delle bozze o se la lettera fu pubblicata. Resta il fatto che lo sfortunato Paul Le Cour ricevette da Valette un rimprovero violento di cui egli non comprese nulla!


Perché questa lettera non proponeva niente di meno che, ai lettori ed agli abbonati del "Mercure de France", che l'apertura di una sottoscrizione allo scopo di erigere un monumento funebre alla memoria dei morti di Atlantide, nel mezzo del mare dei Sargassi, monumento che doveva necessariamante essere galleggiante ed innafondabile..."

 

Questa storia è veridica e da considerarsi tale da cima a fondo? Come hanno l'abitudine di dire i nostri amici transalpini, "se non è vero, è comunque una bella trovata"; tanto più che l'isola galleggiante di Delos è uno dei miti alchemici dei più vivaci, sarei tentato di concludere.




Ad ogni modo, Julien Champagne o non, la verità dell'episodio è attestata da Paul Le Cour stesso, poiché ne fa menzione nel suo testamento spirituale Ma vie mystique [La mia vita mistica], del 1955.


"Allo scopo di farmi abbandonare dalle alte personalità che avevano accettato il patronaggio della nostra opera, gli avversari immaginarono di lanciare attraverso dei giornali e riviste ed indirizzare ai membri dell'Académie des Sciences, il testo di una sottoscrizione cosiddetta aperta da me allo scopo di erigere nel mar dei Sargassi un monumento agli Atlantidei "vittime di una sorte funesta".


Questa circolare era accompagnata dalla mia firma molto ben imitata cui seguivano i nomi dei membri dell'Istituto che avevano apportato la loro adesione. Naturalmente, nella stampa ci fu un'esplosione di risate.


Il "Mercure" ingannato dalla firma, aveva inserito quest'appello e dovetti far apparire una smentita. Sporsi denuncia contro ignoti, ma sapevo chi era l'autore di questa manovra.


Egli dovette comparire davanti al commissario. Questa comparizione non ebbe conseguenze, ma gli causò un tale spavento che cadde ammalato. Molti anni dopo, lo incontrai penosamente appoggiato ad una stampella. Gli dei lo avevano punito!"




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[Traduzione di Massimo Cardellini]


Post originale datato Martedì 7 marzo 2006


LINK al post originale:

Julien Champagne mystifie Paul Le Cour


© JULIEN CHAMPAGNE


 

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29 ottobre 2009 4 29 /10 /ottobre /2009 20:32



GABORIAU E CHAMPAGNE


Nel suo libro, Fulcanelli, Geneviève Dubois attribuisce l'iniziazione alchemica di Julien Champagne a Félix Gaboriau, nato nel 1861 e morto nel 1911.

Aggiunge che Gaboriau dedicò la sua vita e la piccola eredità di cui disponeva ad una rivista teosofica, Le Lotus [Il Loto].

La Dubois riproduce anche due lettere di Félix indirizzate nel 1887 e nel 1888 ad un corrispondente che non sembra essere Champagne, ma piuttosto un giornalista dell'ambiente di Papus, magari Papus stesso. Queste lettere sono conservate alla biblioteca municipale di Lione.

Questo Gaboriau non è dunque l'autore di romanzi polizieschi Emile Gaboriau (1832-1873), autore soprattutto dell'Affare Lerouge (1866), caro ad André Gide e precursore di Maurice Leblanc e dei suoi Arsenio Lupin. Ma chi era Félix Gaboriau?

Dobbiamo constatare che disponiamo per ora di poche informazioni su di lui e che su questo soggetto come per tanti altri ogni precisazione sarà la benvenuta.

Sembra che nel quadro del movimento martinista, Papus, il cui vero nome era Gèrard d'Encausse (1865-1916) nel 1887-1888, precisamente, entrò in relazione con Félix "Krishna" Gaboriau (FKG), Breton, intransigente ed ardente di convinzioni, direttore della rivista Le Lotus rouge [Il Loto Rosso].

Ritroviamo qui il movimento martinista (che si richiama a Louis-Claude de Saint-Martin) che abbiamo già incontrato a proposito di Jules Boucher.

Papus è soprattutto l'autore di un Traité de science occulte [Trattato di scienze occulte], 1888, ed anche di La pierre philosophale [La pietra filosofale], 1889.


