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1 ottobre 2015 4 01 /10 /ottobre /2015 14:54

Champagne: sulle tracce di Gaston Sauvale


C'è un mistero Gaston Sauvage. A parte la sua amicizia per Julien Champagne e Jules Boucher, la sua appartenenza come essi al Grand Lunaire e come Jules Boucher sempre alla 
società Rhone Poulenc (allora chiamata Poulenc Frères) non si sa quasi nulla di lui.

L'altro mistero o se voi preferite il mistero nel mistero è quello della sua presenza durante la "Trasmutazione di Sarcelles" nel 1922.

Credo che Fulcanelli non avrebbe tollerato questa presenza, se il "papa nero" del Grand Lunaire, dalle attività così sospette che uno dei membri della sua setta, spaventato da quest'uomo che apparentemente portava bene il suo nome, riterrà bene di farsi esorcizzare lasciando il gruppo, era già passato al lato oscuro.

Walter Grosse mi dice di essere persuaso che questo Gaston Sauvage è lo stesso dell'autore delle due opere apparse durante la prima guerra mondiale, nel 1916: "L'Allemagne historique, intellectuelle, morale", in collaborazione con Georges Fouad (Jouve), e "France et Allemagne: les deux agricultures".

Per lui non vi sono dubbi che non siamo in presenza di un omonimo. Se questo è il caso, forza è di menzionare che il secondo libro ha una prefazione di un certo Fernand David...

Scartiamo di nuovo coraggiosamente il rischio dell'omonimia e concludiamo con l'identità di questo signore con un ministro dell'agricoltura e eletto savoiardo dell'epoca.

Nato a 

 

 

 


Né à Annemasse en 1869, et décédé en 1935, Fernand David a été député de la Haute-Savoie de 1898 à 1919, ministre du commerce et de l'industrie en 1912-1913, et bien entendu ministre de l'agriculture (1913, 1914-1915, 1917 puis 1930).

En 1925, il a encore été commissaire général de l'exposition internationale des arts décoratifs et industries modernes.

Et surtout, dirais-je, cet avocat franc-maçon a préfacé en 1919 un livre de Pierre Perreau, L'agriculture et la guerre. De ce point de vue, la cause semble entendue, à mon avis. Ce Fernand David est le bon.

Il figure sur la carte postale ci-dessus, qui est bien sûr l'oeuvre d'un amateur. Le cliché date de 1932, année de la mort de Julien Champagne.

D'après le site de l'association La Salévienne:

http://www.la-salevienne.org/CPA-max.php?Indcart=24

nous assistons ici à l'inauguration de la "route du Salève" (entre l'Abergement et La Croisette) financée par le couple Dina-Shillito et exécutée par le Génie de Grenoble. Au premier plan, de gauche à droite :

Ernest Britt (né en 1860), second mari de Mary Wallace Shillito,
Mary Wallace Shillito (1878-1938), mariée (le 23.06.1913 ou le 22 Janvier 1914, suivant les sources) à Paris avec Assan Farid Dina (1871-1928), veuve puis remariée avec Ernest Britt en 1930 et divorcée en 1937,
le sénateur Fernand David,
la femme de Fernand David,
M. Pinget, notaire à Cruseilles,
Paul Tapponier,
François Bonier (1874-1938). 

Pour vous montrer cependant, si besoin est, que le danger de l'homonymie est grand, voici également une oeuvre de Fernand David, consacrée à Ampère:


Mais ce Fernand David là est né en 1872 et mort en 1927. A propos de cette sculpture, j'ajouterai qu' Ampère s'appelait Antoine Marie, donc ses initiales sont AMA.

"Le hasard n'existe pas."

 

 

Pour Walter Grosse, quoiqu'il en soit, un Gaston Sauvage, né en 1897, a bien été employé comme chimiste par la firme Poulenc Frères:

 

http://fulgrosse.over-blog.com/article-2427770.html

 

Toujours d'après Walter, dans son livre auto-édité (Fulcanelli, un secret violé, Seixal, 2009), Gaston Sauvage, dont il a retrouvé une mention au recensement de la ville de Paris, en 1932, aurait été un collaborateur au laboratoire de Julien Champagne. Resté célibataire,il serait décédé en 1968.

 

 

gastongrosse1932.champagne

 

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[Massimo Cardellini]


LINK al post originale:

CHAMPAGNE: SUR LES TRACES DE GASTON SAUVAGE

 

 

© JULIEN CHAMPAGNE

31 agosto 2015 1 31 /08 /agosto /2015 14:54

Julien Champagne e l'albero secco

La regione del Lot è stata battezzata terra delle meraviglie". A giusto titolo, indubbiamente, e non dimentichiamo che la meraviglia per eccellenza è la pietra filosofale.

Dopo Figeac (vedere il nostro post "Julien Champagne dessine le Christ"), eccoci dunque nella capitale dei Cadurchi (Cadourques), Caorsini o Cardurcini (Cahorsins o Cadurciens).

La tavola VIII dell'edizione originale di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli, dovute al talento di Julien Champagne, e riprodotta qui sopra, così come più giù la fotografia corrispondente dell'edizione Pauvert (tavola XI), è dunque dedicata a una "Porta del XV secolo" del collegio Pellegri a Cahors, e rappresenta "L'albero Secco".

Intéressiamoci in un primo tempo a questo collegio Pellegri, fondato nel 1364, e convertito in abitazioni private, ha conservato una bella corte Rinascimentale. A quest'epoca datano anche un grazioso corpo di guardia, la Barbacane, presso la Torre della Barre, la meglio conservata della cinta; la Casa Pezet e la Casa Roaldès".

