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10 agosto 2012 5 10 /08 /agosto /2012 07:00

Julien Champagne all'Alkaest

 

alkaest01.jpg


La tavola IX dell'edizione originale di Les Mystère des Cathédrales, illustrato da Julien Champagne, si riferisce di nuovo al portico centrale della cattedrale di Notre Dame de Paris.

 

È costituito da due medaglioni, intitolati rispettivamente "Le Corps Fixe" [Il Corpo Fisso] e "Les matériaux nécessaires à l'élaboration du Dissolvant" [Le materie necessarie all'elaborazione del Dissolvente].

 

alkaest02.jpg

 

Cominciamo dal Corpo Fisso, e ascoltiamo la lezione di Fulcanelli a  questo proposito:

"Eccoci ora di fronte ad un simbolo molto complesso, quello del Leone. Complesso perché non possiamo, di fronte alla nudità attuale della pietra, accontentarci di una sola spiegazione.

 

I Saggi hanno aggiunto al leone alcuni qualificativi, sia allo scopo di esprimere l'aspetto delle sostanze che essi lavorano, sia per designarne una qualità speciale e preponderante.

 

Nell'emblema del Grifo (ottavo motivo), abbiamo visto che il Leone, re degli animali terrestri, rappresentava la parte fissa, base di un composto, fissità che perdeva, a contatto della volatilità avversa, la migliore parte di sé, quella che caratterizzava la forma, cioè, nel linguaggio geroglifico, la testa.

 

Questa volta, dobbiamo studiare soltanto l'animale, e ignoriamo di quale colore fosse rivestito in origine. In generale, il leone è il segno dell'oro, sia alchemico sia naturale; traduce le proprietà fisio-chimiche di questi corpi. Ma i testi danno lo stesso nome alla materia ricettiva dello Spirito universale, del fuoco segreto nell'elaborazione del dissolvente.

 

In questi due casi, si tratta sempre di una interpretazione di potenza, di incorruttibilità, di perfezione, come lo indica bene, d'altronde, il prode con la spada sguainata, il cavaliere coperto di usbergo a maglie, presentato dal re del bestiario alchemico.

 

Il primo agente magnetico che serve a preparare il dissolvente, - che alcuni hanno chiamato Alkaest, - è chiamato il Leone verde, non tanto perché possiede un colore verde, quanto perché non ha affatto acquisito le caratteristiche minerali che distinguono chimicamente l'età adulta dallo stato nascente...

 

In quanto al Leone rosso, non è altro, secondo i Filosofi, che la stessa materia, o Leone verde, portato attraverso certi processi a questa qualità speciale che caratterizza l'oro ermetico o Leone rosso...

 

Di queste interpretazioni, qial è quella vera? - È questa una domanda che confessiamo non poter risolvere. Il leone simbolico era, senza alcun dubbio, dipinto o dorato. Qualche traccia di cinabro, di malachite o di metallo ci trarrebbe presto d'imbarazzo. Ma non vi è nulla, nient'altro che il calcare eroso, grigiastro e grezzo. Il leone di pietra conserva il suo segreto!". 

 

alkaest03.jpg 

A questa constatazione apparentemente pessimista, il medaglione successivo permette subito di apportare una correzione,  di cui dobbiamo evidenziare di sfuggita che la glossa fulcanelliana precede di fatto quella riportata qui sotto:

 

"Il nono soggetto ci permette di penetrare ulteriormente il segreto della fabbricazione del Solvente universale.

 

Una donna designa- allegoricamente - i materiali necessari alla costruzione del vascello ermetico; essa solleva una tavoletta di legno, somigliante ad una doga di botte, la cui essenza ci è rivelata dal ramo di quercia sullo stemma.

 

Ritroviamo qui la fonte misteriosa, scolpita sul contrafforte del portico, ma il gesto del nostro personaggio tradisce la spiritualità di questa sostanza, di questo fuoco di natura senza il quale nulla può crescere né vegetare quaggiù.

 

È questo spirito, diffuso sulla superficie del globo, che l'artista sottile e ingegnoso deve captare a mano a mano che si materializza.

 

Aggiungiamo ancora che c'è bisogno di un corpo particolare che funga da ricettacolo, di una terra attrattiva in cui possa trovare un principio suscettibile di riceverlo e di "corporificarlo".

 

La radice dei nostri corpi è nell'aria, dicono i Sapienti, i loro capi in terra".

 

De solvente universale, è ancora abbondantemente questione nell'opera dedicata da  Eugène Canseliet al Libro Muto (Pauvert, 1967), dove egli torna ancora sull'enigma del leone, "simboleggiante lo zolfo".

 

Per lui, allo stesso modo, commenta nello stesso libro, i leoni verde e rosso rappresentano il doppio principio sulfureo, e sono chiamati all'unione sotto il segno di Apollo. 

 


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ARCHER

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

LINK al post originale:

JULIEN CHAMPAGNE A L'ALKAEST


 

 

© JULIEN CHAMPAGNE

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  • : Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • : Divulgazione degli aspetti della vita, degli ambienti conosciuti, delle personalità frequentate e dell'arte di Jean Julien Champagne, uno dei membri dell'ambiente in cui operò Fulcanelli, il più celebre alchimista del XX secolo.
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