Ma del Lotus chi si situa chiaramente in una prospettiva teosofica? Ecco cosa ne so per ora. Apparve, almeno dal 1887 al 1889. Nominata "rivista degli alti studi teosofici", sarebbe stata fondata dallo spiritista René Caillié (1831-1896), molto noto all'epoca nei circoli papusiani e che sarebbe anche all'origine di una Fraternità della Stella.

Noto in questo Lotus, sin dal 1887, un articolo di Papus intitolato La pierre philosophale prouvée par les faits [La pietra filosofale provata dai fatti]. Poi lo stesso anno De l'alchimie [Dell'alchimia]. Ed uno La Table d'émeraude d'Hèrmes [La tavola di smeraldo di Ermete]. Nello stesso periodo nessun articolo firmato Gaboriau ha titoli a connotazione alchemica.


Il Lotus attribuisce parallelamente un posto significativo alla teosofa
Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), autrice conosciuta dei libri Iside svelata (1877) e La Dottrina segreta (1888), ma anche di un articolo sull'alchimia nel XIX secolo.

Ritroveremo dunque senza troppe sorprese Gaboriau in una rivista teosofica londinese di obbedienza "blavatskiana", Lucifer, apparsa dal 1887 al 1897. Gaboriau vi appare di nuovo, brevemente, nel 1888, associato ad un certo A. Froment. Ma manca sempre l'alchimia.

Infatti, sembra che sin dal 1888 Gaboriau e Froment abbiano abbandonato la società teosofica. Avrebbe in seguito tradotto l'opera di Franz Hartmann: Un'avventura presso i Rosa-Croce (1893), che Charconac pubblicò nel 1913 . E Julien Champagne in tutto ciò? Mistero.


 




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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato
Lunedì 6 marzo 2006.

LINK al post originale:
GABORIAU ET CHAMPAGNE



© JULIEN CHAMPAGNE


 

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20 ottobre 2009 2 20 /10 /ottobre /2009 08:37




TEMPERANZA DI JULIEN CHAMPAGNE


La temperanza fu una virtù cardinale di Julien Champagne? Niente è meno certo.

Seduttore, gaudente, anche amante degli scherzi, questo scapolo incallito che probabilmente beveva a digiuno e fumava sigarette su sigarette
non per questo non ha disegnato- e con quale talento- una delle statue che abbiamo già incontrato alla cattedrale di Nantes e che adornavano gli angoli della tomba di Francesco II, duca di Bretagna.

Dopo la Giustizia, di cui ci siamo già occupati in un post, ecco dunque la temperanza.

È forse il momento di dire due parole su questo mausoleo, commissionato per suo padre dalla duchessa Anna di Bretagna. Iniziato nel 1502, non fu portato a termine che nel 1507. Anna fece erigere la tomba, come l'avevano desiderato Margherita di Bretagna ed il suo sposo, nella chiesa dei Carmelitani  di Nantes. Durante la Rivoluzione, fu sottratta alla vendetta giacobina da un "amatore d'arte" e nel 1819 fu riedificato nella cattedrale Saint Pierre dove possiamo ammirarla oggi.

Fulcanelli gli ha dedicato un intero capitolo del suo Le Dimore Filosofali, di cui la temperanza costituisce la tavola XXXVII.





Ascoltiamo la sua descrizione ed i suoi commenti: "Con la mano sinistra, la nostra statua regge la scatola decorata con un piccolo orologio a peso, del modello in uso durante il XVI secolo. Si sa che i quadranti di questi apparecchi non possedevano che un solo ago, così come testimonia questa bella figura dell'epoca.

L'orologio, che serve a misurare il tempo, è preso per geroglifico del tempo stesso e considerato, così come la clessidra, come l'emblema principale del vecchio Saturno...




temp--rancecouleur.champagne.jpg

Ma la portata esoterica della Temperanza risiede interamente nella briglia che essa regge con la mano destra. É con la briglia che si dirige il cavallo; per mezzo di questo strumento, il cavaliere impone alla sua montatura l'orientamento che vuole.

Si può anche considerare la briglia come lo strumento indispensabile, il mediatore posto tra la volontà del cavaliere e la marcia del cavallo verso la meta desiderata. Questo strumento, di cui abbiamo scelto l'immagine tra le parti costituenti dell'imbragatura, è designata nell'ermetismo con il nome di cabala.