Siamo ai tempi di Giovanni XXII, "il papa alchimista di Avignone", al quale Eugène Canseliet ha dedicato un articolo della rivista "Initiation & Science", n° 46, del 1958. Questo papa, nato a Cahors, vi fondò nel 1331 una Università, in cui più tardi Cujas insegnò diritto e in cui Fénelon compì i suoi studi, e nel 1751 in quella di Tolosa.

Tolosa, città rosa e della rosa, ma Jacques Duèse, o Giovanni XXII, ha lasciato a Cahors altri ricordi: il Palazzo di Giovanni è una massiccia costruzione d'inizio XIV secolo, dominata ad uno dei suoi angoli da un'alta torre quadrata. Altre case forti, dello stesso stile, e dei resti della cinta fortificata sezionata da torri rotonde e quadrate, danno un'idea dell'aspetto che poteva avere Cahors durante quest'epoca del Medioevo".

Alla stessa epoca data il più celebre monumento della città, il ponte Valentré, di cui diamo qui sotto una rappresentazione:

Le due rive del Lot sono collegate da molti ponti, di cui il Ponte di Valentré, restaurato durante il XIX secolo, sopporta tre alte e curiose torri sporgenti da difesa.

maison verdier.champagne


Tornando ora all'albero secco, la lezione di Fulcanelli è la seguente: "A Cahors, serve da inquadratura a due finestre (casa Verdier, rue des Boulevards), così come a una porta dipendente del collegio Pellegri, situato nella stessa città".


E Fulcanelli aggiunge poi: "Questo è i geroglifico adottato dai filosofi per esprimere l'inerzia metallica, e cioè lo stato speciale che l'operare umano fa assumere ai minerali frantumati e fusi.

L'esoterismo ermeneutico dimostra, infatti, che i corpi metallici rimangono vivi e dotati del potere vegetativo, finché sono mineralizzati nei loro filoni.

Essi si trovano associati all'agente specifico, o spirito minerale, che ne assicura la vitalità, il nutrimento e l'evoluzione sino al termine richiesto dalla natura, dove assumono allora l'aspetto e le proprietà dell'argento e dell'oro nativi".

cahorspellegri.champagne
 

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

© JULIEN CHAMPAGNE

31 luglio 2015 5 31 /07 /luglio /2015 07:00

Julien Champagne e le statue grottesche

 

Eccoci alla fine del primo tomo di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli, davanti una casa del XV secolo di La Ferté Bernard (Sarthe).

La fotografia qui sopra ne costituisce la tavola XXIV, che sostituisce le tavole XXI e XXII dell'edizione originale delle Dimore, disegnate e firmate da Julien Champagne, che riproduco egualmente.

Dopo aver a lungo desiderato scoprire altre fotografie, più recenti e se possibile meglio colorate, di questa costruzione, posso infine proporvene.

Vorrei anche far notare che il disegno, più preciso della fotografia, è indubbiamente molto meglio adattato alla lezione dispensata dall'autore, e questo anche se in questo particolar caso, la fotografia permette di avere una miglior visione generale del monumento.

Ecco dunque il testo di questa lezione fulcanelliana, che inizia molto insolitamente con un'allusione all'altra opera di Fulcanelli, Il Mistero delle Cattedrali.

"Abbiamo, in una precedente opera, segnalato la lotta implacabile a cui si consegnano i corpi posti in contatto, a proposito di un basso rilievo del basamento di Notre-Dame de Paris".

Tornerò di nuovo su questo basso rilievo, detto della lotta delle due nature.

Un'altra traduzione della lotta ermetica esiste sulla facciata di una casa in legno, costruita durante il XV secolo, alla Ferté-Bernard (Sarthe).


 



Vi ritroviamo il folle, l'uomo dal bastone nodoso, il pellegrino, immagini famigliari e che sembrano rientrare in una formula applicata, alla fine del medioevo, nella decorazione delle modeste logge di alchimisti senza pretese.

Vi si vede inoltre l'Adepto in preghiera, così come la sirena, emblema delle nature unite e pacificate, il cui senso è commentato in un altro luogo.

Ma ciò che soprattutto ci interessa, - perché il soggetto ha attinenza direttamente con la nostra analisi, - sono due statuine grottesche astiose, deformi e contorti, scolpiti sui corvi estremi della corniche, al secondo piano.

Troppo distanti l'una dall'altra per venire alle mani, tentano di soddisfare la loro avversione nativa gettandosi delle pietre.

Queste grottesche hanno lo stesso significato ermetico di quello dei bambini del portico di Notre-Dame. Si scontrano freneticamente e cercano di lapidarsi.

Ma, mentre alla cattedrale di Parigi l'indicazione di tendenze opposte ci è fornita dal sesso differente dei giovani lottatori, è soltanto il carattere aggressivo dei personaggi ad apparire sulla dimora del dipartimento della Sarthe.

Questa somiglianza esteriore riavvicina ulteriormente la finzione dalla realtà fisica, ma si allontana risolutamente dall'esoterismo operativo.

Se il lettore ha capito ciò che desideriamo insegnare, ritroverà senza difficoltà, in queste diverse espressioni simboliche della lotta delle due nature, i materiali segreti la cui reciproca distruzione apre la prima porta dell'Opera.

Questi corpi sono i due draghi di Nicolas Flamel, l'aquila e il leone di Basilio Valentino, la calamita e l'acciaio di Filalete e del Cosmopolita.

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

© JULIEN CHAMPAGNE

30 giugno 2015 2 30 /06 /giugno /2015 07:00

CHAMPAGNE E LARCHANT


Cosy Ray ci propone di nuovo due tele enigmatiche, d'autore e d'epoca non precisata, e di cui il carattere ermetico può, ancora, sembrare probabile.

