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27 luglio 2009 1 27 /07 /luglio /2009 10:02



Julien Champagne e lo scudo finale





Ecco senz'altro la parte dell'opera di Julien Champagne che ha fatto scorrere sino ad oggi più inchiostro, è paradossale, ma è così.

Si tratta dell'ultimo disegno dell'artista alla fine di I Misteri delle Cattedrali di Fulcanelli. Per Robert Ambelain nel 1962 in "Les Cahiers de la Tour Saint-Jacques", è chiaro che questo ornamento che "Champagne ha firmato, lui stesso, sua prima opera, Le Mystère des Cathédrales".


Giudica che queste insegne siano quasi parlanti: "dal volto, al color champagne oro, ad un ippocampo d'argento, posato su un palo e legato in brossura...".

E aggiunge: "Sotto lo scudo, la banderuola o listello araldico porta la massima del firmatario: "Uber Campa Agna", che deve leggersi, egli afferma Hubert Champagne.

Canseliet nella sua risposta, ovviamente, contesta, pretendendo che "è inesatto che Champagne ricevette questo terzo nome, corrispondente cabalistico del latino uber".

Ebbene, per una volta, può darsi che egli non abbia ragione del tutto, se si crede all'opinione della notizia del decesso di Jean-Julien, riprodotto da Dubois e Ségaud. E si capisce male su questo punto la ritrattazione ulteriore di Ambelain.

Ma è vero anche che l'atto di nascita di Champagne, consociuto dalle stesse fonti, non menziona che il nome Jean-Julien.

Dunque non è
tutto limpido, ma ricordiamoci lo stesso che il "nome d'arte" di Champagne era Julien, il suo nome usuale nella sua famiglia era Hubert.

Ambelain mantiene nell'insieme la sua interpretazione e conclude trionfalmente: "Si potrebbe sostenere che lo scudo 'dalla figura al color champagne oro' che chiude il primo libro di Fulcanelli, con la sua massima Uber Campa Agna, non hanno rapporto con l'autore, ma semplicemente con l'illustratore... Non è così. Il primo ha voluto mostrare che si identificava con il secondo. Perché l'anagramma di Fulcanelli dà 'L'écu final', [Scudo finale]".

Non sono convinto da questa conclusione, innanzitutto, questa interpretazione... non è che un'interpretazione. E poi, noto che l'anagramma non è perfetto, come direbbe Grasset d'Orcet, manca una "L". O meglio: Ciò che vedo è che manca una L.

Infine, questo blasone è stato oggetto di interpretazioni divergenti: Nel suo Fulcanelli, une identité Révélée [Fulcanelli un'identita rivelata (Claire Vigne, 1996) Frédéric Courjeaud termina la sua ricerca identificando, sulla stessa base, Camille Flammarion.

E infine, sul suo eccellente sito parzialmente consacrato all'alchimia (http://hdelboy.club.fr/index.html), Hervé Delboy riproduce il blasone qui sotto e punta il dito su Pierre de Lesseps, citando a questo proposito l'opinione dell'ermetista Serge Hutin, autore, soprattutto, di un famoso volumetto della collezione Que Sais-Je?, della casa editrice PUF, sull'alchimia.

Opinione che riproduce, sempre da Serge Hutin, Patrick Rivière, altro ermetico, nel suo Fulcanelli, qui sui-je? [Fulcanelli, chi sono?], apparso nel 2004 presso Pardès: "Il simbolico cavalluccio marino era in considerazione presso i Lesseps". E precisa che senza dubbio serviva, in avenue Montaigne, da "scudo da ornamento".





 

















 










 

 

Queste insegne parlanti potrebbero essere quelle dei Fratelli Cavalieri di Eliopoli? Non abbiamo forse evidenziato abbastanza sino ad oggi, che la tradizione che sono tentato di dire essere quella dello scudo finale è stata ripresa, a comincuare dal discepolo di Fulcanelli e amico di Julien Champagne, Eugène Canseliet.
 

È così che alla fine del suo volume Alchimie, études diverses, (Pauvert, 1964 e 1978), Canseliet ha fatto apporre il suo proprio blasone esoterico. 

E affinché nessuno ignori che che sono le sue insegne che sono qui rappresentate, le ha fatte accompagnare con la sua massima ermetica personale, in forma di gioco di parole cabalistico:

"Quand Sel y est."]*


In quanto alla tavola dei fuori testo che segue immediatamente, essa precisa che si tratta del "blasone della Grande Opera per via secca".



Adepto della stessa via, e lui stesso discepolo di Eugène Canseliet, Jean Laplace ha fatto rappresentare le sue insegne di elezione alla fine del suo articolo non firmato intitolato Aperçu vitriolique e apparso nel 1988 nel n° 31 della rivista "La tourbe des philosophes".




"L'or y vit." [Ci vive l'oro].





ARCHER




* raduzione alla lettera: "Quando Sale c'è", ma omofoneticamente: Canseliet! [Nota del traduttore]



[Traduzione di Massimo Cardellini]


Post originale datato
Sabato 18 febbraio 2006.

LINK al post originale:
JULIEN CHAMPAGNE ET L'ECU FINAL



© JULIEN CHAMPAGNE

 

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  • : Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
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  • : Divulgazione degli aspetti della vita, degli ambienti conosciuti, delle personalità frequentate e dell'arte di Jean Julien Champagne, uno dei membri dell'ambiente in cui operò Fulcanelli, il più celebre alchimista del XX secolo.
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