Di modo che le espressioni speciali della briglia, quella del freno e quella della direzione, permettono di identificare e di riconoscere sotto un'unica forma simbolica, la Temperanza e la Scienza cabalistica".


 

 


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[Traduzione di Massimo Cardellini]



Post originale datato Domenica 5 marzo 2006

LINK al post originale:
TEMPERANCE DE JULIEN CHAMPAGNE

 




 

LINK ad un video You Tube sulla tomba di Francesco II:


 

 

 

© JULIEN CHAMPAGNE 

 

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13 ottobre 2009 2 13 /10 /ottobre /2009 08:29
Champagne nel 1914
Julien Champagne all'età di 37 anni nel 1914.


È da molto tempo, a quanto sembra, che non abbiamo visto Julien Champagne al naturale. Ecco una sua foto, tratta di nuovo dall'edizione italiana del libro di Geneviève Dubois, "Fulcanelli" edito dalle Mediterranee nel 1996.
L'artista ha allora 37 anni. Siamo nel 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale.
Conosce Fulcanelli da quasi dieci anni, quasi da quando ha lasciato Léon Gérôme. È da alcuni anni al servizio dei Lesseps, ha da poco fatto la conoscenza di René Schwaller e quella di Canseliet è imminente o sta per avvenire.
È sul punto di terminare per i de Lesseps la slitta ad elica, di cui abbiamo già parlato, e che susciterà l'ammirazione di Raymond Roussel.
La prima guerra mondiale è sul punto di scoppiare. Da quasi cinque anni, Julien Champagne ha cominciato a lavorare alle illustrazioni di Il Mistero delle Cattedrali  di Fulcanelli, che non sarà pubblicato che nel dopoguerra.


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[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:
CHAMPAGNE EN 1914

© JULIEN CHAMPAGNE
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8 ottobre 2009 4 08 /10 /ottobre /2009 19:50




JULIEN CHAMPAGNE E IL FINIS GLORIAE MUNDI








Questo quadro del pittore spagnolo Juan de Valdes Leal (1622-1690) è oggi presso l'Ospedale della Carità di Siviglia, città cara a Fulcanelli e Canseliet.

Datato al 1672, è diventato famoso in alchimia per aver fornito a Fulcanelli il titolo della sua terza opera, di cui ritirò le note al suo discepolo Eugène Canseliet, avendo preso la decisione di non pubblicarlo.

È stato riprodotto molte volte in seguito da altri alchimisti, che ne hanno fatto a volte la copertina di alcuni loro trattati, in particolare René Alleau (Aspects de l'alchimie traditionnelle, tr. it.: "Aspetti dell'alchimia tradizionale", Atanor, Roma, 1989) e Jean Laplace (
Révélations alchimiques sur la fin du monde).

Sin dal 1954, Eugène Canseliet nella sua prefazione alla Nouvelle Assemblée des Philosophes Chymiques [Nuova Assemblea dei Filosofi Chimici] di Claude d'Ygé (Dervy) si è concentrato sulla portata dell'opera di Valdes Leal: "Chi non ha visto questa tela a Siviglia, appena entrato nella chiesa della Santa Caridad, non potrebbe capirne tutto lo sconvolgente magnetismo, penetrante  di una irresistibile tristezza
 
l'anima già commossa dalla presenza irreale, di qualche ombra illustre familiare del luogo e che concretizzano senz'altro, come pregnante testimonianza, la maschera mortuaria e la spada di don Juan. L'Ermetico avrebbe molto da scoprire dalla vita e dalle opere del hermano major, Miguel de Manara, di cui Valdes Leal ha presentato, nella sua caja senza coperchio, il cadavere (?) avvolto dal mantello bianco dei cavalieri di Calatrava: -Ni mas, ni menos; né più né meno-. Questa mano forata dal chiodo della Passione, che appariva alzante la mano della gloria- la mano di gorre,- dei nostri dialetti d'oc, utilizzata per la scoperta dei tesori, non è quella del Cristo, ma di una donna, come mostrano il profilo delicato e  la movenza delicata".