Ecco cosa ne dice, e vi invito a cercare come me di esercitare su questi dipinti tutta la vostra sagacità:

"La seconda s'intitola "la follia vittoriosa" e la prima "Venticello di follia su Saint Mathurin de Larchant".

Larchant in cui durante il medioevo si svolgeva uno strano pellegrinaggio, che continuò sino ai nostri tempi il primo lunedì di Pentecoste".

"I pellegrini venivano a pregare San Mathurin che, nato a Larchant, vi aveva la sua sepoltura sin dal III secolo molto probabilmente.

Essi gli chiedevano la guarigione da ogni malattia mentale che il medioevo attribuiva alla possessione demoniaca.

San Mathurin, più potente del demonio, lo obbligava a lasciare i poveri corpi che essi possedevano e martirizzavano. Si pretende, ma è pura calunnia che ho paura a riportare, che il buon santo riportava sulla retta via le pessime donne, e che, per via di questo, la sua clientela era molto numerosa".

(Eugène Thoison, L'église de Larchant, 1896)".

Devo confessare a questo punto che le mie ricerche a partire da questi elementi tuttavia sostanziali non hanno affatto portato alcun frutto.

Dopo aver tuttavia fatto notare che l'ortografia di thoison è un'antica versione della parola toson (toison), come nell'ordine del toson d'oro, e che questo Thoison (1846-1910), che ha concentrato una buona parte delle sue ricerche sul vecchio Gâtanais, doveva come Eugène Canseliet essere una persona "bennata", non ho più che due osservazioni da fare.

Saint Mathurin era un santo del Basso Impero, un santo taumaturgo che per di più è, dimenticato sino al IX-X secolo, epoca in cui fu riscoperto.


Nell'XI secolo, il capitolo di Notre Dame de Paris decise di far edificare a Larchant (Seine et Marne) una chiesa che sarebbe stata costruita con la stessa pianta della cattedrale parigina.

Infine, due punti mi sembrano dover essere ancora posti in evidenza. Innanzitutto, ci si può chiedere se questi vento di follia che ha colpito e colpisce sempre Larchant possa essere un vento (vent) - o un van - chimico.

Mi sembra che la risposta potrebbe essere affermativa, se ci si riferisce al Fulcanelli di Le Dimore Fiolosofali, illustrato da Julien Champagne, al capitolo intitolato "L'homme des bois" [L'uomo dei boschi].

"Mercurio appare sotto l'aspetto di un giullare. Lo si vede, mentre indossa un cappuccio da pellegrino da cui spuntano due lunghe orecchie, e regge un caduceo a mo' di scettro...

Il mercurio, chiamato pazzo della Grande Opera, a causa della sua incostanza e della sua volatilità, vede il suo significato confermato nella prima lama del Tarocco, intitolata il Matto o l'Alchimista".



 

Ite missa est, Deo gratias!

Riveliamo infine il fatto che Larchant ha ispirato molti artisti, pittori e disegnatori, tra cui Théodore Rousseau (1812-1867), Balthus (1908-2001), parente de l'alchimista Stanislas Klossowski di Rola, nel 1939, e la nostra contemporanea Anne-Marie Besnard, di cui riproduciamo una veduta della chiesa di Larchant con "Glicini", che ricordano la Svizzera romanda



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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

© JULIEN CHAMPAGNE

31 maggio 2015 7 31 /05 /maggio /2015 07:00

Julien Champagne a Vitré

La tavola XI dell'edizione originale di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli è dedicata a un disegno di Julien Champagne che riproduce una porta di casa del XV secolo, rue Notre Dame à Vitré (Ille-et-Vilaine).

Riproduciamo quest'opera, così come la fotografiache le corrisponde nell'edizione Pauvert di Le Dimore Filosofali (tavola XIV), e una cartolina postale dell'inizio del XX secolo, rappresentante la detta strada e la sua chiesa.

Disegno e fotografia sono presenti al capitolo intitolato: "Le mythe alchimique d'Adam et Eve" [Il mito alchemico di Adamo ed Eva].


"Le scene laiche della tentazione sono conformi a quella dell'iconografia religiosa. Adamo ed Eva si vedono sempre separati dal tronco dell'albero del paradiso.

Nella maggioranza dei casi, il serpente, avvolto intorno al tronco, è rappresentato con una testa umana...

E' anche una testa femminile quella mostrata dal serpente di Vitré, scolpita sull'arco di una bella porta del XV secolo in rue Notre Dame".


Così Fulcanelli ci dà la sua interpretazione del simbolo:

"Adamus, nome latino di Adamo, significa fatto di terra rossa; è il primo esssere di natura, il solo tra le creature umane che sia stato dotato delle due nature dell'androgino...

Ma, non appena Dio, secondo la tradizione mosaica, fece nascere la donna individualizzando, in corpi distinti e separati, queste nature primitivamente associate in un unico corpo, il primo Adamo dovette cancellarsi, si specificò perdendo la sua costituzione originale e divenne il secondo Adamo, imperfetto e mortale...

Lo zolfo e il mercurio, principi generatori dei metalli, non furono all'origine che una sola e stessa materia; perché non è che più tardi che essi acquisirono la loro individualità specifica e la conservarono nei composti scaturiti dalla loro unione...

Lo zolfo, principio attivo, è designato simbolicamente con il secondo Adamo, e il mercurio, elemento passivo con la sua moglie Eva".

Eugène Canseliet tornerà da parte sua sul geroglifico del serpente sul n° 288 della rivista Atlantis nel 1976:

"Come il serpente che è oviparo, nella Natura, quello dell'alchimista nella Grande Opera, nasce da un uovo, vero caos cristallizzato, alla maniera di un geoide.

Questo minerale è il drago, che sotto l'urto del ferro, fa nascere il serpente...".

