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30 giugno 2014 1 30 /06 /giugno /2014 07:00

Sfinge di Champagne

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Se dovessi riassumere il post presente, lo farei nella seguente maniera: è molto probabile che Julien Champagne abbia conosciuto Assan Farid Dina (1871-1928), esploratore, astronomo e alchimista, famoso dopo la prima guerra mondiale e attualmente quasi caduto nell'obblio.

Lo ha conosciuto secondo me prima della guerra, alla libreria Chacornac, dove ha potuto incontrare anche Fulcanelli, così come altri appassionati di esoterismo.

Questo post è dunque una specie di seguito ai miei precedenti "sunti" legati ai Chacornac: Champagne nel paese Charconac; Champagne nel 1912; e Da Henri Charconac a Champagne.

Poiché Dina fu anche un marito di Mary Wallace Shillito (1876-1938), almeno indirettamente legato a Gaston Sauvage e direttamente a Alexandre Rouhier, si potrà utilmente riferirsi ai miei articoletti dedicati al Grand Lunaire, gruppo frequentato da Julien Champagne (Champagne e Jules BoucherChampagne al Grande Lunario; Champagne: sur les traces de Gaston Sauvage).

sfinge2In fondo le cose sono semplici: Mary e Assan si sono conosciuti allal libreria Chacornac, e mi sembra evidente che vi erano state delle relazioni di Paul Chacornac, che potrebbe averli presentati l'uno all'altra, secondo le usanze del tempo.

Si sono sposati nel 1913. Ricordo che il famoso catalogo bibliografico Chacornac con il frontespizio di Champagne è del 1912. Tornerò presto su Wallace Shillito, facciamo dapprima un piccolo omaggio a Dina.

Nipote di un maharagià di Lahore, figlio di un ingegnere, nato all'isola Muaritius, a quei tempi come l'India, colonia britannica, iniziò la sua vita girando il mondo, dall'Africa alla Cina. È facendo ritorno dalla Cina che andrà a risiedere a Parigi dove si sposerà.

In una delle rare opere che gli sono dedicate: Assan F. Dina ou le sphinx des Avenières, Pascal Haüsermann (Yva Peyret, Suisse, 1994) si mostra molto vago sulla formazione professionale del suo eroe, qualificandola come "solida".

 Solida, doveva esserla perché sin dal 1916 Dina pubblica la sua prima opera, La Science philosophique, forse con lo pseudonimo di AMA, poi nel 1917, con il nome di ADINA, L'astre-Dieu, che Haüsermann non cita.

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È probable che sia stato in questo momento e per un certo periodo una conoscenza di René Schwaller. Infatti, sembra che abbia collaborato con lui per uno dei suoi libricini esoterici intitolato Nécessité [Necessità].

Erik Sablé nel suo libro su Schwaller (Dervy, 2003) scrive che questo testo fu firmato Ahor Mahmut Alliah (AMA). Aor diventerà più tardi il nome mistico di Schwaller.

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Dina redige parallelamente, sin dal 1917, un terzo libro, "La Destinée, La mort et ses hypothèses", che uscirà soltanto nel 1927. Con la sua opera L'astre-Dieu [L'astro-Dio], eloquentemente sottotitolato La chair tangible de l'infini [La carne tangibile dell'infinito], ci si trova di fronte a un pensiero complesso, quello di un "astronomo spiritualista".

 Appassionato di assiriologia, Dina non ha dimenticato se sue origini indù, e manifestamente in lui astronomia e astrologia non sono contraddittorie.

 Due citazioni, soltanto per sincerarsene, dal tono d'altronde abbastanza fulcanelliani o, se lo si preferisce, malgrado l'anacronismo, teilhardiani: "È ora dimostrato che il Sole non è soltanto il nostro nucleo, ma che il suo essere è costituito da tutto il suo Universo con i pianeti, e tutti gli spazi contenuti in esso... Così come lo vediamo, il Sole, anima immensa, ci contiene nei suoi fianchi come una goccia di rugiada nel calice di un fiore. Grazie a lui le vite esistono e sono agenti; con ciò ci sostiene nell'Infinito 'come un filo di perle', dice la Bhagavad Gita".