Nel 1999, Jean-Marc Savary ha fatto apparire a Londra per le éditions Liber Mirabilis un testo firmato da Fulcanelli ed intitolato precisamente Finis Gloriae Mundi (FGM; Tr. it.:.Fis Gloriae Mundi, Mediterranee, Roma, 2007). Qualunque siano inoltre i suoi difetti ed i suoi pregi, questo libro, prefatto da
Jacques d'Arès, successore di Paul Le Cour alla direzione della rivista esoterica Atlantis, non è senza dubbio dello stesso Fulcanelli come Il Mistero delle Cattedrali e Le Dimore Filosofali, opere illustrate entrambe da Julien Champagne.

Aggiungiamo che il FGM di Savary è stato subito oggetto di un'edizione spagnola per la cura delle
edizioni Obelisco di Barcellona.

Per tornare a Julien, abbiamo già visto a proposito di Cimiez che quest'ultimo ha lavorato sulle illustrazioni del terzo libro, non apparso, dell'autentico Fulcanelli.


Jean Laplace, già menzionato, ha dedicato al Finis Gloriae Mundi una buona parte del suo articolo
Aperçu vitriolique [Esame vitriolico], non firmato ma provvisto delle sue insegne araldiche ed apparso nel n° 31 della rivista La Tourbe des Philosophes, nel 1988.

Vi si troverà non soltanto una sinossi del "vero" FGM, ma anche delle indicazioni sulla parte delle note che lo concernono che era rimasta tra le mani di Canseliet dopo che Fulcanelli gliene aveva fatto restituire l'essenziale.

Apprendiamo che nel retro di una foto del quadro sopra riprodotto figuravano delle indicazioni di Fulcanelli a Julien Champagne per il frontespizio della sua terza opera.

Sembra che questo frontespizio avrebbe avuto appoggio sul suddetto quadro di Valdes Leal, se si deve credere al sito "Prismes Hebdo": "La fotografia dovendo servire da modello a Julien Champagne per il disegno del frontespizio del terzo volume di Fulcanelli reca nel retro una nota manoscritta precisante che l'arrotondamento del quadro dovrà essere sfruttato per introdurre, da un lato le piramidi d'Egitto giacenti sul fondo del mare con la parola greca CHTHES inscritta in un filatterio, dall'altro le stesse piramidi in un paesaggio calcinato con la parola AYRION".


Tout ces gens ont del liens





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[Traduzione di Massimo Cardellini]


Post originale datato sabato 4 marzo 2006



LINK al post originale:
JULIEN CHAMPAGNE ET LE FINIS GLORIAE MUNDI




© JULIEN CHAMPAGNE













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27 settembre 2009 7 27 /09 /settembre /2009 21:16



CHAMPAGNE CAVALIERE DELL'APOCALISSE





La tavola XLI di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli è strana per più di un motivo. È intitolata "Il cavaliere dell'apocalisse" e rappresenta una scultura che si suppone, secondo il libro, doversi trovare nel portico meridionale della chiesa saint Pierre de Melle Deux Sèvres).

Essa si trova in realtà al portico nord di un'altra chiesa dello stesso comune patavino, città che inoltre è situata non distante dalle antiche miniere dei re franchi: la chiesa saint Hilaire.


Questa chiesa romanica del XI-XII secolo si trova sulla strada del pellegrinaggio di san Giacono di Compostella. È la più ricca in sculture della regione di Melle ed il nostro cavaliere a tutto tondo ne è precisamente una delle decorazioni.


Rappresenterebbe secondo alcuni Costantino trionfante sul paganesimo. Questo non è l'opinione di Fulcanelli secondo cui il disegno di Julien Champagne rappresenta piuttosto "il cavaliere mistico di cui parla il visionario di Patmos, che deve giungere nella pienezza della luce e sorgere dal fuoco, alla maniera di un puro spirito".

Ecco la descrizione fulcanelliana della scena così rappresentata: "È una grave e nobile statua che, sotto un'arcata sotto la curvatura, si erge al di sopra del portico sud, sempre soggetto, a causa del suo orientamento, all'irraggiamento solare. L'arco e la corona gli sono consegnati nel luogo dell'ineffabile gloria divina, il cui bagliore folgorante consuma tutto ciò che illumina. Se il nostro cavaliere non mostra l'arma simbolica, è bardato, non di meno, del segno di ogni regalità. La sua postura rigida, la sua alta statura annunciano la potenza, ma l'espressione della sua fisionomia sembra impregnata di un che di tristezza. È che l'umanità, matura per il supremo castigo, è raffigurata dal personaggio che il cavallo rovescia e calpesta, senza che il cavaliere mostri la minima preoccupazione".