E ricorda anche il capitolo XXI del libro biblico dei Numeri:

"Mosè fece dunque un serpente di bronzo, e lo pose a mo' di segno: quando dei feriti lo guardavano, venivano guariti".

 

vitrenotredamecpa.champagne



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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

© JULIEN CHAMPAGNE

30 aprile 2015 4 30 /04 /aprile /2015 07:00

Julien Champagne al labaro


Eccoci di ritorno ad Arles, dopo il nostro post Arlésienne de Champagne. Possiamo ammirare qui sopra una fotografia  al posto della riproduzione da parte di Julien Champagne della tomba di Costantino, disegno che dovrebbe essere presente tra quelli della terza opera di Fulcanelli, intitolata Finis Gloriae Mundi e mai apparso sino ad oggi.

Rileggiamo, a proposito di questo libro "mitico", l'estratto corrispondete dell'inventario dei documenti consultati nel 1982 dal compianto Jean Savignies Laplace, a cui cedo rispettosamente la parola:

"Una pagina repertoriata D, all'inchiostro viola, scritta a mano da Fulcanelli e intitolata La tomba di Costantino. Benché l'abbia fatta incidere sulla sua tomba, non credo che Eugenio Canseliet si sia mai espresso sulla sigla I.H.S., che può significare sia Gesù salvatore dell'umanità sia Con Questo Segno (vincerai).

Fulcanelli, dopo averne parlato in Il Mistero delle Cattedrali, vi è tornato sopra in Le Dimore Filosofali, a proposito di santa Veronica.

Questo è il senso dell'iscrizione latina In hoc signo vinces, "Con questo segno vincerai", posto sotto il crisma del labaro di Costantino...

Il segno della croce, monogramma del Cristo di cui la X di Sant'Andrea e la chiave di San Pietro sono due repliche di uguale valore esoterico, è duqnue questo marchio in grado di assicurare la vittoria attraverso l'identificazione certa dell'unica sostanza esclusivamente attribuita al lavoro filosofale".

Non dubito personalmente, che questa sostanza sia femminile. E poiché abbiamo recentemente evocato il Marte di Romeo, come non notare, su questo disegno e su questa foto della tomba imperiale, la presenza centrale, cara Giulietta, e sicuramente voi soprattutto, Giulietta cara, del segno di Venere?

Questo segno, sapete anche, non è vero, è molto evidentemente quello del rovesciamento della terra.

Fulcanelli, in Le Dimore Filosofali, tornerà sui rapporti tumultuosi tra Marte e Venere al capitolo "Le grimoire du chateau de Dampierre", a proposito del terzo cassone della prima serie della galleria alta:

 

"Quattro fiori sbocciati e eretti sui loro steli sono in contatto con la lama affilata di una sciabola. Questo motivo ha come motto

.NVTRI.ETIAM.RESPONSA.FERVNTVR.

 

Sviluppa anche gli oracoli annunciati...

Questi oracoli, in numero di quattro, corrispondono ai quattro fiori o colori che si manifestano durante l'evoluzione del Rebis... Queste fasi, diversamente colorate, hanno il nome di Regimi o di Regni...

Ad ogni regime i filosofi hanno attribuito una delle dibinità superiori dell'Olimpo... Al regno di Mercurio (Herms, base, fondamento), primo stadio dell'Opera, succede quello di Saturnoe (Chronos, il vegliardo, il folle), Giove governa in seguito (Zeus, unione, matrimonio), poi Diana (Artemide, intero, completo), o la Luna, la cui veste scintillante è a volte tessuta da capelli bianchi, a volte da cristalli di neve; Venere, votata al verde (Afrodite, bellezza, grazie), eredita allora il trono, però Marte la caccia ben presto (Ares, adatto, fissaato), e questo principe bellicoso, dalle vesti macchiate di sangue coagulato, è egli stesso rovesciato da Apollo (il trionfatore), il Sole del Magistero, imperatore vestito di lucentezza scarlatta, la quale stabilisce definitivamente la sua sovranità e la sua potenza sulle rovine dei suoi predecessori".

 

E l'Adepto destinato al XX secolo precisa, a mio avviso a mezza voce:

 

"Alcuni autori, assimilando le fasi colorate della cozione ai sette giorni della creazione, hanno designato il lavoro intero attraverso l'espressione Hebdomas hebdomadum, la Settimana delle settimane, o semplicemente la Grande Settimana, per il fatto che l'alchimista deve seguire quanto più strettamente, nella sua realizzazione microcosmica, tutte le circostanze che accompagnarono la Grande Opera del Creatore".


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[Traduzione di Massimo Cardellini]

31 marzo 2015 2 31 /03 /marzo /2015 07:00

Mistero di Champagne

Calendrier ha decisamente ragione. A dispetto di quel che pensavo, e di conseguenza affermavo nel mio articolo Champagne au mont Saint Michel, e più precisamente nella sua parte dedicata ai commenti, Allieu e Lonzième nel loro prezioso Index Fulcanelli fanno menzione della leggenda che nell'edizione Omnium Littéraire di Le Dimore Filosofali è associata alla prima e quarta di coperttina.

Rettifico dunque, e mea culpa. Ho per contro ricercato invano nella stessa opera un'indicazione equivalente riguardante le illustrazioni simili al Il Mistero delle Cattedrali.

Questi fregi ornamentali (culs de lampe), per riprendere l'espressione consacrata, che ornano la prima pubblicazione della prima opera di Fulcanelli, hanno d'altronde il privilegio, se non mi sbaglio di nuovo, di figurare in tutte le edizioni Schemit così come Omnium, ed infine Pauvert.

La questione seguente, per riprendere un modo di ragionamento molto anglosassone, è beninteso da dove esi provengano. E poi dopo un France esclamerà di sicuro: Ma cosa vuol dire tutto questo, buon Dio?

