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28 giugno 2009 7 28 /06 /giugno /2009 17:12


Julien Champagne e i giacobini







Chi si ricorda oggi dell'origine della parola "giacobino", legato alla rivoluzione francese?

Giacobino era il nome parigino dei frati domenicani di Saint-Jacques [San Giacomo], Jacobus in latino.


Quest'ultimi avevano nel XIII secolo fondato a Parigi un convento che portava il loro nome. Portò anche inoltre quello di Saint-Jacques, che fu egualmente dato alla strada in cui era situato.

Nel XVII secolo, il convento domenicano fu trasferito in rue Saint-Honoré ed accolse nel 1789 la Società degli amici della Costituzione, presto chiamata Club dei Giacobini (Jacobins). Nel 1795, la Convenzione decise di destinare l'edificio a mercato, che divenne il mercato Saint-Honoré. Sorvoliamo su questo episodio di vandalismo, mercantile quanto rivoluzionario.

In un articolo del numero di aprile del 1993 della rivista Archeologia, dedicato alla presenza di Saint-Jacques a Parigi, Humbert Jacomet, conservatorio del patrimonio, sembra datare al 1206 la fondazione del convento ed afferma: "Durante il XVIII secolo si poteva vedere la cappella e la primitiva loggia dei Frati, inglobate nell'immenso convento di coloro che
successivamente non si chiamarono più che Giacobini".

Fulcanelli precisa, in Il Mistero delle Cattedrali: "La chiesa dei Domenicani, -che vi alloggiavano e vi si erano stabiliti verso l'anno 1217,- dovette la sua fondazione a Luigi IX. Era situata in rue Saint-Jacques e posta sotto il vocabolo di Saint-Jacques le Majeur (il Maggiore). Le Curiositez de Paris [Le Curiosità di Parigi], apparse nel 1716 presso Saugrain l'
aîné, aggiungono che a fianco della chiesa si trovavano le scuole del Dottore angelico".

Questo dottore è sicuramente san Tommaso d'Aquino. Ecco cosa aggiunge Fulcanelli sullo stemma simbolico del XIII secolo che si può vedere qui sopra riprodotto da Julien Champagne nel 1911: Lo stemma, detto di san Tommaso d'Aquino, fu disegnato e dipinto esattamente  nel 1787 e dalla vetrata stessa, da un ermetista chiamato Chaudet. È il disegno che ci permette di descriverlo".

Aggiungiamo da parte nostra che è commovente constatare che la filiazione Chadet-Champagne ha permesso la conservazione di questa vetrata, due secoli dopo lo smantellamento della chiesa che lo conteneva.

Ma ascoltiamo la lezione di araldica di Fulcanelli a questo proposito:

 "Lo scudo francese, inquartato, ha alla sua sommità un segmento arrotondato che lo domina. Questo pezzo supplementare mostra un matraccio d'oro rovesciato, circondato da una corona di spine verdi su un campo di sabbia. La croce d'oro porta tre globi azzurri in punta, braccio destro e sinistro, con un cuore rosso con rami verdi al centro. Sul cuore, delle lacrime d'argento cadendo dal matraccio si radunano e si fissano. Al cantone del capo destro, bipartito d'oro con tre astri di porpora e azzurro con sette raggi d'oro, è opposta sulla punta sinistra una terra di sabbia con spighe d'oro in campo scuro. Al cantone del capo sinistro, una nuvola viola in campo d'argento e tre frecce dello stesso colore pennate d'oro, dardeggianti verso il basso. In punta destra, tre serpenti d'argento in campo verde".

E Fulcanelli conclude, questa volta come alchimista ed in modo incomparabilmente più breve:

"Quest'emblema ha tanto più importanza per noi in quanto svela i segreti relativi all'estrazione del mercurio e alla sua congiunzione con lo zolfo, punto oscuro della pratica sul quale tutti gli autori hanno preferito conservare un religioso silenzio".

Tacere.







ARCHER


[Traduzione di Massimo Cardellini]

Post originale datato Lunedì 13 febbraio 2006


Link al post originale
JULIEN CHAMPAGNE ET LES JACOBINS


© JULIEN CHAMPAGNE



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Presentazione

  • : Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
  • : Divulgazione degli aspetti della vita, degli ambienti conosciuti, delle personalità frequentate e dell'arte di Jean Julien Champagne, uno dei membri dell'ambiente in cui operò Fulcanelli, il più celebre alchimista del XX secolo.
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