Cosa bisogna pensare di questa confusione tra chiese e tra Nord e Sud, tra acqua e fuoco? È voluta o involontaria? Preferisco astenermi dal rispondere per il momento.

Ricorderò soltanto che l'Apocalisse, o rivelazione in greco, non è soltanto annunciatrice del destino del macrocosmo, ma rivela anche quello della materia dell'alchimista in seno al microcosmo in laboratorio. Ascoltiamo di nuovo Fulcanelli: "La terra, come ogni cosa che vive di essa, in essa e attraverso essa, ha il suo tempo previsto e determinato, le sue epoche evolutive rigorosamente fissate, stabilite, separate da altrettanti periodi inattivi. È così condannata a morire allo scopo di rinascere"


Sospensione del castigo? La gamba destra del destriero biblico magnificamente riprodotta da Julien Champagne è sparita dalla nosta foto riprodotta qui sopra, sicuramente più recente.

In una nota a pie' di pagina dell'edizione Pauvert di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli, Eugene Canseliet precisa: "La statua equestre che disegnò Julien Champagne all'inizio dell'estate del 1919 è ora mutilata in parte. Il cavaliere ha perduto il suo piede destro mentre il cavallo, indubbiamente per lo stesso urto, si è trovato amputato, egualmente a destra, della sua gamba anteriore che sollevava spostandosi".







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[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato Sabato 4 marzo 2006.


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CHAMPAGNE CAVALIER DE L'APOCALYPSE


© JULIEN CHAMPAGNE

 

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12 settembre 2009 6 12 /09 /settembre /2009 22:16



Julien Champagne e Viviani
 




Fulcanelli era un intimo di René (Raphaël) Viviani, nato nel 1863 a Sidi Bel Abbès (Algeria) et morto nel 1925 a Plessis Robinson (Hauts de Seine).

Viviani fu per due volte presidente del consiglio, cioè capo del governo, all'inizio della prima guerra mondiale.


Nel numero dieci della rivista La Tourbe des Philosophes (1980), che gli è inoltre dedicato, il discepolo di Fulcanelli, Eugène Canseliet, si ricorda di quel giorno del 1919 in cui il suo maestro e lui incontrarono insieme, avenue Montaigne, l'uomo politico: Fulcanelli si trovava nel cortile, in compagnia di René Viviani, il cui calesse aspettava  nel viale. Mi fermai per salutare con molta defferenza, perché ero a conoscenza del prestigio del visitatore e l'amicizia che l'univa al suo 'carissimo Fulcanelli'.

E in tutto questo Julien Champagne cosa c'entra? Canseliet prosegue: Rimasto incorregibilmente un dilettante, Julien Champagne aveva un cagnolino che chiamava Jougy, il cui manto bianco era arricciato in larghi boccoli. Veniva a volte con questa bestia amabile e piena di buffi atteggiamenti. Il suo padrone scherzoso la faceva sedere molto compostamente, le diceva di fare la bella aggiungendo seriamente: Stiamo per fare il nostro discorso al Signor Viviani!


Immediatamente l'animale, vero piccolo cagnaccio, cominciava ad emettere di continuo rauchi latrati che sembrava modulare e sottolineare con dei gesti estendendo e contraendo le sue zampe anteriori".

Ed Eugène concludendo indulgente: Certo non era per cattiveria, tuttavia Fulcanelli, conoscendo il numero, pregò il suo disegnatore che non lo esibisse davanto ai figli di Lesseps, cioè i pronitoti di Ferdinand, colui che progettò il canale di Suez, durante Napoleone III.

 


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Post originale datato Sabato 4 marzo 2006.


[Traduzione di Massimo Cardellini]

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JULIEN CHAMPAGNE ET VIVIANI

 

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  • : Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • : Divulgazione degli aspetti della vita, degli ambienti conosciuti, delle personalità frequentate e dell'arte di Jean Julien Champagne, uno dei membri dell'ambiente in cui operò Fulcanelli, il più celebre alchimista del XX secolo.
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