Se dovessi fare una scommessa su quest'ultimo punto, direi che molto probabilmente l'immagine qui sopra ci offre una rappresentazione dello specchio della natura, in cui la morte è centrale, ma da cui la vita maschile e femminile scaturisce quasi miracolosaemente.

E che questa vita e questa stessa sopravvivenza naturale e sopranaturale, in breve questa doppia vita, si appoggia sull'immagine qui sotto.

Ecco delle belle parole, mi direte, ma torniamo alla questione fondamentale dell'origine di questi emblemi simbolici. Ed eccomi davvero imbarazzato.

Ho aperto tentando di rispondere a questo interrogativo legittimo, le copie di cui dispongo delle opere del buon dottore Witkowski sull'arte profana in chiesa (1908). E, per fortuna e con l'aiuto del "destino", vi ho trovato una pista su queste opere, un'indicazione, ad ogni modo, che ora vado ad illustrare.

 

Siamo qui nella Somme, nella cattedrale di Amiens, e più precisamente davanti a uno dei 120 scanni del coro.

Convenire che se non c'è forzatamente identità completa, per lo meno la somiglianza dei due disegni (il Witkowski sopra, il Fulcanelli sotto) è più che notevole.

Naturalmente, se posso dirlo, Witkowski interpreta e descrive questo motivo a modo suo, un tempo inimitabile. Per lui, esso rappresenta "Il culto della voluttà. Due ribaldi supplicano l'idolo con tutta la loro anima, le mani giunte, di condividere 'il su cuore e il resto'. Essi cono incatenati alla loro passione da una catena di fiori".

In quanto al primo disegno di Champagne, che Witkowski non riproduce, esso rinvierebbe, salvo errore da parte mia, e sempre secondo lui, alla "lascivia". Mentre una "ragazzina" si ammira in uno specchio, il suo galante di passaggio regge dietro di lei un teschio, l'immagine della breve durata del fascino femminile e dell'esistenza, o anche un avvertimento dei pericoli del libertinaggio:

 

Il n'est fisicien ne mire

Tant saiche les aultres guerir

Quy à ce myrouer ne se mire

Et que tous ne faillent mourir".

 

Ecco amici lettori lo stato presente delle mie ricerche su questo punto, che sottopongo ancora una volta alla vostra sagacia.



 

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

© JULIEN CHAMPAGNE

28 febbraio 2015 6 28 /02 /febbraio /2015 07:00
Julien Champagne e il Quadrato dorato

carroir1.jpg

Dal 1972, il Quadrato dorato (Carroir doré) di Romorantin Lanthenay, situato in rue de la Pierre, ospita il museo archeologico della capitale della regione della Sologne, detto di Marcel de Marchéville.

 

Il suo nome di Piazzetta dorata sarebbe dovuto al fatto che i suoi lati formano angolo di due strade, la vecchia parola carroi essendo sinonima di incrocio (carrefour).

 

Sembra che Julien Champagne per lavorare alla tavola XIX dell'edizione originale di Le Dimore Filosofali di Fulcanelli, intitolata: Le Carroir doré (XV secolo), abbia avuto sotto gli occhi questa cartolina postale del 1923.

carroir3.jpg

Questo acquarello qui sotto di David Morichon è beninteso molto più recente.

 

 

carroir4.jpg

Trovo Fulcanelli molto severo nella descrizione da lui fatta a questa costruzione: "Il Quadrato dorato, abitazione di legno del XV secolo, comprende un pianoterra di cui non resta più che la struttura e un solaio a timpano aggiunto successivamente. Le case, come i libri e gli uomini, hanno a volte uno strano destino. La cattiva sorte volle che questa graziosa dimora perdesse le sue torri all'angolo. Costruita, infatti, all'intersezione di due strade, essa forma un lembo tagliato, e si sa quale vantaggio i costruttori medievali sapevano trarre da tale disposizione, smussando, arrotondando le proiezioni degli aggetti laterali con l'aiuto di torrette, di bertesche o di garitte di vedetta.

carroir2.jpg


È da presumere che il Quadrato dorato, se ne giudichiamo dalla forma svasata dei pali di sorbo fondati sgembi, doveva presentare quest'aspetto armonioso e originale che l'estetica medioevale prediligeva.

Sfortunatamente, non ne rimangono oggi, che 

 

 

 

 

 

il Il est à présumer que le Carroir doré, si nous en jugeons par la forme évasée des poteaux cormiers établis en porte à faux, devait présenter cet aspect harmonieux et original affectionnait l'esthétique médiévale.

Malheureusement, il n'en subsiste aujourd'hui que les corbeaux sculptés, frustes, à demi vermoulus, misérables expansions osseuses, rotules décharnées d'un squelette de bois."

Et pourtant...ils valent le détour, les poteaux cormiers du Carroir, et c'est bien pourquoi ce dernier est mis au rang des logis alchimiques:

"Nous retrouvons ici l'exposé emblématique d'une opération essentielle, celle de la fixation du mercure et de sa mutation partielle en soufre fixe...

Il existe peu de versions différentes dans les paraboles dont se servent les auteurs pour décrire ce travail; la plupart, en effet, se bornent à représenter le combat du chevalier et du lion, ainsi qu'on peut le remarquer au château de Coucy (tympan de la porte du donjon), et sur l'un des bas-reliefs du Carroir doré, à Romorantin".

 

 

  dalla forma svasata dei posti stabilito cantilever Cormiers, è stato quello di presentare questo aspetto appassionato estetica armoniosa e originale medievale.

Purtroppo, resta oggi come mensole scolpite, rotule ruvido, mezzo marcio, espansioni miserabile ossea di uno scheletro scarno di legno ".