 E lo spirito dell'alchimia, che egli menziona diverse volte, non è distante in questo estratto: "Non si deve disperare di incontrare un giorno un Pigmalione per animare questa materia. Perché la vita è, come tutte le cose, un mistero della nostra ignoranza, e la sua creazione non è un privilegio riservato a Dio; né un sacrilegio, così come ci si compiace nelo spaventarci con l'immagine del gigante Prometeo. Ciò che ci manca ancora è la formula per compiere l'opera del Creatore".

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Torniamo ora a Mary. Dopo essersela spassata in saffica compagnia, così come sua sorella Violette, prematuramente deceduta, questa ereditiera di una ricca famiglia americana di Cincinnati, discendente forse di Oliver Cromwell, sceglie visibilmente di "sistemarsi" sposando Dina.

Facciamo anche notare che se questa compagnia era saffica, non per questo era affascinante e distinta, poiché nell'ambiente delle due sorelle, troviamo, soprattutto nei primi anni del 1900 la poetessa Renée Vivien, così come l'inevitabile Nathalie Clifford Barney.

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Quando leggiamo Haüsermann, rimaniamo colpiti dalla complessità delle relazioni tra il marito e la moglie. Avendo ereditato a Cruseilles, vicino ad Annecy, nell'Alta Savoia un castello, Les Avenières, Mary vi risiede con Assan, ma lui vive quasi permanentemente nel suo ufficio, dedicandosi ai suoi cari studi, e lei continua a vivere circondata da signore, della regione o di passaggio, beninteso in senso buono.

Tra le amiche di Mary, credo si debba citare Marcelle Sénard, molto nota negli ambienti astrologici per il suo studio Le Zodiaque, del 1948.

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Non esageriamo comunque, la coppia è ben inserita nella regione, il suo livello di vita fa sì che essa irraggi naturalmente, Madame ha le sue attività, il Signore.... Ebbene il signore non fa che osservare con la lente di ingrandimento le sue tavolette assire, si attiva anche all'esterno del suo ufficio, in due modi.

Innanzitutto, progetta di installare nella regione un telescopio gigante da lui finanziato.  Per determinarne la migliore collocazione, solca il cielo con il suo biplano Farman, e poi, poiché è serio, riesce a interessare al suo progetto le autorità nazionali. Dopo tutto, non si tratta né più né meno che di costruire il più grande telescopio del mondo.

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Il generale Gustave Ferrié (1868-1932), pioniere della telegrafia senza fili, che era esperto della regione, è in relazione con Dina. Il progetto conosce una risonanza mondiale (Time Magazine, del 10 dicembre 1923). Infine, la costruzione inizierà, però parzialmente. Infatti, sarà annunciato e spostato, e Dina resta all'origine della installazione dell'osservatorio... dell'Alta Provenza.

E poi, e soprattutto forse, in accorto con Mary - perché questi due hanno trovato un accordo - Assan trasforma Les Avenières.

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Non sono ancora andato in quel castello, oggi riconvertito in hotel ristorante di lusso, ma lo farò sicuramente alla prima occasione, perché se ho ben letto, Dina ne ha fatto una specie di dimora filosofale.

Si potrebbe credere che non ha fatto che trasformare l'interno, ma no, il parco stesso, un po' come a Dampierre sur Boutonne, è stato sistemato per tradurre le preoccupazioni ermetiche degli occupanti di questa casa.

Per Haüsermann, ad esempio, i prati davanti all'antica fattoria, sono stati ingranditi affinché formassero, visti da Cruseilles, una farfalla la cui testa è il castello. Dei gruppi d'alberi sono piantati per formare la macchia delle ali...

Anche il giardino alla francese è stato costruito in modo da permettere delle manifestazioni particolari durante i solstizi.

Ma è evidente che il cuore pulsante delle Avenières è situato tra le sue mura, nell'oratorio o cappella, terminato nel 1917, e che non manca in un certo modo di ricordare quello di palazzo Lallemant di Bourges.

Dina ha firmato quest'opera: A. Dina, e l'ha fatto sotto questa massima che gli alchimisti non disconoscerebbero: "L'Univers est un Oeuf - L'Oeuf est un Univers" (L'Universo è un Uovo - L'Uovo è un Universo).