Eppure ... valgono una visita, i messaggi Carroir Cormier, ed è per questo che è classificata tra le casa alchemico:

"Troviamo qui la presentazione emblematica di un'operazione critica, l'impostazione di mercurio e la sua trasformazione in parziale fissa di zolfo ...

Ci sono poche versioni diverse nelle parabole che vengono utilizzati dagli autori per descrivere questo lavoro, la maggior parte, infatti, rappresentano solo il combattimento del cavaliere e del leone, come si può osservare presso il castello di Coucy (timpano la porta della prigione), e uno dei bassorilievi di Carroir oro a Romorantin. "

 


 

carroir5.jpg


C'est le même motif que commente Josane Charpentier, dans sa France des lieux et demeures alchimiques (Retz, 1980), ouvrage préfacé par Eugène Canseliet:

"La maison appelée Carroir doré est un logis de bois du XVème siècle. Il comprend un rez-de-chaussée dont il ne reste plus que la structure, et un grenier à pignons ajouté postérieurement. Bâtie à l'intersection de deux rues, cette maison forme un plan coupé.

Il ne subsiste plus aujourd'hui que les corbeaux. Sur l'un des bas-reliefs, à droite, on peut voir le combat hermétique du chevalier et du lion".

carroir6.jpg

Le bas-relief de gauche représente lui une Annonciation, que Fulcanelli ne mentionne qu'à propos d'un motif de l'hotel Jacques Coeur de Bourges, et ce sans le commenter.


Eugène Canseliet sera plus disert sur ce point dans son Alchimie expliquée (Pauvert, 1972):

"Du grand vase, placé entre l'ange et sa souveraine, s'élève la haute tige d'un lis, dont les feuilles semblent être des flammes, et qui se partage, à l'extrémité, en trois magnifiques corolles.

Symboles de la pureté, ces fleurs rappellent les trois réitérations qui, aussitôt que le mercure est séparé, le purifient par le feu et le sel. La Vierge qui était noire est devenue blanche."

carroir7.jpg

 

 

 

 

 

 

 

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

LINK al post originale:

Julien Champagne et le carroir doré


© JULIEN CHAMPAGNE

30 novembre 2014 7 30 /11 /novembre /2014 07:00

Dopo la slitta ad elica, ecco dunque ora la più atipica delle opere di Julien Champagne conosciuta sino ad oggi.

È ancora la decisamente inesauribile Geneviève Dubois che ci presenta e che riproduce nel suo libro Fulcanelli questo "orologio scolpito da Champagne".

Sfortunatamente, i dettagli che ci fornisce a questo proposito sono di genere elittico: "Possediamo la fotografia di un bellissimo orologio in legno, scolpita da lui stesso e rappresentante una chiesa gotica; il che dimostra già il suo interesse per il Medioevo".

Siamo giusti con la Dubois, tuttavia; che ci offre un tentativo di datazione di questo lavoro, che secondo lei è contemporaneo alla scolarizzazione  di Julien alle Beaux Arts di Parigi.

 Poiché "Hubert" uscì da questa Scuola nel 1900, e poiché le altre opere presentate da Geneviève come risalenti allo stesso periodo non sono anteriori al 1895, il nostro orologio è stato dunque realizzato nel corso dell'ultimo lustro del XIX secolo.

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Provvisti di questo pacco sostanziale certo, ma un tantino leggero, vediamo cosa ne dicono oggi i "champagnologhi" e altri "fulcanellisti".

 Ebbene, non ne siamo affatto maggiormente informati ricorrendo a quest'analisi. La maggior parte dei miei eminenti confratelli o consorelle seguono, mi sembra, il senso della Dubois: Guardate come Julien Champagne si è precocemente interessato all'arte gotica; e concludere trionfalmente, come fa Evelyne Segaud: Ve lo avevamo pur detto che Champagne non era altri che Fulcanelli!

Qualcuno, più accorto a mio parere, preferiscono trarre da quest'opera un argomento che permette loro di porre in evidenza l'abilità manuale di Champagne, abilità che ritroveremo effettivamente alcuni anni più tardi in occasione dell'episodio della slitta ad elica.

Ma giustamente, come è potuta giungere a Julien quest'abilità manuale, frutto sicuramente di un dono innato, ma sostenuto senza alcun dubbio da uno specifico apprendistato?

Era figlio di un cocchiere, e non come muratore-scultore. E non sono senz'altro i corsi del pittore Léon Gérôme che ne hanno fatto, né un disegnatore industriale, né un meccanico, né un falegname, né un orologiaio...

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Giunto a questo stadio della riflessione, vorrei proporre un'ipotesi di lavoro. Ammettiamo che quest'orologio sia stato costruito verso il 1897. Julien Champagne ha allora una ventina d'anni.

 Se questo capolavoro non è il prodotto dell'insegnamento  delle Belle Arti, di quale insegnamento è il prodotto?

Guardando le foto che illustrano questo post, penso che qualcuno avrà capito e pensato alal parola "capolavoro". Ma quest'espressione proviene dal compagnonaggio. Dei compagni ve n esono stati di ogni genere dal Medioevo. E non soltanto dei muratori e falegnami; osservate qui sopra questo belle orologio del XVIII secolo. E questa torre del XIX secolo, non presenta delle somiglianze con il lavoro di Champagne? E i lavori qui sotto, realizzati in legno durante il XIX o nel XX secolo?

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Dopo il loro tour de France, che li portava di loggia in loggia compagnonica, in cui ricevevanjo assistenza e consigli, il loro compagni hanno dovuto provare la loro maestria realizzando ciò che si è convenuti chiamare un capolavoro.

Questo capolavoro consiste spesso in un plastico del lavoro collettivo che i nostri operai avranno da realizzare più tardi in grandezza reale. Un certo numero di capolavori di compagni, particolarmente riusciti, e dunque esemplari, sono tradizionalemente esposti.

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E tornando ora a Julien Champagne, vorrei segnalare un altro fatto che tenderebbe a rafforzare la mia ipotesi: che egli abbia effettuato oppure non un tour de France, addirrittura d'Europa, il nostro uomo era di una natura... peregrina.

Lo abbiamo trovato presso Fulcanelli a Marsiglia, a Grasse insieme a Schwaller, in particolare, ma secondo Walter Grosse si sarebbe anche recato, dietro richiesta del suo Maestro, in Gran-Bretagna... Un altro asse di ricerca, effettivamente, le dimore e gli spostamenti di Julien.

 Certo, ha a volte disegnato o dipinto le opere di Fulcanelli sui documenti, come il quadrato dorato di Romorantin, ma questo non è il caso generale.

E poi, non si può non menzionare il rapporto esistente tra il compagnonaggio e alchimia, e questo dai tempi dela Libera Muratoria e altri tagliatori di pietra o di immagini medievali.

Sul numero di "Atlantis" dedicato a Eugène Viollet-Le-Duc, che è qualificato come un Adepto (N° 311 del 1980), Eugène Canseliet tornerà su questi "allogiatori del buon Dio", parlando anche della solida amicizia che l'univa al compagno carpentiere e scrittore Raoul Vergez, Béarnais l'amico del Tour de France.

Vergez, autore soprattutto di un libro Les illuminés de l'Art Royal [Gli illuminati dell'Arte Reale] edito da Julliard nel 1976, ed il cui sottotilo è: Huit siècles de compagnonnage [Otto secoli di compagnonaggio]. L'Arte Reale, è anche come è risaputo, uno dei molti nomi dell'alchimia.

Terminerò infine, con un aneddoto personale. Una ventina di anni fa, mi trovavo alle isole Canarie. Fuori dalla "solfatara" di Tenerife, il mio ricordo saliente è quello del mio incontro inatteso con un compagno molto probabilmente spagnolo, in costume tradizionale.

A quale tappa del suo tour si trovava in questa regione oceanica? Era comunque vestito di nero, dotato di un tricorno uscito dritto dal XIX secolo o se preferite da De Falla, fieramente piantato su suo bastone da marcia compagnonico, inalberava fieramente la sua coccarda da pellegrino, dai colori tradizionali del suo "ordine": bianco, verde, giallo, arancione, rosso.

"Così si sviluppano, sul frontone delle cattedrali gotiche." ci dice Fulcanelli nel suo Il Mistero delle cattedrali, "i colori dell'Opera, secondo un processo circolare che va dalle tenebre, - rappresentate dall'assenza della luce e il colore nero, - alla perfezione della luce rubiconda, passando attraverso il colore bianco, considerato come medietà tra il nero e il rosso".

 E poco dopo, citando Le Chemin du Ciel Chymique [Il Cammino del Cielo Chimico] di Jacobus Tollius: "La Terra è nera, l'Acqua è bianca; l'Aria, più si avvicina al sole, più ingiallisce; l'Etere è del tutto rosso. La morte , come si dice, è nera, la vita è piena di luce; più la luce è pura, più si avvicina alla natura angelica, e gli angeli sono dei puri spiriti di fuoco".

 Tra il giallo e il rosso, l'arancione è un colore transitorio, in quanto al verde, guardiamo la natura che ci circonda e di cui facciamo parte: la terra è nera, ma può essere anche verde.

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ARCHER

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]


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Pendulette de Julien Champagne

 

© JULIEN CHAMPAGNE

18 luglio 2014 5 18 /07 /luglio /2014 07:00

Da Henri Coton a Champagne

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Con Henri Coton, detto Coton-Alvart, abbiamo a che fare con un uomo che sembra piuttosto ostile a Julien Champagne, Eugène Canseliet e anche Fulcanelli, è meglio dirlo subito.

Non è a mio parere una ragione sufficiente per non evocare la sua memoria, e oltre a quella dell'oggettività necessaria, ne vedo diverse.

Innanzitutto, ha conosciuto sembrerebbe Julien Champagne. Direi anche che il suo percorso di alchimista è di qualità, e che la sua opera merita di essere conosciuta, anche al di là del "circolo dei filosofi".

E poi, fumava il calumet della pace...

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Nel suo libro "Fulcanelli dévoilé" [tr. it.: Fulcanelli, Edizioni Mediterranee, Roma], Geneviève Dubois ne parla brevemente a proposito della fratellanza dei Veglianti di René Schwaller: "Il chimico e astrologo Henri Coton detto Alvart... ebbe come discepolo il dottore Emerito. Henri Coton nacque nel 1894 e morì nel 1988. Abbandonerà presto i Veglianti per rifugiarsi in una solitudine salutare che gli permise di portare a termine i suoi lavori alchemici. Ottenne la pietra secondo un testimone che lo conobbe per quindici anni".

Ma ecco, nella rivista Avec Regards (N° 2, 1991), Geneviève Dubois aggiungerà: "Nel circolo esterno dei "Veglianti", si trovava un personaggio strano, che ai suoi tempi divertiva la cronaca. L'artista-pittore Jean Julien Champagne aveva incontrato René Schwaller a Parigi nel 1913, alla "Closerie des Lilas", celebre birreria di Montparnasse. È là che gli era stato mostrato un manoscritto di Newton riguardante l'alchimia.

Si deve dire che Champagne si interessava a questa scienza sin dalla sua adolescenza e che aveva sempre avuto un laboratorio. Come Schwaller e il suo gruppo dei Veglianti era totalmente rivolto verso questa occupazione, il contatto si stabilì malgrado la poca simpatia che Champagne ispirava a Aor...