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Per Haüsermann, questa cappella è un grande libro aperto della conoscenza tradizionale. Aggiungerei che a mio avviso il sincretismo di Dina è evidente.

Rama frequenta Hermes... Riconosco umilmente che le mie competenze limitate in materia di induismo mi conduce naturalmente a interessarmi soprattutto alla visione di Hermes di Dina.

Contrariamente alla rappresentazione unica di Rama, quella di Hermes si prolunga inoltre per mezzo dei ventidue arcani maggiori del Tarocco, rappresentati sui muri della navata.

Naturalmente Dina ha contrasseganto il suo Tarocco con alcune particolarità; ad esempio ha ornato l'orecchio della saggezza della carta dell'Innamorato con un orecchino a forma di rosa-croce...

Vedere anche la lama della Stella, arcano 17, caro ad André Breton: "Dio terminò il settimo giorno tutta l'opera che aveva compiuto". E osservate alcuni dettagli come quell'uccello su un albero inclinato, ha sicuramente molto a dirci, certo nella sua lingua. 

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La fine della storia dei Dina, perché ahimè ogni storia ha una fine, ma questa fine le permette così di trasformarsi in un'altra storia, è come deve essere delle più strane.

Nel 1928, Assan e Mary tornano da Ceylan dove è sepolta la madre di Dina. Festeggiano i loro quindici anni di matrimonio sul piroscafo, a poche ore da Suez... Dina muore in circostanze misteriose, sembra. Sarà sepolto al Cairo.

Tornata sola in Francia, Wallace Shillito si lega con il filosofo René Guénon, incontrato nel 1929 a... proprio così, avete indovinato. Paul Chacornac tratta d'altronde quest'episodio nel suo libro La vie simple de René Guénon.

Ed ecco che Mary e René partono insieme per l'Egitto nel 1930. René Guénon vi rimarrà, vivendoci e convertito a un certo Islam esoterico, il sufismo.

Mary si risposerà nel 1930, con il musicista belga Ernest Britt, che sembra aver seriamente intaccato la sua fortuna. Les Avenières vengono vendute nel 1936, un divorzio interviene nel 1937, muore a Ginevra nel 1938, sembrerebbe in un incidente.

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Secondo Marie-France James, nel suo libro Esoterisme et christianisme autour de René Guénon (NEL, 1981), Mary e René si erano messi d'accordo sin dal 1929 sulla creazione della libreria Véga, che si sarebbe incaricata di tradurre il corpus guenoniano.

Britt, il nuovo marito di Shillito, era ovviamente ostile alle idee di Guénon. È così che la signora Britt dovette cedere la librairie al suo direttore commerciale, il dottor Antoine Rouhier. Il seguito lo conosciamo.

Nella stessa opera, James chiama l'Egitto "la terra della Sfinge". Curioso destino quello di Mary, quello di lasciare in terra d'Egitto sia Assan, sia René.

 Notiamo anche come la nostra lista egiziana si allunga: Schemit, Schwaller... per non rievocare ovviamente la sfinge di Il Mistero delle Cattedrali di Fulcanelli, illustrato da Julien Champagne.

 Dina è chiamato da Haüsermann la sfinge delle Avenières. A parte lui, ve ne sono altri? Ve ne è almeno uno, riprodotto nel suo saggio.

 Assan era uno zoroastriano convinto, e non ignorava che gli adepti di questo culto erano anche dei discepoli del fuoco. Su questa sfinge, ritroviamouna massima vicina a quella che chiude il primo libro di Fulcanelli: potere.

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Maxime proche, donc,  de l'"oser" du Mystère. Devise volontariste qui d'une certaine façon est équilibrée par, trouve son pendant dans le Sperandum Est qu'on peut également admirer dans le

même chateau.

 Signe d'attente, si l'on veut, mais alors d'attente active, et avec un peu de chance, cygne d'espérance. La mort n'est qu'une étape vers une autre vie.

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

LINK al post originale:

Sphink de Champagne


© JULIEN CHAMPAGNE

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  • : Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
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  • : Divulgazione degli aspetti della vita, degli ambienti conosciuti, delle personalità frequentate e dell'arte di Jean Julien Champagne, uno dei membri dell'ambiente in cui operò Fulcanelli, il più celebre alchimista del XX secolo.
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