I Fratelli di Elia furono dunque legati a Champagne, che lavorava per i de Lesseps e aveva preso, nel 1915, per discepolo il giovane Eugène Canseliet...

All'epoca tutti si recavano presso La Librairie du Merveilleux, 35 rue de Rennes, a Parigi dove si potevano scambiare fruttuosamente con il libraio Pierre Dujols, erudito, alchimista e discendente dei Valois. Era un amico intimo di Champagne che aveva anche un'amicizia molto forte per l'associato di Dujols, Thomas che fu ucciso nel 1914 e che era massone.

 Henri Coton-Alvart dirà più tardi la sua grande ammirazione per Dujols che egli considerava come un maestro in materia di alchimia, e il suo disprezzo per Champagne".

 Bisogna dire che Pierre Dujols ha stato anche, secondo Dubois, il maestro in alchimia di "Alvart". Ad ogni modo, sembra accertato ai suoi occhi che Henri Coton conosceva Julien Champagne.

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Ma chi è l'"adepto" Henri Coton? Figlio di una smaltista e di uno scultore, pittore di araldica, entrerà in seguito come ingegnere chimico alla Société alsacienne des explosifs.

 In uno dei libri che Alexandra Charbonnier ha dedicato a Oscar Vladislas de Lubicz Mislosz (1877-1939), il poeta lituano grande amico di René Schwaller (O.V. Milosz, L'Age d'Homme, 1996), Henri Coton appare nel circolo interno dei Veglianti, i fratelli di Elia, e Alvart è il suo nomen mysticum, così come Aor è quello di Schwaller.

Li lascia nel 1921 per seguire la sua propria strada. Dal 1927 al 1935, appare in seguito nell'ambiente di Paul Le Cour e della sua rivista Atlantis. Sembra allora aver diradato le sue apparizioni pubbliche ad alcuni salotti, come quello della sempre inevitabile Nathalie Clifford Barney, a Parigi, o a Nizza quello di Maurice Prozor. Si era ritirato dalla vita attiva a Taillebourg, nelle Charentes, ma possedeva anche un laboratorio di alchimia vicino a Saint-Paul de Vence, nelle Alpi Marittime. Per Geneviève Dubois, sarebbe acceduto all'adettato negli anni 70.

Henri Coton ha pubblicato poco in vita, ed è il suo discepolo in alchimia Henri La Croix Haute - il Dottor Emerit che era soprattutto astrologo - che ha raccolto una parte dei suoi scritti nella raccolta intitolata Les deux lumières [Le due luci], edita da Dervy nel 1996, poi nel suo volume Propos sur Les deux lumières [Considerazioni sulle due luci], edito a Le Mercure Dauphinois a cura di Geneviève Dubois nel 2001.

Facciamo anche notare che Alvart sembra aver ispirato molti dei pensieri sviluppati dal suo amico Robert Hollier, un medico cieco di Lione che fu presidente di Atlantis, nel suo libro Tohu Bohu (Omnium Littéraire, 1972). 

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Nel libro che egli ha dedicato a René Schwaller (Dervy, 2003), Erik Sablé afferma che Coton fu di fatto vice presidente dei Veglianti (il presidente era René Bruyez). Lo stesso Coton avrebbe fatto parte del circolo interno di 12 membri, che Sablé dice essersi chiamato "I Fratelli dell'Ordine Mistico della resurrezione".

Per lui, è senz'altro Alvart che fu all'origine delle conoscenze di Schwaller in alchimia.

 Prima di lasciare Henri Coton, di cui si vorrebbe sapere di più, soprattutto sui suoi rapporti con Julien Champagne, fossero essi cattivi o buoni, vediamo ciò che egli pensava della Grande Opera alchemica:

"Il mondo creato contiene in sé un principio ostile che ha provocato l'avvenimento qualificato come caduta. Questo mondo mostra in tutte le sue parti un drammatico  intreccio di vita e di morte, di saggezza e di assurdità. La nozione centrale dell'ermetismo è l'intervento efficace, curativo e preponderante dell'unità manifestata per sormontare il fattore patogeno del mondo.

Misticamente, è il Cristo (Louis Cattiaux, nel suo mirabile Le Message retrouvé [Il messaggio ritrovato] non dice nulla di diverso, lui che realizzò la Grande Opera senza fare chiasso); fisicamente, è la pietra filosofale. Essa esiste ovunque, perché senza una scintilla di quest'agente, non ci sarebbe né vita né permanenza.

La pietra filosofale non è né una creazione né una creazione né una fabbricazione dell'alchimista. Tutto quel che quest'ultimo può fare è di prenderla là dove essa si trova, assemblarla, separarla da sua ganga, purificarla, riporla nel suo vaso e secondo il caso amministrarlo a chi ne beneficierà o rimandarla nella sua purezza di luce al mondo celeste da cui essa è venuta".

I Celli furono intimi anch'essi di Milosz (Pierre d'Elie) e dei Schwaller (René Schwaller avrebbe aiutato il pittore, così come aiutò Carlos Larronde). Troviamo inoltre un quadro  di Elmiro sulla copertina dell'opera di Isha Schwaller, La lumière du chemin, di cui riproduco qui sotto l'immagine dell'edizione inglese. Questo quadro ha fatto parte della collezione di Aor e di Isha. Si intitola La voie de la lumière.

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

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D'Henri Coton à Champagne

 

© JULIEN CHAMPAGNE

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  • : Jean Julien Champagne ed il suo ambiente socio-culturale
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  • : Divulgazione degli aspetti della vita, degli ambienti conosciuti, delle personalità frequentate e dell'arte di Jean Julien Champagne, uno dei membri dell'ambiente in cui operò Fulcanelli, il più celebre alchimista del XX secolo.
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